martedì 8 gennaio 2019



Gli anni ‘90 sono gli anni delle terribili “Guerre Jugoslave”.
Tutti gli stati appartenenti alla Jugoslavia, dopo la morte di Tito, tentano di strappare la loro indipendenza ad una confederazione che univa popoli, usanze e religioni troppo differenti tra loro.

Dopo l’uscita di Slovenia, Croazia e Bosnia, nel ‘96 è il turno del Kosovo, pronto a dare battaglia all’Unione delle repubbliche di Serbia e Montenegro.
Le combutte, iniziate ufficialmente nel 1996, hanno delle importanti basi già una decina di anni prima, con cortei e manifestazioni contro il governo centrale.
Tra questi indipendentisti risalta il nome di Ragib Xhaka, un vero kosovaro pronto a scendere in campo per dare una speranza alla sua gente, alla sua famiglia e ai suoi futuri figli.

Figli che nasceranno in Svizzera, dove papà Ragib e la moglie si trasferirono nel 1990.
I due ragazzi crescono con il carisma del padre e il pallone tra i piedi.
Entrambi iniziano il loro cammino calcistico nel Concordia Basilea: Taulant è il piú grande mentre Granit è un anno piú piccolo, ma piano piano insieme cominciano ad attirare gli occhi di club piú prestigiosi, Basilea tra tutti, che tessera entrambi nel loro settore giovanile.
Granit rispetto al fratello ha qualcosa in più, ha più dimestichezza coi piedi e ha quella voglia di emergere che nei giovani di oggi si vede raramente.

Il suo esordio tra i protagonisti avviene il 28 Luglio 2010, a 17 anni e 10 mesi, nel preliminare di Champions contro il Debrecen: entra al minuto 88’ sul 1-0 e dopo appena 4 minuti di gioco sigla il suo primo gol, tra i professionisti e in campo europeo.
Un Predestinato.

Nato come trequartista ma arretrato subito davanti alla difesa, Granit molto presto inizierà a capire i suoi reali punti di forza rendendosi indispensabile per la squadra. Dopo due anni giocati intelligentemente bene per la squadra svizzera, il Borussia Mönchengladbach intravede qualcosa d’importante in lui e non ci mette tanto a pagare 8,5 milioni per acquistarlo.
In Germania il nazionale svizzero, oltre ad emergere per la sua notevole fisicità, riesce ad affinare ancor di più il piede sinistro, delicato e potente, prendendosi la scena giocando da regista, posizione dalla quale nessuno riesce più a toglierlo.
Con la maglia del Borussia alla fine giocherà un totale di 140 presenze in sole 4 stagioni, diventandone pure il capitano a soli 22 anni, premio per la sua grande autorità e charme.

Nel maggio del 2016 arriva il grande salto, l’Arsenal sborsa una cifra intorno i 40 milioni di sterline per anticipare la concorrenza e portare Granit alla corte di Wenger.
Cambia la squadra ma ritmi e prestazioni rimangono gli stessi, accompagnati però da parecchi cartellini rossi, una costante nella carriera allo svizzero.
La crescita continua anche nel paese della Regina, grazie alla sua grande capacità di lettura delle azioni, dalla giusta postura in campo e dalla sua velocità di pensiero, che lo rendono molto presto una pedina fondamentale anche nello scacchiere di mister Unai Emery, che di lui non riesce a fare a meno.

Un ragazzo cresciuto con poco e con le parole del padre che risuonano ogni giorno nella sua testa: lottare per quello in cui credi con il carisma che hai dentro, perchè carisma significa “grazia” e non c’è nulla che uno possa fare per averlo; o ce l’hai o non ce l’hai, e Granit di carisma ne è maestro.


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