lunedì 18 febbraio 2019


0-1 a Borisov, contro una squadra ferma da due mesi e alla quale un anno fa - pur in circostanze diverse - avevamo dato dieci gol, tra andata e ritorno. Di chi è la colpa?

Tra le scelte tattiche di Unai Emery, assolutamente terribili, e le prestazioni degli undici mandati in campo, non si salva nessuno.
Questa partita poteva essere vinta anche con due allenamenti nelle gambe e nessun tipo di consegna tattica - o per lo meno non essere persa - ed invece siamo tornati a casa con il peggiore dei risultati in trasferta.

Se Unai Emery avesse mandato in campo una sorta di Under 23 avrei anche potuto capire la sconfitta, tuttavia non mi capacito del fatto che Laurent Koscielny, Nacho Monreal, Granit Xhaka, Henrikh Mkhitaryan, Alex Iwobi e Alexandre Lacazette non siano riusciti ad imporre la propria superiorità tattica, tecnica e fisica nei confronti di una compagine, il BATE Borisov, che in sostanza si trova in pieno precampionato.
Quella di giovedì scorso assomiglia ad una di quelle sconfitte estive, improbabili sulla carta, che spesso vengono giustificate dalle gambe appesantite dalla preparazione, dalla scarsa intesa dovuta ai nuovi arrivi, da formazioni spesso sperimentali e tanti cambi tra il primo e il secondo tempo.

Peccato che si tratti dell’Europa League e che in gioco ci sia la qualificazione agli ottavi di finale di quella che resta la nostra strada principale verso la Champions League.

Nell’immediato post-partita si è parlato di tutto: dell’inadeguatezza di Unai Emery, dell’assenza di Mesut Özil, degli errori sottoporta di Henrikh Mkhitaryan e Alexandre Lacazette, della reazione stupida di quest’ultimo e dei cambi incomprensibili del tecnico basco.

Personalmente, quel che mi preoccupa è vedere che non esiste un’alternativa offensiva alla sovrapposizione di Sead Kolašinac sulla corsia di sinistra, in combinazione con Alex Iwobi.
Non abbiamo nessun’altra arma offensiva da usare, che si tratti del BATE Borisov o del Manchester City: non abbiamo nessuno che salti l’uomo per creare superiorità sulla trequarti, non abbiamo dei tiratori che provino la conclusione dalla distanza, non abbiamo un possesso palla sufficientemente fluido per far circolare il pallone e spostare la linea difensiva avversaria, non siamo capaci di combinare negli spazi stretti in area di rigore.

Lo spartito è sempre quello e prevede che Alex Iwobi riceva palla sulla sinistra, che si accentri in attesa dell’arrivo del bosniaco per servirlo sulla corsa e che l’ex terzino dello Schalke 04 metta un pallone basso all’indietro o un cross alto sul secondo palo.
Di tante schifezze viste fino a qui, la statistica più terrificante è che il giocatore che ha creato più occasioni da gol in situazioni di palla in movimento è proprio Sead Kolašinac con 18.
Sapete chi è il secondo? Alex Iwobi, con 10.

Pendiamo a sinistra più noi di Palmiro Togliatti.

Capisco che l’infortunio di Héctor Bellerín ci abbia privati di uno dei migliori terzini della Premier League, tuttavia ridurre tutte le nostre opzioni offensive ad una sola corsia ed una sola coppia di giocatori è pericoloso; il BATE Borisov, come l’Huddersfield pochi giorni prima, non ha nemmeno dovuto faticare più di tanto per contenerci.

La cosa curiosa e profondamente destabilizzante è che il talento in sé non mancherebbe nemmeno, a mancare è invece il coraggio.

Il nuovo arrivato Denis Suárez si è aggiunto a Mesut Özil, Aaron Ramsey, Henrikh Mkhitaryan, Alex Iwobi, Alexandre Lacazette e Pierre-Emerick Aubameyang e ha ulteriormente rinforzato il contingente offensivo a disposizione del tecnico - che però non sembra molto incline ad utilizzarlo in tutto il suo potenziale.
Sarà che sono ancora un po’ nostalgico di Arsène Wenger e delle sue formazioni a volte improbabili, tuttavia mi piacerebbe ogni tanto vedere una squadra a trazione anteriore, messa in campo per dare da pensare all’avversario di turno e imporre le proprie qualità balistiche sulla trequarti.

Ad eccezione dello squalificato Alexandre Lacazette, gli altri saranno tutti disponibili giovedì sera e presumibilmente smaniosi di redimersi di fronte ai tifosi, ribaltando il risultato negativo dell’andata.
Unai Emery ha un’opportunità irripetibile per scrollarsi di dosso la brutta prestazione di Borisov - dove non ne ha azzeccata una - e riconquistare l’Emirates Stadium, dove i suoi detrattori si fanno ogni giorno più numerosi.

Se sarà servita a togliere definitivamente dalla mente di Unai Emery l’eccessiva prudenza dimostrata nell’ultimo mese, allora la sconfitta di Borisov avrà comunque portato qualcosa di positivo e questo allenatore e a questo gruppo di giocatori.

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