venerdì 24 novembre 2017

Alla scoperta di Sven Mislintat e del nuovo Arsenal


Quanto sono lontani i tempi in cui un giovanissimo e sconosciuto Patrick Vieira ha cambiato per sempre la figura del centrocampista in Inghilterra!
Quanto sono lontani i tempi in cui Thierry Henry, un’ala veloce ma sprecona, è diventata il miglior centravanti della storia della Premier League!
Quanto sono lontani i tempi in cui sconosciuti da mezzo mondo arrivavano all’Arsenal e venivano trasformati in campioni!

Oggi, al contrario di una tradizione che durava da decenni, acquistiamo giocatori fatti e finiti, campioni (o presunti tali) che richiedono sforzi economici enormi; qualche anno fa, i campioni ce li facevamo in casa con qualche aggiustamento tattico e fisico – spendendo pochi spiccioli.
Ad eccezione di Alex Iwobi, Reiss Nelson e Ainsley Maitland-Niles, non ci sono oggi all’Arsenal giovani che sembrino pronti per aspirare ad un posto in prima squadra; negli ultimi anni, solo Héctor Bellerín è riuscito a compiere il grande salto dalle giovanili alla prima squadra – mentre tanti altri (Jon Toral su tutti) si sono persi per strada.

La tanto celebrata attenzione dell’Arsenal per il talento in divenire è svanita, divorata dalle risorse illimitate di rivali vecchi e nuovi e dall’incapacità del Club di aprirsi a nuovi metodi e nuove tecnologie; a fare le spese di questi cambiamenti è stato Steve Rowley, il cui sodalizio con l’Arsenal si è interrotto il mese scorso, dopo ben 35 anni di servizio in ruoli differenti.
Al suo posto arriva Sven Mislintat, una vita al Borussia Dortmund e una reputazione in forte ascesa: soprannominato “occhi di diamante”, l’ex capo-osservatore del Club tedesco sarà “Head of Recruiment” all’Arsenal, ruolo che va ben al di là dell’essere capo-osservatore; pur senza prevaricare il vero deus-ex-machina del Club, l’eterno Arsène Wenger, il tedesco avrà voce in capitolo quando si tratterà di finalizzare un acquisto e sarà una colonna portante della nuova struttura societaria che sta prendendo forma all’Emirates Stadium.

La speranza è ovviamente quella di vederlo ripetere alcune delle “imprese” che lo hanno reso celebre, come la scoperta di giocatori quali Robert Lewandowski, Ousmane Démbélé e Pierre-Emerick Aubameyang, anche se il vero colpo di mercato realizzato da Sven Mislintat resta Shinji Kagawa, pescato dalla seconda divisione giapponese e trasformato in uno dei trequartisti più efficaci d’Europa.

In un mercato sempre più inflazionato e concorrenziale come quello inglese, avere i mezzi per identificare potenziali campioni è fondamentale per potersi smarcare da quei Club le cui casseforti non temono concorrenza, quindi la direzione presa dall’Arsenal pare essere quella giusta; tuttavia, non basterà aver un grande professionista come Sven Mislintat, servirà anche una figura in grado di chiudere le trattative in maniera veloce ed efficace, qualcuno che raccolga il testimone lasciato da David Dein oltre dieci anni fa.
In quest’ottica, l’arrivo di Huss Fahmy dal Team Sky di ciclismo – un esperto di contratti e negoziati – e quello imminente di Raul Sanllehi dal Barcellona andrebbero a colmare quel vuoto e darebbero al Club una struttura molto più moderna e meno dipendente da Arsène Wenger – la cui carriera sembra davvero arrivare al capolinea.

Dopo una prima e fondamentale trasformazione, avvenuta con l’avvento dell’innovativo manager francese nel 1996, e dopo il trasloco dal romantico ma poco redditizio Highbury al più moderno e capiente Emirates Stadium, l’Arsenal si prepara ad entrare nella terza era della propria storia contemporanea.

Il grande vincitore di questa ristrutturazione è sicuramente Ivan Gazidis, spesso tacciato di essere un burattino in mano ad Arsène Wenger ed invece dimostratosi molto più che uno yes-man: la sua citazione circa la necessità di avere un “catalyst for change”, che lo ha reso celebre la scorsa estate, sembrava principalmente indirizzata ad Arsène Wenger, chiamato a trascinare il Club verso una nuova epoca – ed invece appare ora come una sorta di autoproclamazione.

In pochi mesi – e a dispetto di una diffidenza palpabile – il direttore esecutivo dell’Arsenal ha messo in atto un’autentica rivoluzione nel nord di Londra e convinto alcuni professionisti di altissimo profilo ad impegnarsi con l’Arsenal in ruoli fino ad ora essenzialmente inesistenti, come quello di Head of Recruitment o Director of Operations, sportivamente parlando situati al di sopra di Arsène Wenger.
Se fino ad ora Arsène Wenger è stato il capo supremo della parte puramente tecnica e sportiva dell’Arsenal, con il board impegnato a racimolare fondi e sponsorizzazioni, il futuro suggerisce che l’Arsenal non avrà più un manager touche-à-tout come l’alsaziano ma un allenatore in carica della prima squadra e una società alle spalle, incaricata di suggerire potenziali acquisti e finalizzare le trattative.

Tra due anni – o forse addirittura già dalla prossima estate – l’Arsenal non sarà più lo stesso.

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