mercoledì 20 febbraio 2019


Domani giochiamo una sfida da ultima spiaggia contro il BATE Borisov. Lo so, è incredibile ma è così.
Prima di parlare della gara di ritorno di Europa League, tuttavia, vorrei discutere di un giocatore che sicuramente non scenderà in campo né domani, né da qui alla fine della stagione. Anzi, che non giocherà proprio più con la maglia dell’Arsenal: Danny Welbeck.

Non sono mai stato un grande ammiratore dell’attaccante inglese, cronicamente inaffidabile sottoporta e vittima di ogni possibile infortunio che si possa immaginare. Per quanto impegno ci metta e per quanto il suo mix di forza e velocità siano qualità innegabili, un attaccante che non sa fare gol o confezionare l’ultimo passaggio non mi piace.

Detto questo, non capisco perchè Raul Sanllehi e l’Arsenal abbiano deciso di non rinnovargli il contratto e lasciarlo libero di andarsene a fine stagione.

La si può guardare dal lato sportivo o da quello economico, la scelta non ha comunque senso: anagraficamente nel pieno della maturità, nazionale inglese, oltre 300 partite da professionista e 70 gol, valutato attorno ai 15 milioni di euro e attualmente sotto contratto per 70’000 sterline a settimana, sostituirlo con un giocatore migliore e meno costoso mi sembra un’impresa ardua.
Data la reticenza di Unai Emery nell’utilizzare Eddie Nketiah e il rendimento ancora molto altalenante di Reiss Nelson - che tra l’altro non può fare il centravanti - non vedo come si possa riempire questo ruolo senza svuotare il portafogli, che tra l’altro è già molto leggero.

Sebbene gli infortuni siano stati un bel problema per Danny Welbeck, l’ultimo davvero serio risale al maggio 2016, quando un problema al ginocchio lo ha tenuto fermo per otto mesi e gli è costato l’Europeo in Francia.
Da allora qualche acciacco qua e là ma nulla di trascendentale, ad eccezione ovviamente della caviglia rotta qualche mese fa, quindi anche in questo caso la scelta di lasciarlo libero non mi convince per niente.

Capisco che Raul Sanllehi e il Club abbiano dovuto e voluto mandare un messaggio forte e chiaro dopo il rinnovo di Mesut Özil, che ha visto l’Arsenal piegarsi in maniera servile al ricatto dei rappresentanti del trequartista tedesco, e che quindi abbiano deciso di non cedere più alle pressioni di agenti spietati, tuttavia non vedo in Danny Welbeck un giocatore che avrebbe cercato di forzare la mano al Club - a differenza di quanto fatto da Aaron Ramsey.
Fatico ad immaginare che l’attaccante abbia richiesto uno stipendio molto superiore a quello attuale - che è comunque estremamente basso: per darvi un metro, Danny Welbeck oggi guadagna quanto Nacho Monreal e meno di Lucas Pérez prima della cessione al West Ham, meno di Drinkwater del Chelsea, meno di Delph del Manchester City e meno di Fellaini del Manchester United, prima della partenza per la Cina.

Anche ammettendo che abbia chiesto un aumento per arrivare attorno alle 100’000 sterline a settimana, Danny Welbeck resterebbe uno degli attaccanti meno pagati tra quelli delle prime sei della classe e avrebbe comunque uno stipendio inferiore a Giroud del Chelsea o Sturridge del Liverpool.

Al di là della mera questione economica, anche sportivamente parlando non sembra aver molto senso non rinnovare il contratto a Danny Welbeck: la sua versatilità gli permette di giocare da centravanti unico, da seconda punta in coppia sia con Pierre-Emerick Aubameyang che con Alexandre Lacazette o da esterno alto - a destra come a sinistra.

Quanti dei 40 milioni che sembra avremo a disposizione quest’estate dovranno essere investiti per sostituire Danny Welbeck - dalla cui cessione non avremo ricavato nemmeno un centesimo - mentre la nostra difesa fa acqua da tutte le parti e non abbiamo un terzino sinistro degno di questo nome?
Che si giochi in Champions League o in Europa League l’anno prossimo, che turnover pensa di applicare Unai Emery quando Alexandre Lacazette e Pierre-Emerick Aubameyang dovranno tirare il fiato?

La partenza di Sven Mislintat ci lascia tra l’altro sprovvisti di una figura in grado di pescare il talento dell’anno senza doversi svenare, mentre Raul Sanllehi si è fatto una carriera grazie ad una generazione d’oro cresciuta nel vivaio a Barcellona ed è comunque riuscito a buttare dalla finestra alcune centinaia di milioni con acquisti come Alex Hleb (18 milioni), Dmytro Chygrynskiy (25 milioni), Keirrison (14 milioni), Alex Song (19 milioni), Thomas Vermaelen (19 milioni), Jérémy Mathieu (20 milioni) o Arda Turan (34 milioni), tutti arrivati mentre era Direttore Sportivo dei catalani.

Raul Sanllehi si è preso le migliori sòle prodotte dall’Arsenal, signore e signori.
Da solo, Raul Sanllehi ha finanziato il mutuo dell’Emirates Stadium con un contributo totale di 60 milioni per giocatori poi lasciati a marcire in tribuna o regalati alla prima occasione.

Quella che riguarda Danny Welbeck sembra essere un’altra scelta illuminata di Raul Sanllehi.
Purtroppo.

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