giovedì 9 maggio 2019


Non ci voleva tanto, comunque.
Sarebbe bastato vincere in casa col Brighton e regalarsi un’ultima giornata di campionato pregna di tensione e speranza; probabilmente non sarebbe cambiato nulla, perché né Tottenham, né Chelsea lasceranno punti per strada nel weekend, ma almeno la trasferta a Burnley avrebbe avuto un senso e avremmo ancora potuto sognare un piazzamento tra le prime quattro.

Attorno a noi c’è eccitazione ovunque: Manchester City e Liverpool si giocano il titolo in 90 minuti, il Tottenham sfiderà gli stessi Reds in finale di Champions League, gli uomini di Guardiola affronteranno il sorprendente Watford a Wembley per conquistare la FA Cup e noi ci ritroviamo a rimuginare su un pareggio inatteso e ingiustificabile - figlio dei soliti errori da parte dei soliti giocatori e di alcune scelte tattiche più che discutibili da parte di Unai Emery.

C’è una semifinale di Europa League da conquistare, stasera al Mestalla di Valencia, ma l’aria che si respira varia tra la depressione e il fatalismo per le imprese altrui e le nostre sofferenze, ormai croniche.

L’onda di entusiasmo di inizio stagione, con il divorzio da Arsène Wenger e il famoso “nuovo capitolo” promesso dal Club, è scemata presto; l’addio di Sven Mislintat, il gran rifiuto di Monchi, le partenze di Aaron Ramsey e Danny Welbeck, il mercato invernale senza un soldo e un finale di stagione disastroso ci hanno riportati indietro di un anno e il futuro non sembra più tanto certo né roseo.

C’è una finale di Europa League da conquistare ma ci ritroviamo a discutere dell’ennesima stupidaggine di Granit Xhaka, della pochezza di Henrikh Mkhitaryan, dell’inaffidabilità di Mesut Özil e di Unai Emery, oggetto misterioso che svaria dal genio (Tottenham, Manchester United, Chelsea, Napoli, Rennes e Leicester City in casa) all’impostore (Brighton e Crystal Palace in casa, praticamente ogni trasferta giocata fino a qui).

C’è una finale di Europa League da conquistare, partendo dalla vittoria per 3-1 di giovedì scorso, ma non si respira elettricità nell’aria: per assurdo, c’era più ottimismo tra i tifosi di Liverpool (0-3 contro il Barcellona) e Tottenham (0-1 casalingo contro l’Ajax) nei giorni scorsi che tra i nostri oggi.

C’è una finale di Europa League da conquistare con la testa, con il cuore e con l’orgoglio, perché quelli visti contro Wolves, Leicester, Crystal Palace e Brighton non possiamo essere noi: stasera non possiamo essere quelli che abbassano la testa se la partita prende una brutta piega; stasera non possiamo essere noi quelli che si lasciano distrarre; stasera non possiamo essere noi quelli che entrano in campo con la paura di non farcela.

Non importa molto parlare di tattica o formazioni perché stasera contano poco; stasera in campo dovranno scendere undici giocatori che portino i nostri colori con orgoglio e determinazione e per il quali il cannone non pesi troppo sulle spalle.
Che siano Granit Xhaka e Henrikh Mkhitaryan o Mattéo Guendouzi e Alex Iwobi, che siano Sead Kolašinac e Ainsley Maitland-Niles o Nacho Monreal e Stephan Lichtsteiner, che sia Bernd Leno o Petr Čech, stasera bisognerà essere pronti fin dal primo secondo di gioco.

Questi gli uomini che Unai Emery potrebbe mandare in campo a Valencia: Čech, Mustafi, Sokratis, Koscielny, Maitland-Niles, Torreira, Xhaka, Kolašinac, Özil, Aubameyang, Lacazette.

Appuntamento stasera alle 20:00 per le formazioni ufficiali, poi la diretta ed infine le pagelle.
Stay tuned!

2 commenti:

  1. Manchester United e Liverpool si giocano il titolo in 90 minuti...forse Manchester City.

    RispondiElimina
  2. Oops! Manchester City, in effetti..correggo subito

    RispondiElimina

I Vostri Commenti