martedì 13 novembre 2018





Tre pareggi consecutivi, così diversi tra loro eppure egualmente efficaci nel restituire l’immagine dell’Arsenal attuale.
Tra la trasferta di Selhurst Park e la sfida casalinga contro il Wolverhampton, abbiamo infatti visto tutte le possibili facce di questa squadra: la determinazione nel raddrizzare il pomeriggio storto contro il Crystal Palace e il lapsus di concentrazione che è costato la vittoria, il coraggio nell’affrontare il miglior Liverpool dell’ultimo lustro ed infine, contro i Wolves, tutti i limiti tattici e tecnici che Unai Emery non ha ancora corretto.

Benedetta sia quindi la sosta per le nazionali, che permetterà al tecnico spagnolo di preparare al meglio una serie di partite molto complesse, tra le quali spiccano ovviamente il North London Derby casalingo del 2 dicembre e la trasferta a Old Trafford, in programma tre giorni dopo.
Tra la trasferta a casa del Bournemouth e la fine dell’anno, i Gunners giocheranno dieci partite in appena trentadue giorni – un’enormità per un gruppo di giocatori numericamente molto limitato.

Al momento la squadra fatica a trovare continuità in fase offensiva e resta comunque molto vulnerabile in difesa; se fino a qui la precisione chirurgica di Alexandre Lacazette e Pierre-Emerick Aubameyang ha mascherato le difficoltà del centrocampo, la scarsità di chiare occasioni da gol comincia a pesare nell’economia globale della squadra; siamo tra le squadre che tirano meno spesso (12 tentativi a partita, poco più di West Ham e Cardiff) e, pur essendo tra le più precise (42% di tiri nello specchio), paghiamo inevitabilmente la penuria di occasioni, data la poca affidabilità della nostra linea difensiva – sempre incerta come nelle stagioni passate.

Ecco un paio di spunti sui quali Unai Emery dovrà lavorare al più presto:

Pierre-Emerick Aubameyang non è un’ala
Il gabonese ha già messo a segno sette gol in campionato, eppure il suo apporto al di fuori dell’area di rigore è praticamente nullo; se all’interno degli ultimi sedici metri è uno dei migliori al mondo, fuori dal suo terreno di gioco preferito è un giocatore completamente diverso – e infinitamente meno efficace.
Dotato di una velocità fuori dal comune, Pierre-Emerick Aubameyang non possiede una tecnica tale da poter saltare il proprio marcatore e non ha una visione di gioco sufficiente per giocare nello stretto con i compagni – diventando così troppo facile da annullare per un qualsiasi difensore.
Delle sette reti messe a referto fino a qui, sei sono arrivate da dentro l’area di rigore e tre sono stati dei tap-in a due passi dalla porta, il che conferma due cose: uno, in area di rigore, Pierre-Emerick Aubameyang è un mostro; due, l’attaccante non è capace di creare occasioni da rete per contro proprio, che siano per sé stesso o per un compagno.
Inoltre, l’apporto difensivo dell’ex centravanti del Borussia Dortmund è vicino allo zero, il che complica la vita di Granit Xhaka e Nacho Monreal, dietro di sé; come visto anche troppo bene contro il Wolverhampton, attaccare la zona alle spalle di Pierre-Emerick Aubameyang è la via più facile per farci male – soprattutto quando alle sue spalle opera Sead Kolašinac, il che ci porta al punto numero due.

AAA terzino sinistro cercasi. DISPERATAMENTE.
Qual è la prima qualità che associate a Sead Kolašinac? Personalmente, scelgo la dirompenza.
Quando è lanciato in progressione, il bosniaco è virtualmente inarrestabile -  a meno di non voler mettere a repentaglio la propria incolumità.
Il peggior difetto dell’ex esterno dello Schalke 04 resta una conduzione di palla approssimativa e inversamente proporzionale alla velocità della progressione: a palla ferma o quasi, il sinistro di Sead Kolašinac è un’arma pericolosa, tuttavia più prende velocità e meno il piede sembra rispondere ai comandi, con il pallone che finisce fuori portata.
Ancor peggio del suo controllo di palla, però, è l’abilità difensiva: il bosniaco è sempre troppo fermo sulle gambe e non anticipa abbastanza i movimenti avversari, finendo sempre col dover rincorrere; come un motore diesel, non possiede un’accelerazione bruciante e ha bisogno di campo e tempo per raggiungere un pur ottima velocità di base, tuttavia la maggior parte degli avversari è già troppo lontano quando il nostro tank arriva a pieni giri.
L’assenza di Nacho Monreal pesa ogni giorno di più, sia in fase difensiva che in fase offensiva: lo spagnolo ha sempre dimostrato di avere un tempismo eccellente nelle sovrapposizioni e ha sviluppato l’ottima abitudine di segnare un gol quando la squadra ne ha più bisogno.
Purtroppo però Nacho Monreal è vicino al suo trentatreesimo compleanno e presto non potrà più garantire la copertura di campo che gli viene chiesta, quindi la priorità per Unai Emery sarà quella di trovare un sostituto all’altezza, al più presto.
Siccome il mercato di gennaio è ancora lontano e i soldi scarseggiano, perché non tentare la soluzione interna e sistemare lì il giovane Ainsley Maitland-Niles?
Già provato come terzino sinistro da Arsène Wenger, l’inglese non aveva certo sfigurato e possiede già tutte le qualità richieste ad un terzino moderno: velocità, resistenza e piedi buoni per partecipare alla manovra.
Con un centrocampo in sovrannumero e relativamente giovane, Ainsley Maitland-Niles potrebbe costruirsi una buona carriera da terzino, anziché ammuffire in panchina o dover cambiare squadra.

Risolti questi due problemi, la squadra dovrebbe avere una struttura più equilibrata e una maggiore fluidità in fase offensiva; resta da vedere quali sacrifici comporterà (o comporterebbe) la ricollocazione di Pierre-Emerick Aubameyang in posizione più centrale, perché Mesut Özil sull’esterno è inutile e Alexandre Lacazette ha dimostrato di essere il centravanti di manovra che ci serve.

E se il gabonese finisse in panchina? E se Mesut Özil finisse in panchina? Gli interrogativi sono tanti – vediamo quali saranno le risposte di Unai Emery.

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