05 marzo 2019


Aaron James Ramsey nasce a Caerphilly, una comunità situata nel sud del Galles, famosa soprattutto per la presenza del “Castello di Caerphilly”, il secondo per grandezza del Regno Unito, e per l'omonimo formaggio.
La parola calcio, inesistente.
La passione e la perseveranza lo spingono a continuare su questa strada, andando a militare nella squadra della città “dietro casa”, Cardiff.

Cardiff è la sua storia, la sua vita. L'amore che ha ancora per la squadra gallese è qualcosa di inimmaginabile.
Inizia a giocare sin da bambino, mettendosi in risalto rispetto agli altri ragazzini: più svelto, più intelligente tatticamente e più deciso.
A volte anche troppo, visto che appena dodicenne, durante una partita viene sostituito per una rissa, e soprannominato “Rambo”, appellativo utilizzato anche dai suoi attuali supporters dei Gunners.
Una miccia pronta ad esplodere ma che gli permette di avere qualcosa in più rispetto ai suoi compagni, arrivando a debuttare a soli 16 anni in prima squadra, stabilendo il record di precocità della storia del club, a discapito di un mito come John Toshack.

Dalla stagione successiva inizia a giocare con regolarità nella seconda parte del campionato, riuscendo a strappare un posto da titolare ed ad attirare l'attenzione di club della Premier.

Si dice che per lui iniziò una lotta a tre tra United, Everton ed Arsenal; si dice inoltre che le chiamate di Ferguson e il colloquio con Moyes non impressionarono più di tanto il talento gallese.
Totalmente il contrario fu con Wenger, che con un incontro faccia a faccia sciolse ogni dubbio ad Aaron, che accettò la proposta dei Gunners, battendo le concorrenti.
In lui Wenger intravede le doti del primo Fabregas, ed è in quella posizione che inizia la sua carriera con la maglia dell’Arsenal.

Quando le cose sembrano andare per il meglio e la titolarità si avvicina, una sciagurata entrata di Shawcross, gli spezza, nel vero senso della parola, una gamba.
Il referto decreta la rottura di tibia e perone, con una prognosi di almeno 9 mesi.

Nove mesi, per un ragazzo in rampa di lancio, sono tanti.
Molti giovani calciatori, dopo una mazzata del genere, con difficoltà riescono a risollevarsi. Ma lui, con l'appoggio della società e con i prestiti mensili a Nottingham e Cardiff, riesce piano piano a riprendere i ritmi acquisiti e sviluppati prima della disgrazia e, a maggio del 2011, riparte con un gol nella partita di Premier League contro lo United.

L’Arsenal ritrova Ramsey e viceversa.
Il minutaggio cresce a pari passo con la sua importanza a livello di gioco nel centrocampo della squadra di Wenger. Nasce dunque un centrocampista totale, capace di variare sia da mezza punta,sia da mezzala che da regista basso. Una libidine.
Una meravigliosa velocità di lettura accorpata ad una tecnica sopraffina, ne fanno sia un metronomo che un giocatore decisivo in fase offensiva.
Una sessantina di gol e altrettanti assist lo rendono uno dei principali artefici della formazione londinese.

A gennaio di quest'anno però, le voci persistenti di un suo possibile approdo a Giugno alla Juve, diventano realtà. Purtroppo ora, il popolo dei Gooners dovrà fare a meno del suo tuttofare di qualità e del suo combattente.

Perché l’Arsenal andrà sì avanti ma, con un Rambo in meno in guerra, la battaglia sarà molto ma molto più complicata.

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