lunedì 13 maggio 2019


Rimpianti, tantissimi.

Arsenal v Brighton 1-1
Brighton v Arsenal 1-1

Arsenal v Crystal Palace 2-3
Crystal Palace v Arsenal 2-2

Arsenal v Wolves 1-1
West Ham v Arsenal 1-0
Southampton v Arsenal 3-2

É difficile scegliere quale, tra quelli qui sopra, sia il risultato che fa più male.

Con il quarto posto lontano solo un misero punto, le recriminazioni sono tante e sono impossibili da digerire; dei ventuno punti a disposizione nelle sette partite menzionate qui sopra ne abbiamo raccolti appena quattro mentre sarebbero potuti essere almeno dodici, ad essere prudenti.

E pensare che ne sarebbero bastati appena tre in più…

Le nostre possibilità di assaporare di nuovo il gusto del calcio europeo di massimo livello passerà da Baku, tra due settimane, in una finale secca contro il Chelsea di Sarri - uno scenario brutale aperto a qualsiasi tipo di epilogo.

Tuttavia, per quanto sia difficile restare ottimisti circa il futuro della squadra, rispetto all’anno scorso abbiamo fatto dei progressi tangibili - anche se solo marginali: abbiamo guadagnato una posizione in classifica, abbiamo vinto più partite e ne abbiamo perse meno rispetto alla scorsa stagione - purtroppo però non siamo riusciti a centrare l'obiettivo stagionale.

In trasferta siamo andati decisamente meglio rispetto all’anno scorso (non era difficile), il che ci ha permesso di ridurre drasticamente il divario con il quarto posto (-9 l’anno scorso, -1 quest’anno) e con i campioni d’Inghilterra (-37 l’anno scorso, -28 quest’anno) e abbiamo fatto decisamente meglio anche contro le grandi (3 vittorie, 3 pareggi, 4 sconfitte contro 1 vittoria, 3 pareggi e 6 sconfitte l’anno scorso).

Non basta per essere soddisfatti, perché l'obiettivo era lì a portata di mano e l’abbiamo buttato via.

Tuttavia, se ad inizio stagione mi avessero detto che avremmo disputato la finale di Europa League e ci saremmo giocati il quarto posto fino all’ultimo, non avrei fatto troppo lo schizzinoso: non dobbiamo dimenticare, infatti, che questa è una stagione di transizione e che abbiamo avuto a che fare con delle grosse grane in campo come in società - e che tutto sarebbe potuto finire a rotoli in più di un’occasione.

Gestire il passaggio dal regno di Arsène Wenger alla nuova struttura immaginata da Ivan Gazidis si è dimostrato molto complesso per chiunque: del triumvirato Gazidis-Sanllehi-Mislintat è rimasto solo il catalano, mentre in campo Mesut Özil, Aaron Ramsey, Granit Xhaka e Shkodran Mustafi  - tutti intoccabili con Arsène Wenger - hanno assaggiato ben presto i metodi di Unai Emery, mai reticente a mandarli in panchina o sostituirli già all’intervallo.
Sono tutti cambiamenti difficili da gestire e digerire, tuttavia lo spogliatoio non è mai sembrato spaccarsi e la volontà di lavorare tutti assieme per il bene dell’Arsenal non è mai venuta meno.
Le situazioni di Mesut Özil e Aaron Ramsey, soprattutto, sono state recuperate in maniera egregia dopo un inizio a dir poco esplosivo: al tedesco è stato ben presto fatto capire che reputazione e stipendio non decidono chi parte titolare, mentre il gallese ha visto il proprio futuro deciso unilateralmente e pubblicamente dal Club - abitudini che rompono decisamente col passato.

Per quanto Unai Emery venga definito come una sorta d’integralista, la sua decisione di non chiudere definitivamente la porta né all’uno, né all’altro, ha permesso alla squadra di trovare una fisionomia e raccogliere risultati importanti nella parte centrale della stagione.
Dopo tutto, avrebbe potuto mettere una pietra sopra al proprio rapporto con Mesut Özil, chiaramente in difficoltà nell’adattamento ai metodi di Unai Emery e al fatto di non essere più intoccabile, e avrebbe potuto lasciare in disparte Aaron Ramsey, una volta stabilito che il futuro del gallese sarebbe stato altrove.
Invece il basco ha ingoiato il celebre rospo e ha pensato innanzitutto al bene della squadra, mettendo i due nelle condizioni migliori per esprimere le proprie innegabili qualità.

Anche se non si può essere del tutto soddisfatti della stagione di Premier League appena conclusasi, per lo meno c’è uno spiraglio d’ottimismo sul quale lavorare per costruire una seconda stagione - quella della verità per Unai Emery.

L’estate che viene sarà decisiva per il basco, che per ora non ha saputo dare un’identità chiara alla squadra, e che verrà giudicato in maniera molto più severa, perché ora la transizione è completa.

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