19 luglio 2019


Ainsley Maitland-Niles è uno dei tanti giocatori cresciuti nel settore giovanile dell’Arsenal che, grazie al duro lavoro dentro e fuori dal campo, hanno avuto l’opportunità di avere una chance in prima squadra. I primi ricordi che ho dell’attuale numero 15 dei Gunners risalgono alla stagione 2013/14, quando la selezione giovanile guidata da Steve Gatting fu invitata per la seconda edizione della UEFA Youth League, la Champions League per U19 istituita dall’UEFA.

Il ragazzo, all’epoca 16enne, veniva schierato dal coach come ala destra o sinistra nel trio alle spalle di Chuba Akpom perché dotato di qualità fisiche fuori dal comune.
La sua velocità, abbinata ad agilità ed una capacità posturali che lo aiutano nel battere in dribbling gli avversari, sono sempre stati i punti di forza che hanno reso Ainsley un calciatore speciale e da tenere sott’occhio. Promosso con la U23, il ragazzo ha continuato a giocare in fascia, venendo però sempre più spesso dirottato al centro per aggiungere al centrocampo dei giovani Gunners un minimo di dinamismo ed atletismo.
A suon di buone prestazioni si è guadagnato la chiamata in prima squadra, coronata col debutto in Champions League il 9 Dicembre 2014 in Turchia contro il Galatasaray.

A fine stagione, complici anche problemi extra calcistici derivati da intemperanze della madre, al calciatore è stata offerta l’opportunità di crescere sotto l’ala protettiva di Mick McCarthy, allenatore dell’ Ipswich Town in cerca di un’ala destra perfetta per il 4-4-2, capace di fare su e giù per la fascia. Maitland-Niles è sceso in campo trenta volte con la maglia dei Tractor Boys fornendo tre assist e mettendo a segno una rete contro il Bolton nella vittoria per 2-0 tra le mura amiche di Portam Road.
Tornando a Londra, al giocatore è stata negata una nuova partenza in prestito così da poterlo tenere a Hale End, sotto controllo e protetto da condizioni extra campo sempre più intricate.

La definitiva consacrazione in prima squadra è avvenuta nella stagione 2016/17, quando Wenger ha usato Maitland-Niles come un vero proprio jolly: da grande professionista qual è, nonostante la giovane età, il 15 biancorosso ha ricoperto quasi tutti i ruoli tra difesa e centrocampo, districandosi tra il ruolo di difensore centrale nella difesa a tre, terzino sia a destra nella difesa a quattro o tornante a tutta fascia nel centrocampo a cinque.
Unai Emery ha così ereditato un giocatore già svezzato e nel frattempo potenziato nel fisico.
Sarebbe veramente interessante constatare, dati alla mano, quanta massa muscolare abbia messo su il calciatore nell’estate del 2018 prima di presentarsi in ritiro agli ordini del nuovo coach spagnolo.
L’ ex PSG e Sevilla ha proseguito – un po’ per intenzione ed un po’ per necessità – il lavoro cominciato da Arsène Wenger, lasciando Maitland-Niles progredire nelle zone esterne del campo come difensore.
I noti limiti fino ad oggi sono stati colmati con la forza fisica e la velocità ma quest’anno non basteranno per mantenere il posto fino a fine stagione.

Al netto del rientro di Hector Bellerin, che certamente tornerà ad essere il padrone della fascia destra, Maitland-Niles è passato da “next big thing” ad equivoco tattico che forza Emery ad affidarsi ad un modulo poco incline alla sua forma mentis calcistica. Le pecche del calciatore londinese, così come quelle del bosniaco Kolašinac, hanno fino ad oggi forzato Emery ad affidarsi alla difesa a tre, così da garantire copertura ai due wing-backs che sono tanto spietati in fase offensiva quanto fragili in quella difensiva.
Io stesso sono stato testimone di tutto ciò, avendo attentamente seguito i movimenti di Maitland- Niles nella sua partita giocata l’aprile scorso allo stadio San Paolo di Napoli.
Essendo stato presente allo stadio, precisamente nel settore distinti e quindi avendo una visuale in orizzontale e non in verticale - per tutto il primo tempo ho avuto Maitland-Niles a pochissimi metri da me.  Contro gli azzurri non ha avuto particolari difficoltà perché ha dovuto fronteggiare (quasi mai per la verità) un giocatore di fisico e velocità come Ghoulam, battendolo in ogni duello, e dovendo solamente accorciare e raddoppiare sul ben più ostico Lorenzo Insigne, preso in consegna da Torreira prima e Sokratis poi.

Il problema di Maitland-Niles nasce proprio quando è isolato, per giunta contro avversari dal baricentro basso e che fanno del dribbling e del cambio direzionale le proprie armi migliori.
Se con avversari come Anthony Martial si sono viste tutte le qualità dell’esterno colored dei Gunners, contro gente come Hazard, Mané, ieri in International Champions Cup contro Coman, Bernard dell’Everton, sono venuti fuori tutti i limiti, sottolineati recentemente anche dal manager.

Il dubbio è che Ainsley non sia minimamente tagliato per un ruolo come quello di terzino e che, tornato Bellerin, si faticherà anche solo a trovargli un posto nei 16 titolari dei Gunners, a maggior ragione se gli slot a centrocampo sono stati occupati da giovani calciatori come Mattéo Guendouzi (20 anni) e Joe Willock (19 anni).

L’augurio è che non si profili un caso Alex Oxlade-Chamberlain 2.0, visto che l’attuale centrocampista del Liverpool preferì lasciare l’Arsenal proprio per divergenze di vedute tattiche avute con Arsène Wenger nell’estate del 2017.

I prossimi mesi saranno decisivi.
Tutti noi tifiamo per Maitland-Niles, un ragazzo londinese che ha nel petto il cuore che batte per la nostra stessa squadra. Time will tell...

COYG

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