venerdì 11 maggio 2018

Una nuova era


Quella finestra è stata aperta.

Dopo quasi ventidue anni, Arsène Wenger lascerà la guida dell’Arsenal e con la sua partenza inizierà un nuovo corso – una nuova era.
Il palmarès dell’alsaziano trasmette un senso di incompiutezza, soprattutto a livello europeo, però non credo ci si possa lamentare troppo: tre campionati vinti e sei secondi posti, sette FA Cup più una finale persa e tre semifinali, sette Charity Shield vinti in nove finali disputate, tre finali di Coppa di Lega, una finale e una semifinale di Champions League, una finale di coppa UEFA e una semifinale di Europa League, persa di misura contro l’Atlético Madrid.

Avremmo potuto vincere di più? Sicuramente, però sono state solo tre le stagioni in cui non ci siamo giocati un trofeo fino alla fine (2009/2010, 2011/2012 and 2012/2013) e non credo sia giusto storcere il naso.
Non sappiamo chi sarà il prossimo allenatore dei Gunners, le voci che circolano sono troppe e anche solo intuire su chi cadrà la scelta di Kroenke, Gazidis, Sanllehi e Mislintat è un’impresa: la stampa ha fino a qui fatto i nomi di Carlo Ancelotti, Massimiliano Allegri, Leonardo Jardim, Julian Nagelsmann, Domenico Tedesco, Brendan Rodgers, Luis Enrique, Zeljko Buvac, Joachim Löw, Mikel Arteta e Patrick Vieira – tutti in possesso di qualità che ben si adattano all’immagine del Club.

Chiunque dovesse essere Il Prescelto, una cosa è certa: la squadra è tutt’altro che da rifondare.

Non fatevi ingannare dall’attuale posizione in classifica o dal rendimento di alcuni giocatori, la rosa messa a disposizione di Arsène Wenger avrebbe dovuto fare molto di più, quest’anno.
Una finale di Coppa di Lega ed una semifinale di Europa League sono un buon bottino, tuttavia la distanza dalle capolista in campionato è troppo grande; tralasciando il Manchester City – che ha fatto un campionato a sé – i punti di distacco da Manchester United (18), Tottenham (14) e Liverpool (12) sono eccessivi per una squadra che conta o ha potuto contare su giocatori come Aaron Ramsey, Granit Xhaka, Mesut Özil, Alexandre Lacazette, Pierre-Emerick Aubameyang, Henrik Mkhitaryan, Alexis Sánchez, Olivier Giroud e Theo Walcott.
Se messa in campo in maniera meno spavalda e più organizzata, questa squadra può facilmente giocarsi un posto sul podio e tornare prepotentemente in Champions League nel 2019/2020, ora che è svanita la possibilità di arrivarci attraverso la vittoria in Europa League.
Se il rendimento esterno, ad oggi il quart’ultimo dell’intera Premier League, fosse stato anche solo accettabile, oggi saremmo già tra le prime quattro – o per lo meno ci staremmo giocando la qualificazione alla prossima Champions League negli ultimi novanta minuti di campionato – ed invece siamo sesti e da lì non ci muoveremo più.

Mentre in casa abbiamo vinto 13 partite, pareggiato 4 volte e perso solo contro i due Club di Manchester – accumulando il maggior numero di punti assieme al Manchester City (47) – fuori casa abbiamo racimolato meno punti (13) di Newcastle, West Ham, Bournemouth, Southampton, Huddersfield e Crystal Palace.
Un’incongruenza difficile da giustificare, un’anomalia che Arsène Wenger non è riuscito a correggere in tempo per non finire fuori dalla corsa alla Champions League.

Visti i risultati deludenti, tanti giocatori sono finiti nell’occhio del ciclone quest’anno, su tutti Shkodran Mustafi e Granit Xhaka, ed è proprio sullo svizzero che vorrei concentrarmi.
L’ex centrocampista di Basilea e Borussia Mönchengladbach è diventato la vittima preferita della quasi totalità dei commentatori inglesi, eppure da gennaio a questa parte è regolarmente tra i migliori in campo per l’Arsenal; messo finalmente nelle condizioni di esprimersi al meglio, Granit Xhaka è tornato a dettare i ritmi di gioco dalla posizione di regista arretrato e spezzare le linee di pressing degli avversari con passaggi in verticale precisi e veloci.
Erroneamente presentato come un mediano, l’elvetico è andato in enorme difficoltà in un centrocampo a due con Aaron Ramsey – sempre troppo preoccupato di lanciarsi in avanti ad ogni occasione – perché troppo lento per rincorrere gli avversari e troppo macchinoso quando si trova spalle alla porta.
Da quando invece Arsène Wenger ha deciso di passare ad un centrocampo a tre – inserendo Mohamed Elneny – sia Granit Xhaka che Aaron Ramsey sono migliorati in maniera esponenziale, facendo decollare le prestazioni e i risultati della squadra.

Lo svizzero è il centrocampista con più palloni giocati in Premier League e la miglior percentuale di passaggi completati di tutto il campionato, oltre ad essere tra i primi dieci per palloni intercettati e contrasti effettuati – numeri ai quali vanno aggiunti sette assist e un gol.
Le cifre raramente mentono e queste dicono che il nostro uomo è un ottimo regista e un discreto mediano e ora che le speranze di vedere di nuovo in campo Santi Cazorla sono ridotte al lumicino, l’importanza di avere un giocatore come Granit Xhaka a disposizione è ancora più grande.

Per il prossimo allenatore sarà fondamentale trovare il giocatore giusto per completare un reparto di centrocampo che prevede Granit Xhaka in posizione arretrata, Aaron Ramsey nel ruolo di mezz’ala e Mesut Özil trequartista, libero di svariare su tutto il fronte offensivo – a supporto delle due punte, che saranno Alexandre Lacazette e Pierre-Emerick Aubameyang.
Per quanto sia fuori moda, a questa squadra servono muscoli e polmoni per coprire quelle zolle di terreno che i tre giocatori citati inevitabilmente lasceranno sguarnite: Mohamed Elneny si è dimostrato efficace in questo ruolo, però all’egiziano mancano forza e centimetri per fare la differenza sia in Premier League che in Europa.

Il Professore è un giocatore che risulterà molto importante per la squadra ma non può essere l’unico gregario in una squadra destinata a giocare una cinquantina di partite, spesso a cento all’ora, quindi la priorità assoluta dev’essere l’innesto di un centrocampista in grado di dominare atleticamente gli avversari e rendere la vita più facile a chi deve creare o finalizzare la manovra.
Senza questo tassello, la squadra è destinata a soffrire il maggior tasso tecnico di un avversario come il Manchester City e la superiorità fisica di Liverpool, Tottenham e Manchester United – come visto durante questa stagione travagliata.

Sven Mislintat è atteso dalla prima grande sfida della sua carriera all’Arsenal.

@ClockEndItalia

2 commenti:

  1. Perfettamente d'accordo. La squadra è alla fine di un ciclo tattico ma non ha giocatori vecchi o non all'altezza in generale. Servirebbero giusto quei 3, 4 acquisti a rinforzare una rosa sulla quale per la maggior parte deve applicarsi il nuovo allenatore con soluzioni tattiche migliori e in grado di valorizzare giocatori di qualità.
    Un portiere, un centrale di difesa, un centrocampista con caratteristiche diverse ed un'ala e già sarebbe una squadra da primi posti.

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    1. Un difensore ed un centrocampista servono sicuramente, per un'ala dipende tanto da chi sarà il prossimo allenatore. Aspettiamo e vediamo, pare che Mikel Arteta sia il prescelto da Ivan Gazidis

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