12 febbraio 2019


Le persone silenziose sono quelle che hanno tanto da dire. Non stanno in silenzio per paura di parlare ma parlano solo con chi è in grado di capire.

Le persone silenziose sono quelle introverse che non necessitano di fare chiasso ad ogni costo, che meditano e riflettono prima di esporre un proprio pensiero, preferiscono ascoltare, comunicando con gli altri attraverso pochi gesti, concisi ed essenziali.
La maggior parte delle volte, questo aspetto riesce ad avere un peso specifico ben più grande rispetto a delle semplici parole. 

Mattéo Guendouzi, ha capito che questo atteggiamento può portarlo in alto, facendo a “spallate” col calcio inglese, sperando di diventare al più presto uno dei migliori.

La storia del centrocampista francese inizia nel vicino 1999 a Poissy, nella periferia di Parigi.
Il centro della capitale francese dista una trentina di chilometri, mentre ad una distanza ancor più irrisoria possiamo trovare “Camp des Loges”, il centro sportivo della squadra più importante di Parigi. Rabiot, Coman, Kimpembe, Moussa Dembélé sono alcuni degli ultimi giocatori sfornati dal settore giovanile del PSG, a cui ora si va ad aggiungere con forza pure Mattéo.

I suoi primi passi risalgono nel 2005, all'età di 6 anni, quando la prima squadra riprova ad riassaporare il sapore della Champions.

A 14 anni, iniziano a delinearsi i primi segni della sua grande intraprendenza: nonostante una ricca offerta di rinnovo da parte del PSG, il giocatore a sorpresa rimanda al mittente la proposta del club transalpino, per poi firmare col Lorient in Ligue 2.
Una scelta che può sembrare a molti paradossale, ma che si rivelerà una mossa pensata e molto intelligente: lasciare la comodità e la vicinanza della famiglia, per spostarsi di 500 chilometri più ad Est, da solo nella fredda Bretagna.

La voglia di giocare con continuità e la possibilità di mettersi in mostra creano un mix equilibrato, che consente a Mattéo di guadagnarsi a 17 anni il posto da titolare nella serie cadetta. La personalità dimostrata nella sue scelte, la manifesta alla perfezione in campo: da centrocampista non si limita alla fase di intercettazione del pallone ma è abile nel far ripartire l'azione anche rischiando passaggi più azzardati, che risultano essere però più efficaci.

Gli occhi dei grandi club si fanno vigili e un maestro come Mislintat, ex capo-scout dell’Arsenal con un passato come scout a Dortmund, decide di puntare forte su di lui; nonostante le avances da parte di Dortmund e PSG, il suo cuore gooner, influenzato dai ricordi di Vieira e Henry, ha la meglio.

Nata come scommessa di Mislintat, diventata sorpresa per gli addetti ai lavori.
Emery, dopo la preparazione estiva, lo ha definito come “una grande sorpresa positiva”, e vista la convincente pre-season, conquistare il tecnico è un gioco da ragazzi.
La sua visione di gioco e la meravigliosa abitudine di tenere la testa alta, non per mettere in mostra la sua “cespugliosa” chioma, esaltano la sua fisicità ed esplosività, capace di “coccolare” quel pallone tra i suoi piedi, facendolo diventare un diamante prezioso...

La già lunga lista di francesi dei Gooners sembra non finire mai: da Vieira, Pirès e Henry, ai più recenti Koscielny, Flamini e Giroud, fino ad arrivare a Mattéo Guendouzi, colui che arrivato dalla Ligue 2 non ha sentito il grande salto di categoria.
Colui che gioca già da veterano a nemmeno vent'anni.
Colui che, con le sue poche parole e tanti fatti, ha già rubato il cuore di molti tifosi.

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