mercoledì 8 novembre 2017

Gracias, Santiago


Chiunque abbia visto le foto del tallone d’Achille di Santi Cazorla si sarà chiesto come faccia l’asturiano a sorridere ancora.
Otto operazioni, un’infezione che ha quasi portato all’amputazione del piede, quattro anni senza giocare con regolarità e oltre un anno senza mettere piede in campo – il tutto per un banalissimo colpo ricevuto durante un’amichevole tra Spagna e Cile.

Come ha detto Arsène Wenger, dietro quel sorriso solare e quell’aria spensierata si cela un uomo con una forza d’animo inimmaginabile e una determinazione senza paragoni; a quasi 33 anni, Santi Cazorla non si arrende ad un calvario che gli è costato otto centimetri di tendine – eroso da tre distinti batteri, tutti molto aggressivi – e che lo costringe a proseguire la riabilitazione a Salamanca, lontano dalla famiglia.
Potrebbe gettare la spugna e mettere fine alla propria carriera, dopotutto qualcuno dei medici che lo ha curato gli ha detto che potrebbe ritenersi soddisfatto se potrà camminare e giocare con Enzo, il secondogenito, eppure non molla e vuole tornare in campo al più presto; due volte campione d’Europa con la Spagna nel 2008 e nel 2012, Santi Cazorla ha messo in bacheca anche tre F.A. Cup e altrettanti Community Shield – un palmarès che non vale quello di Messi o Cristiano Ronaldo ma che permetterebbe comunque all’ex giocatore di Villarreal e Málaga di guardarsi indietro e ritenersi soddisfatto di una carriera decollata relativamente tardi, nel 2008.

Invece Santi Cazorla vuole tornare in campo nel 2018 e riprendersi la squadra di cui è guida e trascinatore, anche se silenzioso; non sarà quel compagno di squadra che urla e gesticola, ma quando il pallone scotta davvero, è a lui che viene recapitato. L’estate scorsa, mentre la stampa parlava dello stato di forma di Alexis Sánchez e Mesut Özil e dei rispettivi contratti, Arsène Wenger rimpiangeva l’ultimo infortunio dello spagnolo, rimediato contro il Ludogorets, che “ci ha privati del nostro miglior giocatore”.
Non sono parole spese a caso, quelle del manager francese, sempre molto acuto nelle proprie osservazioni: non c’è valore di mercato, stipendio, reputazione o palmarès che tenga, è sempre il campo a parlare e sul campo non esiste giocatore più importante di Santi Cazorla, all’Arsenal.

Senza il suo controllo di palla e la sua agilità negli spazi stretti, l’Arsenal è un’altra squadra: macchinosa, in difficoltà nelle transizioni dalla difesa all’attacco e perennemente in sofferenza quando viene aggredita, finisce sistematicamente col perdere il pallone in zone pericolose o regalarlo agli avversari quando invece servirebbe rifiatare.
Granit Xhaka, Francis Coquelin, Mohamed Elneny, Aaron Ramsey e Jack Wilshere non hanno le qualità per interpretare il ruolo di Santi Cazorla, un’ala che è diventata un trequartista eccezionale e un regista sopraffino, nonostante un corpo che dovrebbe vederlo annientato dalla fisicità e dalla forza bruta del centrocampista standard della Premier League inglese.
Santi Cazorla se ne frega dei suoi 165 centimetri, approfitta del suo baricentro basso e di due piedi fatati, che guidano il pallone oltre gli orchi che popolano la Premier League.

A memoria non ricordo di aver visto un altro giocatore ambidestro quanto Santi Cazorla, una qualità che lo rende unico nel panorama calcistico europeo; ciò detto, Arsène Wenger è stato un folle a non trovare contromisure all’assenza dello spagnolo che, per la natura degli infortuni subìti e per l’età che avanza, non può più essere considerato l’elemento chiave attorno al quale immaginare tutta una squadra.

Vedere Santi Cazorla giocare è un piacere che ci è stato negato per tanto tempo e del quale potremmo non godere più, purtroppo; è un’ipotesi dolorosa ma tutt’altro che remota e farsi trovare impreparati sarebbe imperdonabile.

Spero ovviamente di sbagliarmi e spero veramente di vedere Santi Cazorla regolarmente in campo già da gennaio, quando il calvario che ha vissuto l’asturiano sarà solo un brutto ricordo, però la mia parte razionale mi dice che Santi Cazorla non potrà più essere il fulcro della squadra, né il regista onnipresente che aveva l’abitudine di essere.
Sarà l’uomo delle partite importanti, il veterano da chiamare in causa quando le situazioni diventano bollenti ma non sarà più il primo nome che Arsène Wenger scriverà sulla lista dei convocati ogni sabato, giovedì e domenica.
Un po’ come successo a Dennis Bergkamp con José Antonio Reyes e Robin van Persie, Santi Cazorla sarà il mentore, il maestro che aiuta la nuova generazione a farsi avanti.
Il vero problema sarà trovare un degno erede a Santiago Cazorla González, cosa che Arsène Wenger ha ostinatamente rifiutato di fare, fino a qui.

Per tutto quello fatto da quando veste la maglia dell’Arsenal, gracias
Per tutto quel che farà per il Club prima di ritirarsi, gracias.
Per il gol in finale di F.A. Cup contro l’Hull City, gracias.
Per la prestazione mostruosa a casa del Manchester City, gracias.
Per i quattro assist in una sola partita, contro il Wigan, gracias.

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