martedì 19 febbraio 2019


L'altro giorno, bazzicando su Facebook, sono rimasto molto impressionato dalla pagina “Gibba Adventures”.
Il protagonista della pagina e dei relativi video è un appassionato di cimeli risalenti alle grandi guerre: il suo compito, come descritto nella sua bio di Facebook, é quello di dare un futuro al nostro passato, facendosi spazio tra le ripide montagne con il suo metal detector e la sua passione.

Henrikh Hamleti Mkhitaryan, talento armeno in forza all’Arsenal, anche lui, seppur nel settore calcistico, tenta in tutti i modi di andare a “ritrovare” l'essenza del centrocampista d’un tempo, per integrarlo al meglio nel calcio di oggi.
Inizia a giocare in Armenia, dove il ragazzo è sì nato ma paese che nella sua infanzia ha visto poco, per via della carriera calcistica del padre, che lo ha spinto a varcare il territorio francese.
Una volta tornato nel suo paese natìo, inizia a giocare a calcio; il pallone lo porta a vestire i colori delle giovanili del P'yownik, la squadra più titolata del piccolo quadro calcistico armeno, dove esordisce a 17 come promettente mezzala delle giovanili prima di essere spostato nel ruolo di trequartista, dove grazie alle sue reti, porta nella città di Erevan ben 4 titoli.

Il semplice passo che fanno la maggior parte dei calciatori armeni, o più generalmente del basso Caucaso, è quello di cercare fortuna in squadre russe o ucraine. Il suo viaggio dunque, continua in Ucraina, dapprima con la maglia del Metalurh, dove diventa il più giovane capitano del club, e un anno e mezzo quella dello Shakhtar.
Alla corte di Lucescu fa gruppo con giocatori destinati a diventare molto importanti nel calcio europeo, come Willian e Douglas Costa; nella fredda Ucraina, scaldata dalle movenze dal cuore latino della parte brasiliana della squadra, Henrikh si integra benissimo, facendo dell'inserimento il suo punto di forza: il suo tempismo lo spingerà, al terzo anno con la maglia “arancio-nera”, a siglare la bellezza di 25 gol, pur agendo da trequartista.

Numeri da capogiro che sconvolgono totalmente Klopp, l'allora tecnico del Borussia Dortmund, che con un blitz ingegnoso riesce ad aggiudicarsi il giocatore armeno.
Henrikh Mkhitaryan impiega solamente due giornate per integrarsi al meglio e il 1°Settembre sigla i suoi primi gol, in casa dell’Eintracht; la sua fantasia e intraprendenza non fanno pesare la partenza del piccolo Götze, accasatosi al Bayern e poi raggiunto dal compagno Lewandoski.
Nel suo ultimo anno in Bundesliga, con l'avvento di Tuchel sulla panchina del BVB, molto spesso arretra la sua posizione, ritornando a fare la mezzala in un centrocampo a 3, come in passato.

Nel 2016, un po’ a sorpresa, arriva in Inghilterra andando a vestire la maglia del Manchester United, che investe 31 milioni per averlo.
In Inghilterra gioca praticamente ovunque: esterno, mezza punta o trequartista; dove il bisogno chiama, Mourinho sa di avere la carta armena da utilizzare come jolly.
Purtroppo per lui, i capricci londinesi di Alexis Sánchez lo rendono una semplice merce di scambio, usata per scontare il prezzo del cileno nel suo passaggio dai londinesi al Manchester United.

Arriva dunque all’Arsenal con un'aria nuova, di rivalsa nei confronti del suo vecchio Club, e nel suo primo match ufficiale le sue qualità esplodono, riuscendo a mettere a referto ben 3 assist nella vittoria contro i Toffees.
Un brutto infortunio non gli permette però di continuare ad incidere con la maglia dei Gunners, poi la nuova stagione porta Unai Emery in panchina e il ruolo di Mkhitaryan si sposta largo a destra dove, con il suo piede fatato, continua a sfornare assist per Aubameyang e compagnia bella.

La bravura di Henrikh è quella di saper integrare molto bene tutte le qualità viste ed apprese girando per mezza Europa.
Perché all'uomo irrazionale interessa solamente avere ragione mentre a quello razionale interessa imparare ed Henrik di apprendere non è mai sazio.

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