venerdì 3 agosto 2018

Caro Arsenal, dobbiamo parlare



Nel momento in cui scrivo mancano esattamente sette giorni, quattro ore e quarantadue minuti all’inizio della Premier League 2018/2019.
Manchester United e Leicester City scenderanno in campo ad Old Trafford per la partita inaugurale, mentre noi dovremo aspettare fino a domenica per dare il via alla prima stagione senza Arsène Wenger.

Ci sono tante cose di cui dobbiamo parlare, caro Arsenal, ad iniziare da Aaron Ramsey.

Manca una settimana all’inizio della stagione e restano appena sei giorni prima che il mercato chiuda definitivamente, eppure il gallese non ha ancora rinnovato il proprio contratto – in scadenza a giugno 2019.
Le voci si rincorrono, in un senso come nell’altro, ma in quanto ad eventuali Club interessati ad un potenziale acquisto non si sente né legge un granché; Aaron Ramsey non si sbottona, la sua agenzia alterna messaggi concilianti ad altri meno positivi, e intanto il tempo corre.
Tra l’inizio della preparazione e ieri, il centrocampista è passato dall’essere uno dei pilastri di Unai Emery e possibile capitano a rischiare di finire sul mercato, anche se il margine per trovare un acquirente si assottiglia sempre di più.
Aaron Ramsey doveva essere l’uomo attorno al quale costruire il nuovo Arsenal, più di Mesut Özil, Granit Xhaka o Pierre-Emerick Aubameyang, ed invece potrebbe cambiare maglia tra meno di una settimana e finire addirittura al Chelsea di Maurizio Sarri, unica squadra accostata all’ex prodigio del Cardiff City.
Vi lascio immaginare il vortice di pettegolezzi che si sono scatenati non appena è uscita la notizia dell’esclusione del gallese dall’undici titolare scelto da Unai Emery per affrontare proprio il Chelsea, a Dublino, pochi minuti prima del calcio d’inizio.

Caro Arsenal, dobbiamo anche parlare di una rosa troppo ampia.

Qualcosa si muove, finalmente.
Dopo cinque arrivi in rapida successione, è tempo di sfoltire una rosa troppo nutrita per garantire a Unai Emery e al suo staff un ambiente di lavoro sereno e produttivo.
Dopo gli svincolati Santi Cazorla e Jack Wilshere, il primo a fare le valigie è stato Matt Macey: il giovane portiere è andato in prestito al Plymouth Argyle proprio quando tutti si aspettavano che a partire fosse Emiliano Martínez, fresco di ritorno da un prestito poco fruttuoso al Getafe.
A quasi ventisei anni, l’argentino avrebbe tanto bisogno di giocare con regolarità ma restando si troverebbe la strada sbarrata dal veterano Petr Čech e dal neo-acquisto (e coetaneo) Bernd Leno.
Anche con la probabile cessione di David Ospina, che potrebbe finalmente completare il trasferimento al Besiktas di cui si parla da tre anni, Emiliano Martínez si ritroverebbe terzo portiere, con zero possibilità di giocare titolare se non in coppa di lega.
Per quanto Petr Čech non sia eterno, questa stagione rischia di essere un anno perso per l’argentino.

L’ultima cessione, in ordine cronologico, è quella di Chuba Akpom al PAOK, ufficializzata questa mattina da entrambi i Club: il giovane attaccante ha girato tanto in prestito e non è mai riuscito ad imporsi, naturale quindi che le parti in causa abbiamo deciso di separarsi; qualche anno fa sembrava dovesse diventare una pedina importante, poi però non è riuscito nemmeno a scalzare Yaya Sanogo (!) dalle gerarchie di Arsène Wenger, e allora i dubbi sorgono…
Restano da piazzare Joel Campbell, David Ospina (già detto), l’immortale Carl Jenkinson e potenzialmente sia Lucas Pérez che Danny Welbeck, un altro giocatore in scadenza l’anno prossimo e non esattamente in procinto di rinnovare il proprio contratto.

…e mancano sempre e solo sei giorni alla chiusura, Arsenal.

Caro Arsenal, dobbiamo parlare di Sokratis Papasthatopoulos e Shkodran Mustafi.

Che il greco non fosse Beckenbauer era già noto ai più, però vederlo in azione in queste prime partite non è stato particolarmente incoraggiante.
Certo, da difensore ruvido e aggressivo qual è, Sokratis darà il meglio di sé quando non dovrà trattenersi e potrà far sentire la propria presenza all’attaccante avversario, però è parso macchinoso in queste prime uscite e la cosa preoccupa un po’, sapendo che Unai Emery predilige una linea difensiva alta e un pressing quasi permanente.
Come se la caverà l’ex stopper del Borussia Dortmund quando ci saranno Leroy Sané e Riyad Mahrez a puntarlo direttamente?
Le opzioni sono due ed entrambe prevedono che uno dei due contendenti ne esca a pezzi: tatticamente, se si tratta di Sokratis, fisicamente se si tratta degli avversari.
Il suo compare di fuorigioco, il beneamato Shkodran Mustafi, non è di grande aiuto a livello tattico e quindi un’accoppiata greco-teutonica non promette nulla di buono; forse mi sbaglio e giocheremo in maniera molto più prudente contro il Manchester City, però se dovessimo schierarci come durante la prima mezz’ora dell’amichevole contro il Chelsea, il debutto in Premier League di Unai Emery potrebbe finire malissimo.
Perché non concedere un po’ di fiducia a Rob Holding, che sembra essere il più attento e sveglio tra i difensori centrali attualmente a disposizione? Sto aspettando, Unai.

Caro Arsenal, dobbiamo parlare di Pierre-Emerick Aubameyang e Alexandre Lacazatte.

Da quanto tempo non vedevamo una coppia di attaccanti così? Tecnica, velocità, istinto predatorio, intelligenza tattica – questi due in coppia hanno un potenziale enorme e per di più sembrano intendersi a meraviglia anche fuori dal campo!
Da quel famoso rigore regalato da Pierre-Emerick Aubameyang a Alexandre Lacazette, tra i due è nata un’intesa tangibile e si cercano (e trovano!) continuamente su tutto il fronte d’attacco.
Per stile e intesa mi fanno pensare a Dwight Yorke e Andy Cole, la speranza ovviamente è che segnino altrettanto.
A proposito di segnare, è proprio indispensabile spingere Pierre-Emerick Aubameyang sulla fascia sinistra? Non è che stringendosi un po’ magari ci stanno tutti e due, lì in mezzo?
Capisco che la velocità dell’ex attaccante del Borussia Dortmund lo renda un cliente scomodo per i terzini avversari, però non è che il dribbling sia proprio la sua arma migliore e sulla fascia sembra un po’ perso; qualche attaccante in vita mia l’ho visto giocare ma i suoi movimenti in area li ho visti fare da pochissimi altri (Crespo, Inzaghi, Trézéguet) e spedirlo così lontano dal cuore dell’azione mi sembra uno spreco.
Sulla fascia oppure no, l’importante è che questi due giochino sempre insieme. Sempre. Promesso?

Caro Arsenal, per finire dobbiamo parlare di Matteo Guendouzi (e un po’ anche di Mohamed Elneny, ma poco, giuro)

Il giovane centrocampista francese è arrivato in sordina dal Lorient, qualche ora dopo l’ufficializzazione dell’acquisto di un altro giovane centrocampista molto più conosciuto, Lucas Torreira, quindi è naturale che non se lo filasse nessuno.
Ad essere onesti non ero nemmeno certo che sarebbe stato aggregato subito alla prima squadra, visto il gran numero di giocatori già a disposizione del nuovo tecnico, ed invece qualsiasi dubbio è stato spazzato via già dopo la prima amichevole: personalità, piedi buoni, corsa e acume tattico hanno sorpreso tutti – tranne i soliti tuttologi che ovviamente guardavano tutti gli allenamenti del Lorient con un drone guidato da una capanna sull’albero. Fortunelli.
Per come si è disimpegnato in queste prime uscite, Matteo Guendouzi può già aspirare ad un ruolo da protagonista durante la stagione, soprattutto nelle coppe: se Aaron Ramsey, Granit Xhaka e Lucas Torreira saranno le prime scelte, il giovane francese potrebbe addirittura rappresentare la prima alternativa per Unai Emery, che fino a qui ha snobbato Ainsley Maitland-Niles e ha iniziato a lavorare da poco con Mohamed Elneny.
Nonostante un finale di stagione scorsa incoraggiante, l’egiziano rischia di pagare un prezzo molto alto alla partecipazione al Mondiale in Russia e alla conseguente mancata preparazione estiva; mentre Aaron Ramsey macinava chilometri e Emile Smith-Rowe faceva capolino nel calcio degli grandi, il neo-arrivato Matteo Guendouzi ne ha approfittato per mostrare una maggiore incisività e personalità rispetto a Mohamed Elneny, al fronte di un dinamismo e un’abnegazione uguali a quelle dell’egiziano.

Da giocatore in ascesa alla fine dell’era Wenger, Mohamed Elneny rischia di scoprirsi molto meno indispensabile per Unai Emery.
Stesso discorso vale per Ainsley Maitland-Niles, perennemente in procinto di diventare il centrocampista del futuro e sistematicamente dirottato su una delle fasce, preferibilmente da terzino.
Il giovane talento inglese ha le carte in regola per guadagnarsi un futuro nell’Arsenal ma farebbe forse bene a lasciar perdere il centrocampo e concentrarsi sul ruolo di terzino sinistro, attualmente coperto dal trentaduenne Nacho Monreal e dal mai convincente Sead Kolašinac, piuttosto che in un reparto dove ci sono già tre intoccabili e una concorrenza molto più numerosa.
Dovesse aprirsi uno spiraglio per Ainsely Maitland-Niles, è più facile che sia per un posto da terzino che da centrocampista.

Caro Arsenal, dobbiamo anche parlare di Ousmane Dembélé. 
Sarebbe una “doppia libidine coi fiocchi”, per citare un grande filosofo del tardo ‘900.


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