giovedì 1 novembre 2018

Il Vecchio e il Merlu



Ieri sera abbiamo vinto a fatica contro il modesto Blackpool, venuto all’Emirates Stadium per difendersi ad oltranza e provare a colpire in contropiede, grazie ai gol del veterano Stephan Lichtsteiner e del giovane Emile Smith-Rowe.
Una prestazione poco convincente sotto tanti aspetti ma non del tutto sorprendente, vista la formazione titolare scelta da Unai Emery; resta il fatto che abbiamo faticato molto più del dovuto contro una squadra di due categorie inferiori alla nostra, soprattutto nel creare gioco e occasioni da gol.

In assenza di Granit Xhaka, Mesut Özil e Héctor Bellerín, i tre attori principali negli schemi d’attacco di Unai Emery, era lecito aspettarsi una vera presa di posizione da parte di Henrikh Mkhitaryan, il più esperto e abile tra i centrocampisti messi in campo dallo spagnolo; l’armeno ha però deluso le attese, restando una figura periferica per tutti e novantasei i minuti, e così a prendere in mano la manovra dell’Arsenal ci ha pensato Mattéo Guendouzi – sempre più rivelazione dell’anno.

Il francese, diciannove anni e una manciata di presenza in Ligue 2 prima di approdare all’Arsenal, ha diretto il centrocampo e fornito l’assist per il gol d’apertura di Stephan Lichtsteiner – prima di rimediare un’espulsione tanto fiscale quanto evitabile.
Mentre un trequartista passato da Borussia Dortmund e Manchester United faticava a trovare spazi, Mattéo Guendouzi toccava palloni su palloni – sprecandone pochissimi; mentre un centrocampista con entrate salariali da superstar non trovava lo spunto per innescare gli attaccanti, Mattéo Guendouzi pescava l’inserimento di Stephan Lichtsteiner con precisione chirurgica.

Dire che Mattéo Guendouzi ha stupito tutti non rende l’idea dell’impatto che sta avendo l’ex giocatore del Lorient, soprattutto se confrontiamo il suo rendimento con le attese createsi attorno a coetanei quali Ainsley Maitland-Niles, Reiss Nelson o Eddie Nketiah: il trio inglese non ha ancora trovato né continuità d’impiego né di rendimento, pur godendo di grande stima sia all’interno che all’esterno del Club, mentre il giovane francese ha già ampiamente dimostrato di poter aspirare ad un posto da titolare nel centrocampo di una delle squadre di punta della Premier League.
In meno di tre mesi, Mattéo Guendouzi ha nettamente scavalcato sia Mohamed Elneny che Aaron Ramsey nelle gerarchie di Unai Emery e si gioca un posto da titolare con Granit Xhaka e Lucas Torreira, un’ascesa impossibile da prevedere quando l’Arsenal ne ha annunciato l’arrivo.

Il punto non è sminuire i nostri tre prodotti di Hale End ma piuttosto chiedersi perché, in una serata come quella di ieri, ad essere protagonista è un ragazzino di 19 anni e non un ventinovenne con oltre 40 presenze in Champions League – pagato attorno ai dieci milioni annui per portare creatività e assist alla squadra.
Non è la prima volta che Henrikh Mkhitaryan sparisce dal campo quando dovrebbe invece trascinare i compagni, è lecito chiedersi come mai l’armeno sembri giocare bene (anche se solo a sprazzi) solo nel ruolo di attore non protagonista; un giocatore della sua esperienza e delle sue qualità deve incidere di più e soprattutto mostrare il cammino ai vari Emile Smith-Rowe, Alex Iwobi e Reiss Nelson (quando tornerà dal prestito).

In un momento finanziariamente difficile per l’Arsenal, che vedrà partire Aaron Ramsey, Danny Welbeck e Petr Čech a parametro zero, è indispensabile valutare quali sono i giocatori che meritano un investimento monetario e quali invece potrebbero portare ossigeno alle casse della società, tramite una cessione a titolo definitivo.
A quasi trent’anni e con uno stipendio da fuoriclasse, Henrikh Mkhitaryan rischia di finire la sua avventura all’Arsenal molto prima di quanto tutti noi immaginassimo, per fare posto a giocatori più giovani, più affamati e soprattutto meno cari – a meno di un cambiamento radicale nel rendimento.

In tre mesi Mattéo Guendouzi si è costruito una carriera all’Arsenal, a Henrikh Mkhitaryan ne restano due per salvare la sua.

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