22 gennaio 2019


Il 20 Maggio 1982 a Plzeň, uno dei più importanti centri di interesse della Repubblica Ceca, da mamma Libuse nascono tre gemelli: Sarka, Micheal e Petr.
Il parto non fu per niente facile e si dice che tutti i bambini siano nati con qualche fragilità di troppo ma gli infermieri rassicurano i genitori, gridando al miracolo per la triplice nascita.

La storia di oggi sarà incentrata su uno di quei tre fratelli: Petr, che di miracoli nella sua vita, ne ha vissuti e compiuti parecchi.

Inizia la sua carriera nello Skoda Plzeň, l'attuale Viktoria, che lo tessera e lo lancia nel mondo del calcio come attaccante ma sin da subito si intuisce che il gioco d'attacco non è il suo forte.
La casualità vuole che nei primi momenti di riabilitazione, in seguito alla frattura della gamba destra, Petr nelle partitelle finali viene posizionato spesso in porta.
A furia di stare tra i pali, l'allora già mastodontico Čech ci prende gusto e decide di restarci e di iniziare la sua carriera calcistica con i guantoni addosso.
Dopo tutta la trafila nelle giovanili dello Skoda, fa il suo esordio tra i professionisti col Chmel Blšany, dove rimane fino al 2001, per poi passare allo Sparta Praga ed infine al Rennes.

Arriviamo dunque al punto cruciale della sua lunga carriera: Il 1 luglio del 2004, il giorno di apertura della finestra estiva di mercato, Petr Čech passa al Chelsea per 13 milioni di euro.

Sebbene sia arrivato come secondo di Cudicini, le prestazioni un po’ appannate di quest'ultimo creano il terreno ideale per spiccare il volo e, da lì a poco, per trascinare i Blues il più in alto possibile.
La fiducia di Mourinho, che lo ha voluto e lanciato al Chelsea, viene subito ripagata con prestazioni caratterizzate da sicurezza, professionalità e un'ottima qualità tra i pali; a dimostrare ciò é il record di minuti senza subire gol in Premier League: 1'024 minuti, dal dicembre 2004 al marzo 2005.

Le stagioni successive procedono bene, sulla falsariga delle precedenti, fino al 14 ottobre 2006, che diventerà uno dei momenti cruciali della sua vita, prima ancora che della sua carriera: al Madejski Stadium si affrontano il Reading e la squadra allenata da Mourinho; la partita è appena iniziata da appena sedici secondi quando, dopo un lancio e l'uscita di Čech, il ginocchio dell'ala del Reading, Stephen Hunt, va a scontrarsi con la testa del portiere del Chelsea.
Il portiere rimane a terra, tenta di alzarsi ma dopo poco cade di nuovo e viene dunque portato con urgenza in ospedale.
È necessaria un’operazione lunghissima, durante la quale gli vengono impiantati due sostegni di ferro in sostituzione alla parte fratturata del cranio.

Di quegli istanti “Big Pete”, non ricorda assolutamente niente: non ricorda dello scontro, della partita, del trasporto; sa solo di essere in un letto di ospedale dopo aver rischiato di lasciarci le penne.

Ad accompagnare la felicità di essere sano e salvo, però, c’è l’angoscia di non poter più scendere in campo a difendere la sua tanto amata porta.
Fortunatamente i medici danno l’ok dopo 98 interminabili giorni e, con un caschetto in più, Petr torna a difendere la porta dei Blues.
Da quel momento il vecchio Čech arriva al capolinea ed entra in scena un nuovo Petr, più determinato, consapevole e forte.
I successivi 8 anni col Chelsea saranno saranno costellati da trofei, con la Champions contro il Bayern in prima fila, arrivata proprio grazie ai due penalty parati.

Il ritorno dal prestito di Courtois mette però in secondo piano il giocatore ceco, che dopo un anno vissuto da vice decide di fare le valigie e trasferirsi sempre a Londra ma con la maglia dell’Arsenal.
Chiamatela casualità, ma la prima partita disputata con la maglia dei Gunners vede come avversario proprio il Chelsea: in quel match i suoi salvataggi, soprattutto sulla punizione di Oscar, mantengono il vantaggio di Chamberlain e permettono all’Arsenal di portare a casa il Community Shield, suo primo trofeo targato Arsenal.
La storia non cambia nelle altre finali vinte con la maglia dell’Arsenal, poiché a farne le spese sono sempre stati i cugini del Chelsea.
Dopo tre anni giocati ancora a degli ottimi livelli, nonostante qualche sbavatura qua e là, Čech ha deciso di annunciare il suo addio al calcio giocato al termine della stagione corrente.
L’ha comunicato a tutti  la settimana scorsa, con una nota scritta sul suo iPhone, catturata e postata su Instagram, sempre con la sua solita e formidabile semplicità.

Semplicità che da sempre l’ha contraddistinto e che lo ha reso quello che è ora.
Perchè per essere un eroe non è obbligatorio un mantello ma possono anche bastare un paio di guanti e un caschetto.

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