22 luglio 2019


Settembre 2018: Chris Willock lascia l’Arsenal dopo aver deciso di non rinnovare il proprio contratto.
Apriti cielo. Quando il promettente esterno d’attacco, allora appena ventenne, ha firmato con il Benfica sembrava quasi che Lionel Messi avesse lasciato il Barcellona.
Venticinque minuti in prima squadra eppure sembrava quasi che Chris Willock fosse sullo stesso livello di altri ribelli come Samir Nasri o Robin van Persie.
“L’ennesimo esempio di un giocatore che abbandona la nave, ormai destinata ad affondare.”
“Abbiamo lasciato andare il Willock forte e ci teniamo quello scarso.”

Nemmeno un anno dopo e guardate com’è girata la ruota: Chris Willock è ancora imprigionato nella squadra B del Benfica mentre suo fratello Joe - quello scarso - ha giocato uno spezzone di finale di Europa League ed è stato promosso in prima squadra, sorprendendo tutti con prestazioni eccezionali.

Ecco, teniamocelo bene a mente questo, quando lo stesso Joe Willock oppure Reiss Nelson, Eddie Nketiah, Emile Smith-Rowe o per estensione anche Mattéo Guendouzi scenderanno in campo, la prossima stagione; la ruota gira di continuo, per i nostri promettenti giovani, e nessuno di loro dev’essere giudicato troppo in fretta.

L’etichetta di fenomeno è sempre troppo pesante e soprattutto troppo avventata, salvo rarissime eccezioni: per un Cesc Fàbregas c’è un Fran Merida; per un Nicolas Anelka c’è un Gilles Sunu; per un Ashley Cole c’è un Armand Traoré.
Per ogni talento che riesce a ritagliarsi un posto ce ne sono almeno trenta che non ce la faranno mai, come ad esempio Jay-Emmanuel Thomas, Chuba Akpom, Geodion Zelalem, Justin Hoyte, Ignasi Miquel, Ryo Miyaichi o lo stesso Chris Willock.
Per fortuna, però, ci sono anche quelli sui quali nessuno avrebbe scommesso e che invece si ritrovano lì, tra i grandi, a lottare per un posto in squadra - come Joe Willock.

L’esempio più lampante è senz’altro Alex Iwobi, per il quale il futuro non sembrava altrettanto roseo rispetto ad alcuni dei suoi pari età e che invece è riuscito a ritagliarsi un proprio spazio vitale in prima squadra; potrà non convincere appieno o mostrare ancora limiti frustranti ma è riuscito a conquistare la fiducia di Arsène Wenger e Unai Emery e questo vale molto di più di una bella compilation su YouTube o un trilione di gol nelle giovanili. Un altro per il quale le cose stanno cominciando a girare è Ainsley Maitland-Niles, anche se da messia del centrocampo si è trasformato in tuttofare e per il quale, come ha scritto Massimiliano, c’è il rischio di finire come Alex Oxlade-Chamberlain.

La generazione che sta emergendo in questo momento è indubbiamente talentuosa e ambiziosa, tuttavia è bene stamparsi in testa che le possibilità che diventino tutti elementi importanti per la prima squadra sono pressoché nulle; le probabilità di ritrovarci in mano un gruppo come quello promosso dal vivaio del Manchester United a metà degli anni ‘90 sono nulle.
Se da parte loro serviranno lavoro duro e un po’ di fortuna, noi possiamo alimentare quella flebile speranza con pazienza, sostegno e soprattutto aspettative realistiche: anche se nessuno di loro diventerà una stella assoluta, anche se nessuno di loro avrà una carriera come quella di Tony Adams, anche se nessuno di loro passerà alla storia come un simbolo del nostro glorioso Club, se ognuno di loro sarà in grado di dare un contributo alle fortune della squadra quando chiamato in causa, allora avranno fatto centro.

Ognuno di loro può aspirare ad un posto nella rosa della prima squadra e vincere la propria battaglia ancora prima che cominci, convincendo il Club che non c’è bisogno di scandagliare il mercato per un giocatore che non sia un titolare assoluto. Se Reiss Nelson sarà abbastanza bravo da bloccare l’arrivo di un giocatore alla Carrasco o alla Fraser, allora avrà vinto la sua battaglia; stesso discorso vale per Eddie Nketiah, che deve convincere lo staff tecnico di essere un buon rimpiazzo per Danny Welbeck e così di seguito per Emile Smith-Rowe e Joe Willock a centrocampo o Bukayo Saka sulla fascia.

Se anche uno solo tra quelli citati più avanti diventerà una presenza costante tra gli undici titolari e i sette panchinari, allora dovremo essere contenti e orgogliosi.

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