giovedì 19 aprile 2018

L’apatia



“Quando gioca l’Arsenal?”
“Non so, devo controllare”

Un dialogo banale di un venerdì qualsiasi, in famiglia, eppure allo stesso tempo così incongruo: non so più se giochiamo di sabato, di domenica o di lunedì sera; non so contro chi giochiamo; non so come sono messi in classifica i nostri avversari – principalmente perché sono troppo avanti o troppo indietro rispetto alla nostra mediocrità.

Qualche anno fa non era così: non dico che conoscessi a memoria il calendario, però non sono mai arrivato al venerdì senza avere un programma preciso in testa e l’adrenalina già in corpo.

Adesso c’è spazio solo per l’apatia.
Il campionato è finito troppo presto, la FA Cup in pratica non è nemmeno iniziata e la Coppa di Lega resta pur sempre la Coppa di Lega – anche quando arrivi in finale.
Fortuna che c’è l’Europa League alla quale guardare, una competizione che ci fa sentire importanti in un mare di indifferenza.
Apatia, appunto.
La trasferta a Milano, la sfida casalinga contro il CSKA Mosca e ora una semifinale bellissima e impossibile come quella che ci aspetta tra un paio di settimane, avversario l’Atletico Madrid di Diego Simeone.
Finalmente una serata europea come si deve, come non se ne vedevano dai tempi di Arsahaviiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin! contro il Barcellona.
Non è una questione di risultati o di trofei – tre FA Cup in quattro anni sono un gran bel bottino – è una questione di noia – di apatia.

In generale siamo noiosi da vedere, prevedibili nel nostro commettere sempre gli stessi errori, negli stessi momenti, commessi dagli stessi giocatori, schierati dallo stesso mananger; mai un guizzo d’orgoglio, mai una reazione di rabbia, mai un gesto rivoluzionario, solo apatia.
Avanti col solito schema, avanti con la solita tattica, avanti con le solite difficoltà a costruire azioni quando non ci sono Mesut Özil e Aaron Ramsey, avanti con le solite dormite difensive e con i gol regalati agli avversari.

Anche arrabbiarsi per l’ennesima batosta in trasferta è diventato faticoso, mentre un tempo vivevo ogni sconfitta come un affronto, un’ingiustizia divina; ora perdiamo col Nottingham Forest, col Brighton, con la Swansea ed è tutto previsto e prevedibile – scontato.
Trovare spunti per scrivere qualche riga è diventato impossibile, eppure sono sempre stato uno cui piace trovare un lato positivo in un momento negativo, un appiglio, una difesa d’ufficio; niente, solo apatia.
Trovare una ragione per credere che le cose andranno meglio è complicato, immaginare che il Club possa tornare ai fasti di un decennio fa è impossibile.

Naturalmente, il primo pensiero che viene in mente è quello di un cambiamento radicale, un elettroshock, e cambiare manager servirebbe per lo meno a questo – combattere l’apatia.
I seggiolini vuoti all’Emirates Stadium non sono figli dei risultati scarsi ma di questo senso di déjà-vu, perciò un cambiamento così netto potrebbe rinvigorire un ambiente mai tanto spento.

Non parlo solo di noi tifosi ma mi riferisco anche ai giocatori, allo staff e alla stampa – intesa non solo come giornali ufficiali ma più in generale come chiunque scriva, parli alla radio o appaia in televisione a proposito dell’Arsenal.

Giunti a questo punto non è più una questione di obbiettivi stagionali, risultati, trofei o statistiche – è una questione di sopravvivenza in quanto comunità; il prossimo manager forse vincerà tutto oppure ci trascinerà troppo vicini alla lotta per la retrocessione ma non importa, ciò che conta è che l’Arsenal apra una finestra chiusa da vent’anni e lasci entrare un’aria nuova, fresca.
Abbiamo tutti bisogno di una ventata di novità, indipendentemente dall’opinione che abbiamo circa le capacità di Arsène Wenger, un uomo che ha dato tutto all’Arsenal – più nel bene che nel male.

Il tempo è venuto di spalancare quella finestra e Stan Kroenke sembra essersi lasciato convincere, secondo quanto fatto trapelare dal Club.


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