martedì 2 gennaio 2018

Theo Walcott, le mal aimé


Non è la prima volta che circolano voci di una sua partenza, però questa volta è diverso: Theo Walcott e l’Arsenal sembrano sul punto di separarsi.
Sono passati esattamente dodici anni da quel gennaio 2006, quando il sedicenne attaccante è passato dal Southampton ai Gunners per una cifra che poteva arrivare fino ad una dozzina di milioni di sterline.

Una cifra importante per un ragazzino che aveva appena sfiorato il calcio professionistico, pur lasciando subito il segno con tre gol in altrettante partite; diventato il marcatore più giovane dell’illustre storia dell’Academy del Southampton, Theo Walcott ha attirato l’attenzione dei media ed è finito sulle prima pagine come l’Eletto – l’ennesimo salvatore della patria.
Con il trasferimento nell’Arsenal di Arsène Wenger, che quell’anno sarebbe arrivato fino alla finale di Champions League di Parigi, per il velocissimo attaccante inglese era già stata scritta una carriera da…Lionel Messi, un altro giovanotto che a Barcellona stava iniziando a far parlare di sé.
Lui, Theo Walcott, non ha chiesto nulla né fatto chissà quali proclami; fedele al proprio personaggio, che noi tifosi impareremo a conoscere, ha tenuto la testa bassa e lavorato per migliorare e ritagliarsi uno spazio al fianco dei grandi Thierry Henry, Robert Pirès, Freddie Ljungberg e Gilberto Silva.

Siamo stati noi a credere che sarebbe diventato il prossimo fenomeno dell’Arsenal.
Siamo stati noi a credere di avere tra le mani uno fuoriclasse assoluto.
Siamo stati noi a vedere in Theo Walcott un incrocio tra Thierry Henry, Marc Overmars e Ian Wright.
Lui era solo Theo Walcott, una seconda punta velocissima e precisa sotto porta ma con tanti punti deboli da migliorare.

La convocazione a sorpresa per il Mondiale 2006, il debutto con assist alla prima assoluta nel nuovo e scintillante Emirates Stadium e il gol in finale di coppa di lega contro il Chelsea hanno definitivamente segnato la parabola di Theo Walcott, che la stampa non ha esitato a mettere su un piedistallo – con la ferma intenzione di spingerlo giù alla prima occasione, come da prassi.
Con le prime incertezze e i primi problemi fisici, assolutamente normali per un adolescente che si scontra con il mondo della Premier League, sono arrivate le prime critiche: è stato definito “un giocatore senza cervello”, “un calciatore rubato all’atletica” e “un centometrista prestato al pallone”, senza che nessuno si preoccupasse dei tanti infortuni subiti e del fatto che all’epoca avesse appena vent’anni.

Da allora, Theo Walcott è considerato un buono a nulla, sostanzialmente.
Un velocista incapace di combinare nulla di buono col pallone al piede.
Come sempre, la verità sta nel mezzo: Theo Walcott non è il fenomeno che la stampa ha dipinto per noi, non è quel fuoriclasse che tutti noi abbiamo sperato di avere tra le mani, però ha messo assieme quasi quattrocento presenze con la nostra maglia e mandato a referto oltre cento reti – un traguardo che non è da tutti.

Non capisco come mai Theo Walcott venga tanto bistrattato e deriso, lui che non ha mai mancato di rispetto ad un tifoso, un compagno, il manager o il Club; lui che ha sempre dato il massimo quando è stato chiamato in causa – al netto delle prestazioni scialbe – e che ha rinnovato il proprio contratto quando avrebbe potuto andarsene dove avrebbe potuto vincere di più e magari dove avrebbe potuto giocare in una posizione per lui naturale, quella di attaccante centrale o seconda punta.
Sarebbe potuto andare al Liverpool, squadra per la quale ha sempre fatto il tifo, ma è rimasto.
Certo, in cambio ha ricevuto un contratto ricco e lungo, però lo stipendio sarebbe stato lo stesso anche altrove.
Ora in tanti si rallegrano di una sua partenza, come se fosse l’ultimo degli idioti, mentre per anni i vari Lukas Podolski, Andrey Arshavin, Danny Welbeck e perfino Lucas Pérez sono stati difesi con le unghie e con i denti, nemmeno fossero chissà quali campioni.
Quanto è conveniente dimenticare che, prima del cambio di formazione che ne ha di fatto sancito l’esclusione dall’undici titolare, Theo Walcott aveva segnato 19 gol in stagione, secondo marcatore in assoluto alle spalle di Alexis Sánchez?

Non sto dicendo che Theo Walcott debba restare a tutti i costi, specialmente se Arsène Wenger decidesse di continuare con il 3-4-2-1, però davvero non capisco questo odio e questo scherno nei confronti di un professionista modello e di un giocatore che ha dato tutto quel che aveva per la nostra causa.
Non avrà un gran dribbling, non avrà un gran visione di gioco però sa fare gol come pochi altri in rosa; posso capire che non sia abbastanza, specialmente se lo si considera un’ala vecchio stampo, però nemmeno questo giustifica l’accanimento nei suoi confronti.
Il Theo Walcott reale è ben diverso dall’immagine di lui che la stampa ci ha venduto, però il Theo Walcott reale ha fatto abbastanza per meritare almeno il nostro rispetto, se proprio non volete mostrarvi grati.

Se, come sembra, Theo Walcott cambierà maglia questo mese, il minimo che noi tifosi dovremmo fare è regalargli un applauso e un in bocca al lupo – anziché tirare un sospiro di sollievo per essersi sbarazzati di un peso morto.

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