martedì 26 febbraio 2019


Nel 1919, al termine del primo conflitto mondiale, un clima teso e di sopravvivenza pervade praticamente tutto il continente europeo.
In Inghilterra questo ambiente favorisce lo sviluppo di diverse gang, formate da gruppi di giovani ragazzi che cercano la via della vittoria, dribblando la faticosa e pericolosa vita di fabbrica.
La più nota, grazie anche alla serie tv, è quella dei Peaky Blinders, una banda di Birmingham chiamata così per via del loro cappello che copriva il loro sguardo, tanto signorile quanto spietato.
Nonostante il gruppo unito, la figura di spicco è sicuramente quella di Tommy Shelby, vero leader della banda, che fa dell’eleganza e della cattiveria i proprio segni distintivi.

Londra, 2019: sebbene la maggior parte delle gang appartenenti al secolo passato siano pressochè scomparse, la figura del leader, colui che ha un compito di comando, continua con insistenza a fare parte della nostra quotidianità.
La fortuna è trovare in lui la saggezza e la spietatezza (nel senso buono) di Tommy Shelby.
La fortuna è essere un tifoso dell’Arsenal ed avere Koscielny come capitano, lui che non ha paura di niente e che ha la dote dell’equilibrio; lui, che in fondo in fondo è l’ultimo dei Peaky Blinders.

Una mentalità tale non cresce così dal nulla; una mentalità così ti appartiene dal primo istante della tua nascita.
Laurent cresce a Tulle, città del sud-est della Francia, fondata su solide basi e affidata alle industrie e all'artigianato. I soldi non sono molti e i due stipendi dei genitori, entrambi minatori, non bastano per tirare avanti la baracca.
“Sunt rupes virtutis iter”, negli ostacoli - le pareti rocciose attorno a Tulle, in questo caso - si trova la virtù, recita il motto cittadino.
Un coro che si innalza prepotentemente nella testa del predestinato Laurent, che non ci impiega molto a capire che le sue doti calcistiche potrebbero risollevare la sua situazione familiare.

La sua carriera inizia a Guingamp, oltre 700 chilometri da Tulle: con i Rouges et Noires resta per 3 anni, giocando sempre in Ligue 2, e inizia ad intraprendere una carriera da centrocampista difensivo ma
Il poco spazio trovato in Bretagna invita il giocatore a tentare di accumulare più minuti altrove, più precisamente a Tours.
Sulle rive della Loira, il ragazzo ventiduenne abbassa il suo raggio d'azione, ritrovandosi a dirigere la sua “banda” dalla difesa. Nella sua seconda stagione i 5 gol stagionali insieme al suo fantastico rendimento lo portano a compiere il grande salto in Ligue 1.
Il Lorient, ex squadra di Guendouzi tra le altre cose, si fida ciecamente sia delle sue abilità difensive che d’impostazione e gli garantisce un posto da titolare inamovibile.

Le voci iniziano a girare e numerosi Club cominciano a presentarsi dallo sconosciuto Koscielny.
In primis ovviamente, l’Arsenal che, grazie anche alla presenza di Arsène Wenger, riesce a portare in Inghilterra il giovane difensore francese.
Da qui in poi la sua leadership, menzionata tanto all'inizio, comincia a prendere piede sempre con più veemenza, anno dopo anno, partita dopo partita; dopo essersi conquistato il posto da titolare, giunge l'ora della fascia a significare che, oltre all'importanza calcistica, Koscielny è pronto per coordinare e unire il gruppo con facilità, grazie alle sue qualità di trascinatore.
Peccato per la serie infinita di infortuni, su tutti al ginocchio e alla caviglia, che hanno compromesso una carriera ancor più gloriosa per il ragazzo.

Un ragazzo dal cuore d'oro e una mentalità da boss.
Come Tommy Shelby mantiene tutti uniti dal suo trono, sapendo che il suo popolo gli starà sempre accanto, anche Koscielny percorre la sua strada.
Perché Laurent è così, ed è questo che vuole.

Laurent Koscielny, by order of the Peaky Blinders.


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