sabato 15 dicembre 2018



Hector Bellerín
Lucas Torreira
Mattéo Guendouzi
Rob Holding
Alex Iwobi
Ainsley Maitland-Niles
Reiss Nelson
Emile Smith-Rowe
Eddie Nketiah
Konstantinos Mavropanos
Bukayo Saka
Zech Medley
Julio Pleguezuelo
Joe Willock
Krystian Bielik
Kelechi Nwakali

Ecco la meglio gioventù in casa Arsenal, signore e signori.
Il più vecchio ha 23 anni, il più giovane 17; qualcuno è già un elemento intoccabile della squadra, altri sono ormai integrati in pianta stabile tra i diciotto giocatori abitualmente scelti da Unai Emery e i restanti spingono in maniera sempre più convinta e convincente (da vicino o da lontano) per prendersi qualche minuto di gloria.

Il futuro dell’Arsenal è, almeno sulla carta, luminoso.
Ovviamente solo pochissimi dei giocatori elencati qui sopra diventeranno elementi di prima fascia, tanti troveranno la propria dimensione altrove e qualcuno dovrà arrendersi ad un infortunio grave, come spesso accade ai più giovani, ma Unai Emery può contare su tanto talento tra i ranghi del settore giovanile.

Per anni abbiamo visto Arsène Wenger sostituire il mammasantissima di turno (Ashley Cole, Patrick Vieira, Gilberto Silva o Thierry Henry) con un giovanotto di belle speranze e tirare fuori dal cilindro conigli come Cesc Fàbregas, Robin van Persie, Gaël Clichy, Mathieu Flamini o Alex Song, salvo poi vederli partire verso Club con maggiori possibilità economiche.
Un circolo vizioso ma allo stesso tempo virtuoso, che ha permesso all’Arsenal di restare in contatto con i piani alti del calcio europeo e pagare la costruzione dell’Emirates Stadium nei modi e nei tempi prestabiliti.
È passato qualche anno da quei tempi di vacche magre ed ecco che Unai Emery si ritrova nelle stesse ristrettezze economiche; non c’è più uno stadio nuovo da pagare ma le due stagioni consecutive in Europa League e l’incapacità del Club di far fruttare il proprio parco giocatori ci hanno portato ad avere un budget striminzito, con il quale lo spagnolo dovrà tentare l’impresa di tornare in Champions League.

Inevitabile quindi che l’attenzione si sposti verso il settore giovanile, dal quale Unai Emery dovrà scegliere un gruppo di giovani che potranno per lo meno garantire un sano turnover e quindi far risparmiare fondi preziosi al Club; per intenderci, nelle prossime sessioni di mercato non arriveranno più giocatori come Mohamed Elneny – non abbastanza forti per divenire tasselli importanti per la squadra ma comunque molto onerosi, in termini di costi di trasferimento e stipendio -  ma soltanto giovani di belle speranze o campioni affermati.
Tutto il resto, ovvero ricambi per le fasi iniziali dell’Europa League e la coppe nazionali, arriverà esclusivamente dall’Academy.

Una politica rischiosa ma necessaria, soprattutto quando si deve competere con Club senza limiti economici come Manchester City, Manchester United e Chelsea.
Il modello, non a caso tirato in ballo dallo stesso Unai Emery, è il Liverpool: i Reds di Jürgen Klopp hanno lentamente costruito una squadra capace di entrare stabilmente tra le prime quattro senza per questo lanciarsi in spese folli. Attenzione, con il termine “spese folli” non intendo con pochi investimenti ma piuttosto con investimenti pesanti solo per giocatori di comprovato valore come Mo Salah, Virgil van Dijk o Alisson – finanziati attraverso cessioni lucrative.
Tralasciando la partenza di Coutinho verso Barcellona, un affare che capita una volta ogni cent’anni, il Liverpool è stato eccezionale nel vendere giocatori non trascendentali come Benteke, Sakho, Ibe o Ings per cifre molto elevate (circa 90 i milioni ricavati da questi quattro giocatori, ad esempio) – cosa che l’Arsenal non è più riuscita a fare dalla cessione di Nicolas Anelka al Real Madrid.

All’epoca, due pezzi da novanta come Cesc Fàbregas e Robin van Persie sono  stati ceduti per cifre irrisorie, seppur per ragioni diverse, e altri giocatori mediocri sono rimasti sul libro paga del Club fino allo sfinimento oppure “regalati” a chiunque fosse interessato; per i soli cartellini di Alexis Sánchez e Aaron Ramsey, l’Arsenal avrebbe dovuto recuperare almeno un centinaio di milioni di sterline ed invece si è ritrovato a dover scambiare il cileno con un Henikh Mkhitaryan in declino e vedrà il gallese svincolarsi a parametro zero a fine anno – senza parlare di Danny Welbeck, anch’egli in partenza a parametro zero a fine stagione, e Mesut Özil, cui è stato rinnovato il contratto a cifre astronomiche senza che ci fosse un vero progetto tattico attorno alla sua figura.

Quello a venire sarà un percorso tortuoso e pieno d’insidie, tuttavia avere dato le chiavi in mano a Raùl Sanllehi e Sven Mislintat è forse la miglior decisione che la dirigenza abbia preso dai tempi dell’arrivo di Arsène Wenger: appurato che la famiglia Kroenke non tirerà fuori un solo maledetto dollaro dal proprio portafogli, cosa fare di meglio che assumere uno dei migliori osservatori al mondo e uno dei dirigenti più stimati e conosciuti del panorama europeo?
Il tedesco ex-Borussia Dortmund ha già fatto intravedere il proprio “occhio di diamante”, come lo chiamano in Inghilterra, con gli arrivi di Lucas Torreira e Mattéo Guendouzi, mentre il catalano ha già chiarito pubblicamente che situazioni come quelle riguardanti Aaron Ramsey, Alexis Sánchez, Mesut Özil e Danny Welbeck non si ripeteranno più, in futuro.

Aspettiamoci tanti altri acquisti “alla Guendouzi” e speriamo che il risultato sia lo stesso, anche se realisticamente ci toccherà vedere anche tante belle promesse che rimarranno purtroppo tali; allo stesso tempo, possiamo serenamente aspettarci anche qualche giovane prodotto del vivaio che improvvisamente si prenderà il centro del palcoscenico e ci lascerà a bocca aperta e ci renderà orgogliosi del nostro Arsenal.


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