domenica 30 dicembre 2018


Può sembrare facile dirlo proprio adesso che siamo reduci da una bella sberla: i nostri giocatori non sono all’altezza.
È brutto generalizzare, perché in fin dei conti form is temporary, class is permanent, come diceva Arsène Wenger, ma la qualità generale dei nostri giocatori è inferiore a quella dei giocatori delle rivali che ci precedono.

Che scoperta! direte voi ed è difficile darvi torto: il problema non è una novità.
La sola novità, se volete, è il fatto che adesso in panchina non c’è più papà Arsène, che coccola i suoi giocatori e non è capace di punirli quando non ci comportano bene; non c’è più papà Arsène che concede sempre un’occasione di redenzione ai suoi uomini, anche quando tutto il mondo esterno ha capito che tizio o caio proprio non è all’altezza di vestire la nostra gloriosa maglia; non c’è più papà Arsène che se ne frega della difesa e della tattica e mette in campo otto trequartisti e due punte.

Adesso c’è Unai Emery il pragmatico, l’uomo che ha aperto le finestre e fatto entrare aria nuova in un Club diventato stantio; adesso c’è Unai Emery l’analista, che passa ogni ora della sua vita a preparare clip video per ogni singolo giocatore ed è un maniaco della tattica; adesso c’è Unai Emery l’intransigente, che non guarda in faccia a nessuno e non si fà scrupoli quando c’è da escludere il divo di turno.

Intendiamoci, non sto attaccando Unai Emery perchè gli dev’essere concesso il tempo necessario a costruire una squadra a sua immagine e somiglianza e questa chiaramente non la è.
Gli è stato affidato un parco giocatori già in su con gli anni, composto per lo più da centrocampisti offensivi che amano convergere verso il centro e difensori male assortiti per i quali difendere non è mai stata una priorità.
Per un allenatore che ha spesso favorito l’utilizzo di due ali pure e richiesto un pressing costante e implacabile ai propri centrocampisti, ritrovarsi in rosa Alex Iwobi, Henrikh Mkhitaryan e soprattutto Mesut Özil non è un grande inizio.

Gli ci vorranno diverse sessioni di mercato per aggiustare le cose, però la realtà attuale ci racconta un Arsenal che non è difensivamente più affidabile rispetto alla stagione scorsa ma fatica molto di più nel trovare la via della rete; anche se abbiamo segnato cinque gol in più rispetto a questo punto della scorsa stagione, la manovra è molto più lenta e molto meno fluida, così come sono meno numerose le occasioni da gol create.
La prima missione di Unai Emery è quella di trarre il meglio dai giocatori attualmente a disposizione, anche se non sono i più adatti alle sue idee e, a mio modesto parere, Unai Emery sta fallendo perché non ha ancora trovato una formula adatta alle qualità dei nostri migliori giocatori e sembra complicare alcune scelte più del dovuto - almeno per quanto si vede dall’esterno.

Al di là dell’ormai ridicola situazioni creatasi tra lui e Mesut Özil, che resta comunque il giocatore più talentuoso che abbiamo in rosa, fatico a spiegarmi la riluttanza dello spagnolo nello schierare simultaneamente Alexandre Lacazette e Pierre-Emerick Aubameyang, due attaccanti complementari che s’intendono a meraviglia fuori e dentro al campo, e costruire una struttura che favorisca una transizione rapida dalla nostra trequarti a quella avversaria, dove le qualità dei nostri possono fare la differenza.

Invece di muovere rapidamente il pallone dalla nostra mediana alla trequarti, ci perdiamo in una miriade di passaggi nella nostra metà campo senza avere dei difensori abbastanza a proprio agio con il pallone per attirare il pressing avversario ed eluderlo; Arsène Wenger aveva mille difetti ma uno dei suoi pregi era quello di fare in modo che i vari Mesut Özil, Alexis Sánchez, Aaron Ramsey e compagnia ricevessero il pallone il prima possibile e potessero tenerlo il più a lungo possibile, cercando la combinazione vincente nei pressi dell’area avversaria: poteva essere frustrante quanto volete ma almeno la squadra aveva un’identità, plasmata sui giocatori a disposizione.

Oggi un’identità proprio non l’abbiamo, che sia in possesso palla, in transizione o senza il possesso palla: abbiamo cambiato modulo tra una partita e l’altra, a volte addirittura tra un tempo e l’altro, e spesso Unai Emery ha trovato le soluzioni giuste per raddrizzare risultati storti ma mai abbiamo dato l’impressione di padroneggiare il nostro spartito - qualunque esso fosse.
Nell’attesa di rinnovare la rosa a disposizione (ammettendo che ci siano i fondi necessari) e avere dei giocatori più vicini ai propri dogmi calcistici, Unai Emery deve trovare una serie di soluzioni che migliorino drasticamente le nostre prestazioni ed i nostri risultati, ad oggi non del tutto soddisfacenti.

I vari Stephan Lichtsteiner, Shkodran Mustafi, Sokratis e Sead Kolašinac non sono giocatori coi quali lottare per vincere il campionato o andare lontano in Champions League ma certamente sono molto migliori delle cinque sberle prese ad Anfield; spetta a Unai Emery farli rendere ad un livello tale da giocarci la qualificazione alla prossima Champions League fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata di Premier League.

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