domenica 20 gennaio 2019

Che goduria, eh?

Vedere undici giocatori ben messi in campo, carichi a mille, concentrati, efficaci e determinati a vincere una partita decisiva contro un avversario, il Chelsea, che partiva favorito.
Il primo quarto d’ora, in particolare, è stato una gioia per gli occhi e per il nostro orgoglio: Lucas Torreira e Aaron Ramsey in moto perpetuo, Alexandre Lacazette maestoso nel guidare la linea d’attacco, Pierre-Emerick Aubameyang aggressivo sul portatore di palla avversario e il Chelsea, maestro del possesso palla e della costruzione ragionata, completamente spaesato, incapace di mettere insieme tre passaggi di fila.

Il gol del vantaggio è stato una conseguenza naturale di un dominio incontestabile, la maniera in cui Alexandre Lacazette l’ha confezionato una vera delizia; il Chelsea sembrava destinato a capitolare fin dalle primissime battute, quando Pierre-Emerick Aubameyang ha lisciato un cross basso di Alexandre Lacazette e Laurent Koscielny ha colpito di testa a botta sicura, centrando però Kepa in pieno volto, con la palla che è volata sopra la traversa.
Per oltre un’ora, prima di un inevitabile calo fisico, abbiamo vinto praticamente tutti i nostri duelli e impedito al Chelsea di creare vere e proprie occasioni da gol.
Il pallonetto fuori misura di Pedro e il palo colpito da Alonso sono stati avvenimenti estemporanei, figli di una grande intuizione di David Luiz e di un calcio piazzato, mentre Hazard annaspava nella morsa degli eccellenti Laurent Koscielny e Sokratis e i due esterni venivano neutralizzati con una certa facilità dai nostri terzini.

Un vera goduria, come ho detto, che mi ha riportato alla vittoria nel derby d’inizio dicembre.


Come abbiamo fatto a perdere col West Ham e col Southampton? Come abbiamo potuto pareggiare col Brighton?
Com’è possibile che questa stessa squadra, così carica e aggressiva, sia la stessa che abbiamo visto vegetare allo stadio Olimpico, al St. Mary’s e all’Amex Stadium?

Si è parlato tantissimo dell’assenza di Mesut Özil, della conseguente mancanza di creatività in squadra, tuttavia quello vista col Chelsea è una squadra perfettamente in grado di creare grattacapi a qualsiasi avversario (o quasi) anche senza le intuizioni del trequartista tedesco.
Il problema è da cercare altrove, evidentemente.
Ricordo ancora le polemiche del post-Brighton o la delusione dopo l’inattesa sconfitta a casa del West Ham e ricordo bene come Unai Emery sia finito nell’occhio del ciclone per aver schierato contemporaneamente tre “centrocampisti difensivi” come Granit Xhaka, Lucas Torreira e Mattéo Guendouzi.
Al di là dell’equivoco tattico, perché nessuno dei tre citati qui sopra è in effetti un centrocampista difensivo nel senso proprio della definizione, le polemiche sono state scatenate dal fatto che i tre centrocampisti non hanno saputo costruire un ponte con l’attacco, isolato ed abbandonato a sé stesso.

Il denominatore comune alle ultime tre prestazioni scialbe è da cercarsi in uno schieramento troppo prudente, con cinque difensori e tre centrocampisti puri; senza Mesut Özil sulla trequarti o Aaron Ramsey a spingere il baricentro della squadra  in avanti, Pierre-Emerick Aubameyang e Alexandre Lacazette non ricevono palloni giocabili e faticano a costruirsi occasioni da rete degne di questo nome.

Posso capire che Unai Emery sia preoccupato dall’eccessivo numero di gol incassati fino a qui (32, più di Leicester, Wolves e Newcastle, tanti quanti Crystal Palace, Watford e Brighton) ma la soluzione evidentemente non è aumentare il numero di difensori o di giocatori difensivi.
Per quanto assurdo possa essere, questo Arsenal sembra essere una squadra che difende meglio quando può attaccare in gran numero; sarà forse parte dell’eredità lasciata da Arsène Wenger, tuttavia la miglior arma difensiva attualmente in nostro possesso è la nostra qualità offensiva.

Un Arsenal schierato con un 4-3-1-2 o un 4-3-2-1 sembra molto meglio organizzato difensivamente rispetto ad un 5-3-2 o 3-5-2, nonostante i numeri possano suggerire il contrario; esattamente come aggiungere attaccanti non aumenta necessariamente le possibilità di far gol, aggiungere difensori non garantisce una miglior tenuta difensiva.

Costringere una squadra difensivamente scarsa a doversi difendere è una tattica suicida, se ci si pensa bene; meglio lavorare affinché il pallone resti il più a lungo possibile il più lontano possibile dalla nostra linea difensiva.
A Unai Emery chiedo di ritrovare il coraggio di osare, di mandare in campo una squadra che ci faccia vibrare per intensità, aggressività e determinazione - come quelle viste contro Tottenham, Liverpool (in casa) e Chelsea.

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