lunedì 20 maggio 2019


Baku è ancora lontana, quindi c’è tutto il tempo per dedicarsi al PAGELLONE!

Giocatore per giocatore, vediamo che è stato promosso a pieni voti, chi è rimandato e chi invece è stato tristemente bocciato.
Da Petr Čech a Eddie Nketiah, un voto non si nega a nessuno...compreso ovviamente Unai Emery.

Petr ČECH - 6,5
Titolare ad inizio stagione, un infortunio subìto contro il Watford spiana la strada all’ascesa di Bernd Leno e così il veterano si ritrova ad essere portiere di coppa.
Al netto delle evidenti difficoltà quando si trova il pallone tra i piedi, il vecchio Čech non ha per niente sfigurato e sarà il titolare a Baku, contro il suo Chelsea, nella sua ultima partita da professionista...speriamo solamente di non finire ai rigori!

Bernd LENO - 7,5
Il tedesco ha aspettato pazientemente la propria occasione e l’ha afferrata senza esitazioni. Reattivo tra i pali, eccellente in impostazione, l’ex portiere del Bayer Leverkusen si è adattato alla perfezione al nuovo ambiente e ci ha spesso salvato il didietro con parate fenomenali - come le due in rapida successione a Wembley.
Ci sono ancora ampi margini di miglioramento sui palloni alti, come dimostrano gli errori contro Southampton e Wolves, ma le premesse sono molto buone.

Stephan LICHTSTEINER - 5
Paga un finale di stagione disastroso, superato nelle gerarchie da Ainsley Maitland-Niles, Carl Jenkinson e perfino Shkodran Mustafi, ma non dobbiamo dimenticare un inizio molto positivo, durante il quale si è sempre fatto trovare pronto quando chiamato in causa.
L’età ha pesato e i ritmi della Premier League si sono dimostrati troppo elevati anche per un super atleta come lui. Lascerà il Club quest’estate senza troppi rimpianti, né da parte sua né da parte nostra.

Carl JENKINSON - 5,5
Impegno tanto, qualità non sufficienti. Ce la mette tutta e spesso non fa nemmeno brutta figura, tuttavia il suo livello è un altro. Ormai 27enne, per Jenkinson è ora che cominci una carriera in un’onesta squadra di Premier League o una buona squadra di Championship. Grazie ma siamo a posto così, Jenks.

Ainsley MAITLAND-NILES - 6
Ottimo tornante, terzino rivedibile, centrocampista inadeguato, ala promettente. Il tappabuchi per eccellenza merita un voto per ogni ruolo che gli è stato chiesto di coprire, la media che ne risulta è sufficiente.
Nel ruolo di tornante sembra esprimersi al meglio, quindi se Unai Emery dovesse confermare il 3-4-1-2 allora dovrà dar battaglia a Héctor Bellerín per un posto da titolare.
Il finale di stagione in crescendo ne aiuterà fiducia e autostima ma deve ancora migliorare molto.

Héctor BELLERÍN - 7
Forse l’infortunio che ha pesato di più sui risultati della squadra. Sia da terzino che da tornante ha saputo fare male, aggiungendo una solidità difensiva mai vista prima.
È ancora molto giovane quindi speriamo che l’infortunio al ginocchio sia assorbito senza conseguenze, dovesse essere così ci ritroveremo in casa uno dei migliori esterni al mondo e un potenziale capitano, ora che tanti veterani dello spogliatoio ci stanno lasciando.

Nacho MONREAL - 6
L’impressione è che l’avanzare degli anni cominci a farsi sentire e che il ruolo di terzino o esterno stia diventando troppo dispendioso; da centrale non convince appieno, senza tuttavia sfigurare, ma probabilmente d’ora in avanti sarà considerato un’alternativa per la formazione titolare e non più un punto fermo.
Attenti a sottovalutare La Cabra, però…

Sead KOLAŠINAC - 6
Tanti assist ma tutti uguali, a conferma della monodimensionalità del nostro carro armato bosniaco.
Non dribbla, non finta, va solo dritto e travolge tutto sulla propria strada, prima di mettere un cross basso all’indietro.
Per un certo periodo di tempo ha funzionato alla grande, soprattutto in tandem con Alex Iwobi, poi gli avversari hanno capito l’antifona e il giochino si è rotto.
Ah, non sa e non vuole difendere, un dettaglio non da poco per un terzino/tornante.

SOKRATIS Papastathopoulos - 7
Stopper all’antica, coi modi gentili di Pasquale Bruno e Pietro Vierchowod e dodici ammonizioni sul groppone. Usa il fisico come pochi altri, le mani invece troppo e l’anno prossimo col VAR saranno guai.
Che goduria vederlo esultare per una scivolata ben riuscita, però!
Un lottatore sul quale contare, soprattutto con Laurent Koscielny che invecchia e Shkodran Mustafi che...è Shkodran Mustafi.

Laurent KOSCIELNY - 6,5
Onestamente parlando, non credevo l’avremmo mai più rivisto in campo dopo la rottura del tendine d’Achille. La prestazione contro il Southampton mi ha quasi fatto sperare di non vederlo più in campo, poi però Lolo ha tirato fuori dal cilindro una serie di prestazioni mostruose, soprattutto accanto a Sokratis, e allora ho capito di avere peccato. Chiedo perdono, mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa.
Resta un grosso interrogativo: quanto reggerà, con tutti quei dolori?

Shkodran MUSTAFI - 5
Non sarebbe nemmeno così scarso, però non riesce a restare concentrato per più di otto secondi e inevitabilmente veniamo puniti.
Noi, non lui.
Lui sbraita contro un compagno o contro il portiere ed è convinto che non sia mai colpa sua. Anche contro il Crystal Palace, quando Zaha lo ha ridicolizzato senza nemmeno faticare, se l’è presa con Bernd Leno.
È ora di vendere, anche se in perdita, e trovare un difensore a modo.

Rob HOLDING - 6,5
Altro infortunio pesante nell’economia della nostra stagione, proprio quando stava trovando continuità e fiducia.
Se recupera bene dall’infortunio, una maglia da titolare non gliela leva proprio nessuno; è più a proprio agio in una difesa a tre piuttosto che a quattro ma sono dettagli, soprattutto vista l’età.

Kostantinos MAVROPANOS - 5,5
Dopo un infortunio durato un secolo, sembrava dover salvare la patria.
Più passavano i giorni, più il giovane greco diventava il difensore perfetto; dopo i primi tre mesi era diventato Cannavaro, alla soglia dei sei mesi si era trasformato in Beckenbauer e in concomitanza col ritorno in campo assomigliava a Franco Baresi.
Il campo ci ha poi mostrato che il buon Dinos deve mangiare ancora tanta pastasciutta, magari in prestito dove potrà giocare con continuità.

Mohamed ELNENY - 5,5
Il compitino lo fa sempre, senza scomporsi e con grande dedizione.
Guai però a chiedergli di andare oltre e purtroppo a volte serve rischiare, per aiutare la squadra.
L’arrivo sulla scena di Mattéo Guendouzi ha messo a nudo tutti i limiti dell’egiziano, che molto probabilmente verrà ceduto per fare cassa.
Da un certo punto di vista, vederlo partire dispiace un po’ perché Mo è qualcuno sul quale puoi sempre contare, tuttavia preferisco che sia il giovane Joe Willock a giocare quegli scampoli di partita concessi all’egiziano.

Lucas TORREIRA - 7
Utilizzato col contagocce ad inizio stagione, una volta entrato in squadra l’uruguaiano è diventato un elemento fondamentale e un idolo dei tifosi.
Aggressività, tenacia e coraggio lo hanno istantaneamente eretto a perno indispensabile nel nostro centrocampo, dove assieme a Granit Xhaka ha dato sostanza e geometrie alla squadra; il gol nel North London derby e soprattutto quello, in rovesciata, all’Huddersfield lo hanno catapultato tra i migliori acquisti dell’anno in Premier League.
La seconda parte della stagione, tuttavia, è stata molto più complicata e le prestazioni incredibili dell’autunno sono state sostituite da partite meno convincenti.
La sua resta una grande stagione, soprattutto se consideriamo che si tratta della prima in assoluto in Premier League, speriamo che la prossima sia quella della consacrazione in termini di qualità e soprattutto continuità.

Granit XHAKA - 6
Leader naturale e regista dal piede fatato, lo svizzero è il centro di gravità della squadra e l’uomo da cui parte la nostra manovra.
Un bene o un male? Non fosse per le leggerezze inspiegabili che ci costano regolarmente punti preziosi, sarebbe l’uomo cui affidare la fascia di capitano e attorno al quale costruire la squadra, tuttavia sono ormai tre anni che assistiamo inevitabilmente al retropassaggio che mette in porta l’avversario, al possesso di palla prolungato che finisce con gli avversari che ripartono in contropiede o al fallo inutile che regala una punizione in zona pericolosa, un calcio di rigore o la superiorità numerica a chi ci sta di fronte.
Lì da qualche parte c’è un centrocampista straordinario ma l’idiota che s’impossessa del suo corpo ne impedisce la completa maturazione.

Mattéo GUENDOUZI - 6,5
La vera rivelazione dell’anno, soprattutto ad inizio stagione quando il coraggio, la personalità e il dinamismo hanno convinto Unai Emery a preferire questo sbarbatello, appena arrivato dalla Ligue 2 francese, a Lucas Torreira e Mohamed Elneny.
La seconda parte di stagione è stata molto meno convincente, soprattutto quando gli arbitri hanno smesso di accordargli calci di punizione sempre generosi, ma il futuro del giovanissimo francese sembra molto promettente. Smettesse di lamentarsi in maniera così plateale...

Aaron RAMSEY - 6,5
Inizio di stagione complicato, complici le storie riguardanti il suo contratto e il sistema tattico immaginato da Unai Emery, poi un crescendo impressionante che ne ha reso la partenza ancora più amara.
Non sono mai stato un grande ammiratore del gallese ma le sue incursioni in area, così efficaci quando il movimento degli attaccanti diventa prevedibile, ci sono mancate tremendamente in questo finale di stagione. Chiunque sarà scelto per rimpiazzarlo dovrà possedere le stesse qualità e soprattutto la stessa determinazione e lo stesso senso di appartenenza di Aaron Ramsey, missione che si annuncia molto difficile da portare a termine.

Mesut ÖZIL - 5
Virtualmente fuori rosa e sul mercato in autunno, il tedesco è riuscito a riconquistarsi il posto da titolare nonostante il chiaro ostracismo iniziale da parte di Unai Emery; qualche sporadica eccezione a parte, il rendimento di Mesut Özil è stato insufficiente o quantomeno altalenante ed in alcun modo proporzionale all’investimento effettuato dal Club al momento di rinnovargli il contratto.
Purtroppo quei diciotto milioni di sterline l’anno peseranno sempre troppo nella valutazione dell’ex trequartista del Real Madrid, troppo spesso inquadrato come trascinatore quando mai, nella sua illustre carriera, si è caricato una squadra sulle spalle, preferendo il ruolo di numero due.
L’estate prossima potrebbe finalmente sancire la fine di un equivoco che dura da cinque anni, anche se nessuno dovrebbe sentirsi particolarmente soddisfatto di tale epilogo. Continuo a credere che l’Arsenal sia più forte con Mesut Özil in campo che fuori…

Henrikh MKHITARYAN - 5
Troppo discontinuo, troppo anonimo e troppo pagato per aspirare ad un futuro nell’Arsenal, soprattutto alla luce delle difficoltà economiche del Club. Del giocatore ispirato e incisivo visto al Borussia Dortmund si sono perse le tracce, viene da pensare che Mourinho non avesse poi tutti i torti a relegarlo al ruolo di comprimario; quando è in giornata può portare un bel contributo in termini di corsa, geometrie e ultimo passaggio ma queste famose giornate sono troppo poche.

Alex IWOBI - 6
Gran bell’inizio di stagione, fatto di dribbling, tunnel, qualche assist e tanta costruzione sulla trequarti; poi, col passare del tempo, le prestazioni degne di nota si sono fatte sempre più rare e i vecchi difetti sono inesorabilmente tornati a galla - in primis le difficoltà nel concludere a rete.
È ancora giovane ed è cresciuto nel Club, qualsiasi ipotesi di cessione va cestinata immediatamente perché il nigeriano non può che migliorare.

Danny WELBECK - 6
Il suo infortunio ha privato Unai Emery di una carta preziosa in attacco, anche se Danny Welbeck non è certo un fenomeno; la sua velocità, la sua potenza e il suo strapotere fisico generale lo rendono un cliente difficile per qualsiasi difensore, anche se il peggior nemico di Danny Welbeck resta il suo stesso controllo di palla.
Di certo la sua presenza avrebbe potuto farci sperare di sbloccare qualche partita che, col senno di poi, ci è costata il quarto posto e la qualificazione alla prossima Champions League, tuttavia la sua partenza non lascerà un vuoto incolmabile nel mio cuore.

Alexandre LACAZETTE - 8
Tra il Lacazette sbarcato da Lione e quello odierno c’è un abisso.
Non tecnico, perché l’ex attaccante del Lione ha sempre avuto due piedi ben educati, ma caratteriale perché se esiste un trascinatore nello spogliatoio, quello è Alexandre Lacazette.
Il suo ruolo di nove e mezzo ha fatto molto bene Pierre-Emerick Aubameyang e alla squadra in generale, conscia che là davanti c’è un uomo capace di difendere il pallone, far salire la squadra, tessere geometrie sulla trequarti e sparare il pallone in fondo alla rete da qualsiasi angolo.
La coppia Aubazette è il cardine dal quale ripartire, la base sulla quale costruire il nuovo Arsenal.

Pierre-Emerick AUBAMEYANG - 8
Gol a valanga, con tanto di scarpa d’oro portata a casa nella prima stagione completa in Premier League.
Sbaglierà anche tanto sottoporta ma è un attaccante di caratura mondiale, uno di quelli che ti regalano un vantaggio psicologico sull’avversario ancor prima di entrare in campo.
In coppia con Alexandre Lacazette è spettacolare, anche se i due a volte si cercano troppo e finiscono col diventare prevedibili; il suo gol al Mestalla resta uno dei più belli che mi è capitato di vedere e di certo la prova che Pierre-Emerick Aubameyang vede la porta come pochissimi altri attaccanti al mondo.

Eddie NKETIAH - 6
Per assurdo, è quello che ha sofferto di più dell'infortunio di Danny Welbeck, che gli ha chiuso le porte ad un prestito di sei mesi in Bundesliga - come successo a Emile Smith Rowe.
Da quel momento in poi è finito nel limbo, dimenticato da Unai Emery nonostante la carenza di attaccanti; troppo forte per il calcio giovanile ma non abbastanza per quello dei grandi, a giudicare dallo scarsissimo utilizzo, l'anno prossimo dovrà assolutamente accumulare minuti e magari gol, per tornare alla base più maturo e pronto. Chiude la stagione con il meritato primo gol in Premier League, speriamo il primo di tanti altri con la nostra maglia.

Unai EMERY - 6
È piuttosto semplice: se vinciamo l’Europa League a Baku allora la sua stagione è da otto, se invece perdiamo allora il voto scenderà a quattro.
Può sembrare cinico ma le prestazioni e i risultati sono stati troppo altalenanti per concedere più della sufficienza al basco, che ad oggi non è ancora riuscito a dare un’identità alla squadra; l’obbiettivo della stagione era quello di tornare in Champions League e ci siamo andati molto vicini in campionato, sprecando però tutto con un finale di stagione da incubo.
Il rendimento contro le altre squadre in lotta per le posizioni di vertice è stato molto positivo, mentre quello esterno non è migliorato abbastanza, rispetto alla scorsa stagione; la fase difensiva non è più rassicurante rispetto agli anni passati, però l’evoluzione tattica e la flessibilità di Unai Emery sono stati una bella ventata d’aria fresca.
La prossima stagione sarà quella della verità…

Ecco fatto il mio pagellone di fine stagione, voi che voti dareste?


2 commenti:

  1. Con i voti sostanzialmente sono d'accordo, ad ogni modo vorrei fare alcune considerazioni.

    Emery:
    POSITIVO : gioca chi merita, non gioca o viene sostituito (in qualsiasi momento) chi demerita.
    POSITIVO: raggiunta una finale europea.
    NEGATIVO: evoluzione tattica io non ne ho vista anzi ho visto susseguirsi molta confusione, nell'ultimo periodo anche Wenger ha giocato con i principi (forse con meno aggressività ma alcuni interpreti erano diversi) ed i sistemi di gioco (3421 o 3412) usati quest'anno.
    NEGATIVO: una grande squadra deve avere una identità precisa, non deve adattarsi alle situazioni ma deve imporle.

    OZIL: sono d'accordo siamo molto meglio con lui che senza di lui (del resto - anche se in fase discendente - è un sempre un fuoriclasse) , sono anche d'accordo che il nostro meglio venga dal duo AUBA-LACA, l'equazione purtroppo però ci dice anche che tutti e tre insieme in campo ci indeboliscono (questione di equilibri!). Penso perciò che uno dei tre sia di troppo (cessione)...e che su gli altri due si debba puntare tutto.

    RAMSEY: per alcuni tutto ma per altri il contrario di tutto, per me da Luglio scorso si doveva ripartire da lui affidandogli per prima cosa la fascia di capitano e per seconda dargli il contratto che voleva. Lo rimpiangeremo!

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  2. Grazie del commento, anche se non è firmato ;)
    Giusto per precisare, quando parlo di evoluzione tattica mi riferisco alla maggiore attenzione al gioco dell'avversario e all'impostazione della partita.
    Personalmente non credo avremo mai un gioco da imporre agli altri perchè Emery mi sembra uno di quegli allenatori che immaginano la squadra e la partita senza il pallone, a differenza di altri (come Guardiola, ad esempio).
    Questione di gusti, anche a me piace poco ma tant'è...

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