martedì 15 gennaio 2019


A Gelsenkirchen, come in quasi tutte le città tedesche, la convivenza con lo “straniero” è diventata la più totale normalità.

Girando per la città potrete notare una combinazione omogenea di diverse etnie che con molta semplicità convivono tra di loro.
Insieme ai tedeschi infatti, numerose famiglie italiane, scandinave e turche si dividono il territorio.

I turchi iniziarono a sbarcare nel 1961, dopo che Bonn siglò un Accordo per il reclutamento di manodopera dalla Turchia.
Sebbene negli anni ‘60 il bisogno di manovalanza fosse molto alto, la crisi del ‘74 costò il lavoro a numerosi immigrati. Nonostante questo stop, i turchi continuarono a sbarcare in Germania, fino ad arrivare al milione e mezzo oggi.
Tra questi, Mesut Özil, turco-tedesco di terza generazione.

Mesut nasce nel 1988 a Gelsenkirchen ed è ultimo di 4 fratelli, con i quali cresce tra la povertà del ghetto turco, emarginato dalla vita tedesca. L'unica cosa che conforta il piccolo Mesut è il pallone, che vede come la via più veloce per riuscire ad evadere da un contesto che comincia a stargli stretto.

Il suo viaggio calcistico inizia in un campetto di periferia, dove Mesut si reca puntualmente tutti i giorni, a prescindere dalle condizioni atmosferiche; ogni giorno perfeziona sempre di più le sue qualità con la palla, sviluppando quasi un'amicizia con quest'ultima.
Inutile dire che appena entrato nella squadra di calcio della scuola, viene subito inserito coi più grandi, risultando anche lì determinante.
Se da studente si mostra molto chiuso e introverso, appena inserito in un contesto calcistico e con un pallone tra i piedi, la personalità muta incredibilmente nel senso opposto, rendendolo leader, capace di trascinare un'intera squadra con le sue giocate.

C’è però una piccola ma grande nota da evidenziare: se al piccolo Mesut una cosa non lo convince appieno, quella magia che mostra al campetto si tramuta in malavoglia e pigrizia e diventa un giocatore come gli altri.

Il passo successivo, essendo di Gelsenkirchen, è il trasferimento nell’U21 dello Schalke  04, all'età di 16 anni.
Dopo un anno entra a far parte della prima squadra, con cui fa il suo esordio in Bundesliga contro l’Eintracht Francoforte. Nei due anni durante i qualii veste la maglia dei “Die Knappen”, si iniziano a delineare le sue meravigliose doti da trequartista: visione di gioco e facilità di giocata, che attirano le luci del calcio tedesco.

L'ultimo giorno di mercato della finestra invernale del 2008, Özil fa le valigie per trasferirsi a Brema, pronto a difendere i colori del Werder.
Nel Nord della Germania, Mesut riesce a ritagliarsi spazi sempre più ampi e a rendersi sempre più utile alla squadra. La sua lettura del gioco e la rapidità palla al piede permettono al tedesco di mettere in mostra il miglior pezzo del suo grande repertorio: l'assist.
Saranno circa 50 in due anni e mezzo con la maglia del Werder, numeri da capogiro.
Statistiche che fanno innamorare follemente Florentino Perez, che investe 15 milioni per ampliare la rosa già galattica dei “Galacticos”.
Anche con la maglia dei Blancos, i numeri non cambiano: 1 assist ogni 2 partite, in media, stavolta a finalizzare ci sono i vari Di Maria, Benzema e Ronaldo, a cui Özil fà metà del lavoro con il montaggio dei loro gol.
Nonostante le statistiche vadano bene, qualche malumore di troppo influenza le prestazioni del trequartista, come se il Mago di Gelsenkirchen ogni tanto smarrisse la sua bacchetta magica. Questo suo deficit caratteriale lo porta ad apparire svogliato in campo, mettendo in mostra la metà delle sue qualità.

Un’improvvisa aria di rivoluzione in casa Real toglie campo a Ozil, costretto ad abbandonare la calda Spagna per accasarsi in Inghilterra, all’Arsenal.

Il sogno di Wenger di avere a disposizione Mesut Özil, già corteggiato prima del passaggio di quest’ultimo al Real Madrid, si avvera finalmente il 2 settembre 2013, con l'arrivo del tedesco a Londra.
Nel primo periodo, Mesut non delude le aspettative che si erano create su di lui e con le sue magie diviene il vero mattatore dei Gunners. In quella sistema di gioco e non avendo il pensiero della prima costruzione, Mesut si sente libero di agire, perlustrare la zona e colpire nel momento esatto, un killer.
Gli spazi creati da Sánchez lo portano ad avanzare anche sulla linea d'attacco, riuscendo a riempire il bottino di reti.

Purtroppo, come già successo a Madrid, la sua incostanza impedisce la completa ascesa del campione tedesco, che resta un enigma per tanti tifosi.

Nonostante la sua discontinuità, tuttavia,  la qualità di gioco sublime illumina gli occhi di tutti gli appassionati di calcio; i suoi lampi, le sue visioni arricchiscono ogni giorno il cuore dei tifosi.

Perché solo per un mago il calcio é infinitamente mutabile ed eternamente nuovo.

Solo un mago conosce il segreto del cambiamento, solo lui sa veramente che tutte le cose sono accovacciate nel desiderio di diventare qualcosa di diverso, ed è proprio da questa tensione universale che egli trae la sua forza.

Ora è e sarà per sempre, il Mago di Gelsenkirchen.


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