venerdì 8 settembre 2017

Perché il matrimonio tra Mesut Özil e l’Arsenal non funziona?


A memoria, Mesut Özil è il giocatore che ha creato maggiori divisioni tra i tifosi dell’Arsenal.
Forse solo Dennis Bergkamp e Thierry Henry, seppure per un periodo di tempo molto più breve, sono stati al centro di dibattiti altrettanto intensi circa le loro abilità e prestazioni.

Il genio olandese ci ha messo quasi una stagione intera per zittire la stampa, il centravanti francese qualche mese in meno: tutti e due, tuttavia, appartengono all’era pre-social, quindi la cassa di risonanza di eventuali critiche da parte di un tifoso si limitava al posto di lavoro, la famiglia o il pub; la vita è molto più difficile per Mesut Özil, le cui prestazioni, giocate, occhiate, i cui gesti sono analizzati minuziosamente più e più volte e danno origine a centinaia di blog, articoli, editoriali, opinioni che si diffondono su Twitter, Facebook e compagnia.
Ogni tifoso – compreso chi vi scrive – esprime le proprie idee e può contare su centinaia, a volte migliaia di interazioni e potenzialmente accedere ad un pubblico che in passato era solitamente riservato esclusivamente alla carta stampata e ai notiziari televisivi.

Ora, chiunque si metta a scrivere dovrebbe – secondo logica – avere un’idea in testa, esprimerla nella maniera più chiara possibile e rafforzarla attraverso numeri, fatti, statistiche o qualsiasi altro elemento che sostenga la tesi prescelta; ovviamente, ciò è in forte contrasto con la caccia al click che permette a tanti siti web – professionali e amatoriali – di sopravvivere, quindi la tendenza è quella al sensazionalismo, composto da tante congetture e poca sostanza.
Una brutta china, insomma, aiutata da lettori spesso troppo frettolosi e poco inclini a prendere il tempo e la concentrazione necessari alla lettura propriamente detta, con relative riflessioni e conclusioni.

Quando scrivevo per goal.com (si, lo ammetto, ho iniziato così), ricordo che mi veniva sempre ripetuto di cercare il titolo ad effetto, anche a costo di forzare il reale contenuto dell’articolo; c’è un episodio che mi è rimasto impresso, riguardava una delle tante voci di mercato che circolavano in Italia circa un interessamento del Milan per Luca Toni, allora ancora al Palermo: proposi un titolo troppo pacato, mi fu suggerito di utilizzare “LUCA TONI AL MILAN!” e un sottotitolo che diceva “avremmo potuto titolare così un anno fa, e invece…”
Una bella sòla, che però ha attirato un sacco di click e tanti commenti di chi ci aveva creduto; uno scenario che non avrei mai potuto immaginare, visto che il mercato era chiuso, la stagione già iniziata e Luca Toni regolarmente in campo col Palermo…ingenuamente, pensavo che i lettori si sarebbero sentiti presi in giro, più che altro. Mi sbagliavo!

Finita la digressione assolutamente superflua sul click-baiting, torniamo al nostro amato/odiato Mesut Özil.
Perché un giocatore della sua classe non è in grado di far cambiare idea ai critici e agli scettici?
Perché le sue prestazioni non riescono mai a convincere pienamente tifosi e stampa?

Personalmente, credo che le cause principali siano tre – ben diverse tra loro ma ugualmente influenti: la cattiva comprensione del Mesut Özil giocatore, un assetto tattico sbagliato e i limiti culturali del mondo calcistico britannico; ovviamente, a queste vanno aggiunte la reticenza del giocatore nel cambiare quegli atteggiamenti che fanno infuriare i tifosi e i limiti caratteriali che mettono sistematicamente Mesut Özil nella posizione ideale per essere eletto a capro espiatorio di ogni problema in casa Arsenal.

LE ASPETTATIVE SBAGLIATE
Quando è arrivato dal Real Madrid per £ 42.5 milioni, pareva finalmente che l’Arsenal fosse tornato a fare sul serio dopo anni di vacche magre e di vari Denilson, Chamakh, Park, Squillaci eccetera; il miglior assist man del pianeta, il miglior giocatore della nazionale tedesca, il trascinatore attorno al quale costruire una squadra che potesse finalmente aspirare a vincere il campionato o la Champions League.
Peccato che Mesut Özil non sia mai stato quel tipo di giocatore: non è mai stato la stella indiscussa di una squadra ma piuttosto uno di quei pezzi indispensabili affinché una macchina già funzionante diventi più fluida, più veloce e più performante.
Non è lui che deve stare al centro del palcoscenico, sono i vari Cristiano Ronaldo, Karim Benzema, Gonzalo Higuaín, Mario Gómez e Thomas Müller che si prendono le luci dei riflettori ma sono soprattutto Toni Kroos, Sami Khedira, Xabi Alonso e Luka Modric a costituire quella solida base a centrocampo che permette a Mesut Özil di fare ciò che sa fare meglio, ovvero trovare gli spazi e il tempo per mandare in porta i compagni.
Non sarà lui a ricevere palla a centrocampo, saltare tre avversari in progressione e scaraventare il pallone in porta come poteva fare Fàbregas o come fanno ora Pogba e Hazard; sarà invece lui a trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto e vedere quello scatto, quel movimento che nessun altro giocatore sulla Terra avrebbe mai visto – né tantomeno eseguito il passaggio in modi e tempi perfetti.

Avete presente quell’assist per Olivier Giroud contro l’Aston Villa, all’Emirates Stadium? Quello è Mesut Özil e la sua incredibile capacità di percepire il movimento di Olivier Giroud, la salita sciagurata di Dunn per provare un fuorigioco impossibile e allo stesso tempo ideare il modo più efficace per eseguire il passaggio lo rendono unico nel suo genere.
Perché ogni volta si ritrova libero sulla trequarti e ogni controllo di palla è invariabilmente pensato per metterlo già in posizione per un passaggio filtrante o un cross? Può essere una coincidenza? Perché invece qualsiasi altro centrocampista, soprattutto in casa Arsenal, ha bisogno di un tocco in più tra il controllo del pallone e il momento in cui può girarsi verso la porta avversaria?
Qualità difficili da misurare ma che lo rendono un giocatore capace di sfornare assist come nessun altro in Europa.

Fino a che ci si aspetta un Mesut Özil trascinatore si rimarrà delusi e fino a che Arsène Wenger non costruirà una piattaforma affidabile per permettere a Mesut Özil di essere Mesut Özil, il tedesco sarà un lusso che la squadra non potrà permettersi – il che ci porta al secondo punto.

L’EQUIVICO TATTICO
Trequartista, ala, centrocampista o seconda punta? Qual è il ruolo di Mesut Özil?
Un po’ di ogni, mi verrebbe da dire.
Imprigionarlo centralmente limiterebbe le sue possibilità di trovare spazi, confinarlo sull’esterno lo terrebbe ai margini delle partite, mentre a centrocampo sarebbe incapace di contribuire in fase difensiva e troppo vicino alla porta avrebbe meno spazio per trovare l’angolo di passaggio perfetto.
Per questo motivo, il tedesco ha bisogno di un centrocampista che imposti l’azione dal basso (Xabi Alonso nel Real Madrid, Toni Kroos in Nazionale) e uno che possa rompere la prima linea di pressing avversaria portando palla e creando scompiglio a centrocampo (Sami Khedira, sia al Real Madrid che in Nazionale), sempre facendo attenzione a non lasciare solo il compagno di reparto.
In questo modo, la squadra non perde stabilità e Mesut Özil non deve abbassarsi troppo a cercare il pallone, allontanandosi così dai compagni d’attacco; maggiore è la distanza dalla porta, minori sono le possibilità di creare combinazioni di passaggi efficaci per arrivare in porta.

All’Arsenal, Mesut Özil soffre tremendamente l’assenza di Santi Cazorla (come tutti noi!) e la trasformazione di Aaron Ramsey, oggi diventato un trequartista più che un centrocampista centrale – sempre troppo avanzato rispetto alle necessità tattiche della squadra.
Il tedesco ha in Granit Xhaka quel quarterback capace d’impostare l’azione e trovarlo tra le linee, oppure far respirare la manovra con un lancio in diagonale sugli esterni, ma patisce l’anarchia tattica e tecnica del gallese.
Senza Santi Cazorla e la sua capacità di eludere il pressing e portare dinamismo alla manovra, Mesut Özil viene a cercarsi i palloni a centrocampo e apre spazi sulla trequarti, prontamente occupati da Aaron Ramsey con una delle sue incursioni: se perdiamo palla in quel momento, con Mesut Özil a centrocampo e Aaron Ramsey in area di rigore avversaria, prendiamo quasi sicuramente gol (vedi Stoke City).
Con Santi Cazorla, invece, in linea di massima Mesut Özil resta in zone dove non è indispensabile difendere e il pallone resta in nostro possesso, visto che – come ha detto recentemente Jamie Redknapp in uno dei rari momenti di lucidità – “non puoi togliergli il pallone nemmeno in una cabina telefonica”.

Ci sarebbe Mohamed Elneny per portare dinamismo e disciplina tattica, però l’egiziano è troppo timido quando ha il pallone e non prende mai rischi – il che è positivo per il nostro assetto difensivo ma ci rende statici e prevedibili; ci sarebbe Jack Wilshere, il candidato perfetto, ma ormai sembra finito nel buco nero delle preferenze di Arsène Wenger (assieme a Lucas Pérez e Lukas Podolski) ed è difficile che possa ritagliarsi uno spazio, senza parlare dei problemi fisici e caratteriali.

Eccoci quindi in una situazione nella quale Mesut Özil è destinato a fallire e costituisce un lusso che l’Arsenal non può permettersi.

LA MALA CULTURA BRITANNICA
Corri, sbuffa, scalcia, scivola, gesticola, urla e potrai sbagliare anche tutti i passaggi ma sarai comunque acclamato dal pubblico.
Non si spiega altrimenti perché giocatori come Scott Parker e tanti altri godano di tanta stima oltremanica.
Intendiamoci, anche io mi esalto per un tackle ben fatto e godo quando vedo un giocatore che morde le caviglie avversarie e rincorre a perdifiato un giocatore dell’altra squadra, tuttavia mi aspetto che un Coquelin faccia il Coquelin e che Özil faccia Özil, non che entrambi facciano il Coquelin di turno.
Uno dei problemi del calcio britannico – tra i più fallimentari a livello internazionale, con una misera coppa del Mondo vinta in maniera discutibile, in casa, nel lontano 1966 – è l’amore incondizionato per lo sforzo a discapito del risultato, la cultura del “almeno ci hai provato”; un altro è senza dubbio l’inettitudine tattica che ha impedito agli inglesi di evolversi, fermi per secoli al 4-4-2 e al kick & run e mai scalfiti dal dubbio che decenni di umiliazioni internazionali fossero dovuti a questa ottusità.
Nessun manager inglese ha mai vinto la Premier League, quasi tutti i prodotti d’esportazione (giocatori e allenatori) hanno fallito miseramente e se il campionato inglese è così appassionante oggi è solo ed esclusivamente grazie all’arrivo di giocatori e tecnici stranieri, che hanno cambiato la faccia del gioco.
L’influenza che personaggi come Gianfranco Zola, Arsène Wenger, Dennis Bergkamp, Thierry Henry, Eric Cantona, David Ginola, Rafa Benitez e José Mourinho hanno avuto sul panorama calcistico inglese è tale che oggi la Premier League è il campionato più visto al mondo, a qualsiasi latitudine e qualsiasi fuso orario – cosa difficile da immaginare se a fare da traino fossero stati Jamie Carragher, Steve Bruce, Nicky Butt, Andy Carroll o Lee Bowyer.

Mesut Özil e la cultura calcistica inglese sono incompatibili, è evidente; se il tedesco influisce sulla partita con un gol o un assist, o se almeno l’Arsenal vince, va tutto bene ma se incappiamo in un risultato negativo, Mesut Özil verrà inevitabilmente rimproverato per non aver combattuto per la squadra.
Ora, Mesut Özil dovrebbe certamente fare di più in questo senso, numeri alla mano corre quanto è più di Alexis Sánchez ma il cileno è visto come un lottatore e il tedesco sempre e solo come un fannullone – perché? Perché Alexis Sánchez scatta, rincorre e magari non recupera il pallone ma almeno ci prova (vedi sopra), mentre Mesut Özil raramente si lancia in un inseguimento e ancor più raramente azzarda il tackle – cosa sulla quale dovrebbe lavorare.
Avete visto l’entrata in scivolata che gli è valsa il giallo ad Anfield? Non ha recuperato il pallone, ha commesso un fallo stupido e ha preso l’ammonizione ma se facesse qualcosa di simile ad ogni, anche una sola volta, il giudizio della stampa cambierebbe sicuramente (e stupidamente).

Il matrimonio tra l’Arsenal e Mesut Özil è probabilmente destinato a finire nell’estate 2018, quando il contratto del tedesco scadrà, ma se da oggi ad allora si vuol farlo funzionare, è necessario che Arsène Wenger faccia delle scelte precise a livello tattico e dia alla squadra un’identità chiara – mettendo Mesut Özil nelle condizioni di esprimersi al meglio.
Non è il caso oggi e non lo è stato quasi mai – soprattutto a causa degli infortuni che hanno colpito Santi Cazorla – ma non è ancora troppo tardi per rimediare.
Il Mesut Özil che vediamo regolarmente con la Germania è efficace e spesso decisivo, quello che indossa la maglia dell’Arsenal è discontinuo e troppo spesso ai margini della partita – la chiave per risolvere il problema ce l’ha Arsène Wenger.

Purtroppo, mi verrebbe da dire.


Nessun commento:

Posta un commento

I Vostri Commenti