lunedì 13 agosto 2018

Una sconfitta, non un dramma



Il Manchester City sbanca l’Emirates Stadium, cortesia dei gol di Raheem Sterling e Bernardo Silva.
Come prevedibile, gli uomini di Pep Guardiola hanno fatto pesare il proprio affiatamento e la propria intesa contro un Arsenal ancora sperimentale – nell’approccio tattico ancora più che negli uomini.

Se è vero che vi erano in campo due giovanissimi come Mattéo Guendouzi e Ainsely Maitland-Niles, schierato terzino sinistro, si è trattato di un vero debutto per tutti gli uomini in campo, compreso il veterano Petr Čech; il portiere ceco ha rappresentato in pieno il cambiamento radicale che Unai Emery sta lentamente implementando sul campo d’allenamento, sottolineando i limiti attuali quando è stato chiamato a giocare con i piedi e far ripartire l’azione.
Goffo tentativo di autorete a parte, Petr Čech è apparso a disagio nel dover impostare l’azione dalla propria area e cercare di attirare a sé gli attaccanti avversari, per scomporre la linea di pressing del Manchester City.
Come lui hanno sofferto i difensori centrali e i centrocampisti, ancora troppo macchinosi e in difficoltà di fronte al pressing altissimo di Agüero, Bernardo Silva e Güngoğan, mentre sulla trequarti non sono quasi mai arrivati palloni interessanti.
Per la sua prima partita da allenatore dell’Arsenal, Unai Emery ha optato per un 4-4-1-1 piuttosto stretto, nell’ottica di chiudere gli spazi sulla trequarti e pressare subito il trittico Ederson-Laporte-Stones senza tuttavia lasciare scoperto il centrocampo; l’innesto di un centrocampista in più (Aaron Ramsey) a discapito di un attaccante (Alexandre Lacazette) ha confermato l’atteggiamento prudente del tecnico spagnolo, con il gallese incaricato di guidare il pressing nella zona centrale del campo, mentre Mesut Özil si abbassava sulla linea di Granit Xhaka e Mattéo Guendouzi.
Non è certo la prima volta che vediamo l’Arsenal pressare in maniera aggressiva, soprattutto in casa, ma la maniera scelta da Unai Emery è molto più pragmatica e prudente, rispetto agli arrembaggi voluti da Arsène Wenger in passato; un primo segnale di cambiamento in casa Arsenal, che purtroppo non ha portato i frutti sperati, se non parzialmente.

La sostituzione ad inizio ripresa (un cambiamento radicale!) di Aaron Ramsey con Alexandre Lacazette, con il conseguente spostamento di Pierre-Emerick Aubameyang a sinistra, ha infatti dato maggiore incisività alla pressione dell’Arsenal e permesso di recuperare un paio di palloni molto interessanti, purtroppo non capitalizzati dallo stesso Alexandre Lacazette e da Mesut Özil, due volte.
Un gol segnato da palla recuperata in pressing non avrebbe probabilmente cambiato nulla al risultato finale, però moralmente avrebbe potuto aggiungere convinzione ad un gruppo di giocatori che si sta ancora cercando.

Altro segnale di rottura da parte di Unai Emery è la volontà di costruire dal basso, in maniera molto più insistita rispetto a quanto eravamo soliti vedere con Arsène Wenger; sia Sokratis che Shkodran Mustafi si sono spesso abbassati sulla linea di fondo per ricevere il pallone e scambiarlo col portiere, oppure con uno dei mediani, nonostante il pressing ben organizzato dagli avversari.
Peccato per l’impazienza del pubblico, perché l’atteggiamento è da premiare e ci permetterà di creare molte occasioni in contropiede, contro avversari meno affiatati e attenti.

Non va dimenticato infatti che abbiamo affrontato la miglior squadra del campionato, per distacco, e che alcuni dei nostri giocatori hanno mostrato limiti fisici abbastanza evidenti, Granit Xhaka su tutti.
Forse serviranno una decina di partite prima di poter vedere un gioco più fluido e naturale, sia in fase difensiva che in fase offensiva, ma la direzione presa da Unai Emery è quella giusta.

Da un punto di vista generale, il debutto di Unai Emery sulla panchina dell’Arsenal non è andato troppo male – risultato finale a parte; il calendario non lo ha certo aiutato, Manchester City e Chelsea alla prima e seconda di campionato sono pessimi clienti, e sono convinto che con un inizio più abbordabile avremmo tutti avuto una percezione ben diversa del lavoro svolto dal tecnico spagnolo nei primi 82 giorni di regno.
Nonostante un primo tempo in cui non abbiamo creato molto in fase offensiva, con i soli Pierre-Emerick Aubameyang e Hector Bellerín capaci di andare alla conclusione, nel secondo tempo abbiamo creato molti più grattacapi all’avversario di giornata e avremmo anche dovuto segnare con Alexandre Lacazette, ma il francese ha calciato a lato da ottima posizione.

Al netto delle prestazioni opache di Granit Xhaka e Henrikh Mhkitaryan, entrambi avulsi, la maggior parte dei giocatori scesi in campo ha giocato una buona partita, con il giovane Mattéo Guendouzi tra i più impressionanti; l’ex centrocampista del Lorient ha commesso due errori grossolani, uno dei quali avrebbe dovuto costarci un gol, ma la personalità con cui ha affrontato la Premier League e il Manchester City è stata davvero entusiasmante.
Bene anche Stephan Lichtsteiner e Lucas Torreira, che si candida già ad un posto da titolare a Stamford Bridge per offrire dinamismo ed energia ad un centrocampo troppo compassato.

Appuntamento a Stamford Bridge per vedere quanto in fretta imparano il nuovo allenatore e i suoi giocatori.


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