martedì 27 novembre 2018




Mesut Özil, peso morto o risorsa?

In tempi normali, sarebbe ridicolo anche solo porre una questione del genere: Mesut Özil è il fulcro del gioco dell’Arsenal, il regista da cui nascono tutte le azioni offensive dei Gunners.

È successo però che Unai Emery abbia dato una risposta quanto meno ambigua, quando gli è stato chiesto come mai avesse escluso il tedesco dall’undici titolare schierato contro il Bournemouth.
Parafrasando le parole dello spagnolo, il cui inglese resta zoppicante nonostante l’ottimismo di tanti osservatori, lo stile di gioco del Bournemouth sarebbe stato troppo fisico e intenso per il tedesco.

Pur sperando che un uso improprio della lingua inglese abbia tradito l’ex allenatore del PSG, i termini scelti da Unai Emery nei confronti di Mesut Özil suonano sinistri.
Stiamo parlando del giocatore più rappresentativo dell’Arsenal, probabilmente l’unica stella internazionale ancora presente nei nostri ranghi e l’uomo cui è stato offerto un contratto mastodontico affinché restasse e diventasse il simbolo del nuovo corso.

Ebbene, sembrerebbe che Mesut Özil sia troppo leggero per affrontare il Bournemouth di Eddie Howe.

Se Unai Emery non si fida di Mesut Özil per affrontare Jefferson Lerma e Dan Gosling, come può farlo quando arriveranno Victor Wanyama e Mousa Dembélé, domenica prossima?
Delle rimanenti 19 squadre di Premier League, almeno 16 giocano un calcio aggressivo e fisico, basato su un pressing arcigno e sfiancante: che facciamo con tedesco? Lo imballiamo col pluriball e lo chiudiamo in un cassetto?
Abbiamo un bel soprammobile, che paghiamo quasi venti milioni di sterline l’anno, e lo lasciamo in una credenza, perchè non si sporchi o non si rompa?

Sicuramente sto leggendo troppo contenuto in una semplice frase, perché in fin dei conti il tedesco è partito titolare in dieci delle tredici partite di campionato disputate fino a qui, però quello di Unai Emery è un errore colossale, in termini di comunicazione: in un solo colpo, lo spagnolo ha messo in discussione la tenuta fisica e mentale di uno dei suoi migliori giocatori, ha fatto riaffiorare i pettegolezzi che erano circolati qualche mese fa sui rapporti burrascosi tra i due e ha denigrato uno dei suoi cinque capitani, di fronte al resto della squadra e ai tifosi.

Chapeau, Unai, gran bel filotto.

Da parte sua, in cinque anni di permanenza all’Arsenal il tedesco non ha fatto nulla - proprio nulla - per guadagnarsi più rispetto dai giornalisti e tifosi inglesi, sempre patologicamente ossessionati dalle scivolate e dalla passione, che i giocatori devono assolutamente dimostrare in maniera fisica; a memoria, conto tre interventi in scivolata in un lustro, tutti accolti da un boato inverosimile, al netto di troppe manifestazioni di frustrazione e disappunto.
Non è questo il punto, comunque, perché aspettarsi non fosse che un solo contrasto “maschio” da Mesut Özil significherebbe rimanere delusi, senza altre opzioni a disposizione.

Anche i muri sanno che il tedesco dà il meglio di sé quando può svariare liberamente sulla trequarti, combinare coi compagni e imbeccare la corsa di un compagno - come ad esempio quello di Héctor Bellerín contro il Leicester; la questione è quindi molto semplice: Unai Emery vuole costruire l’Arsenal attorno a Mesut Özil o a prescindere dal tedesco?
Se vorrà fare di Mesut Özil il vero centro del gioco, allora a mio modesto parere l’unica soluzione attualmente praticabile è un 3-4-1-2.
Dato il contingente attuale, la priorità è sfruttare al massimo il potenziale dei nostri giocatori più forti - Pierre-Emerick Aubameyang, Alexandre Lacazette e appunto Mesut Özil - senza stravolgere troppo gli equilibri della squadra; la presenza di Lucas Torreira accanto a Granit Xhaka garantisce (finalmente!) una buona copertura centrale, mentre sugli esterni Hector Bellerín e Sead Kolašinac portano ampiezza e inserimenti - anche se il bosniaco resta un pessimo difensore.
Davanti Alexandre Lacazette e Pierre-Emerick potrebbero finalmente giocare l’uno accanto all’altro e coronare il loro amore, mentre dietro tre difensori dovrebbero garantire una copertura sufficiente - anche se  il condizionale è d’obbligo quando uno dei centrali è Shkodran Mustafi.

Abbiamo visto che Pierre-Emerick in versione ala sinistra proprio non funziona e che Mesut Özil largo a destra sparisce dal campo, perchè ostinarsi con un modulo che anziché esaltare le qualità dei giocatori finisce col metterne in evidenza i limiti?

Se proprio Unai Emery si sente più a proprio agio con l’abituale 4-2-3-1, allora che faccia il proprio mercato in conseguenza - già a gennaio - e trovi un numero dieci di quelli che piacciono a lui, ovvero un numero otto (come Ever Banega o Ivan Rakitic)
Vendere Mesut Özil non sarà facile (oltre ad essere un errore) e si tratterà certamente di un affare in perdita, però almeno permetterebbe di portare chiarezza ad un progetto che, fino a qui, di chiaro ha davvero poco: se l’idea è virare verso un 4-3-2-1 o 4-3-3 basato su pressing e corsa a centrocampo, perchè lasciar partire Aaron Ramsey a parametro zero? Altro mistero, almeno per me.

Finora i risultati hanno aiutato a mascherare troppe prestazioni non pienamente sufficienti e tanta confusione tattica - più che naturale quando un nuovo allenatore si insedia - però è tempo per Unai Emery di scegliere una strada e percorrerla fino in fondo, senza più tentennamenti.

Gli esperti la chiamano identità tattica e amano dire che “si vede la mano del tecnico”: ecco, all’Arsenal quella mano ancora non si vede.
Se Mesut Özil dev’essere sacrificato in nome di questa mano, amen, ce ne faremo tutti una ragione, presto o tardi; sarebbe molto più difficile digerire un tecnico che sbandiera uguaglianza e meritocrazia per poi esitare di fronte all’incompatibilità della sua unica superstar con le sue convinzioni.

4 commenti:

  1. quoto parola per parola!

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  2. In virtù della motivazione sull'esclusione di Ozil, a me invece piacerebbe capire perchè Domenica è stato sostituito Torreira a 10 minuti dalla fine!

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    1. Torreira ha chiesto il cambio perché stanco dopo aver giocato entrambe le partite con l'Uruguay. Tutto sotto controllo

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