29 luglio 2019


L’era di Laurent Koscielny è finita, dopo appena una stagione con la fascia al braccio.
Sto andando a memoria ma è dal 2005 che non abbiamo un capitano degno di questo ruolo, qualcuno che possa ispirare tifosi e compagni di squadra - oltre ad imporre rispetto tra gli avversari.

Da quanto Patrick Vieira è passato alla Juventus, la fascia di capitano è transitata dal braccio di Thierry Henry a quello di William Gallas, poi Cesc Fàbregas, Robin van Persie, Thomas Vermaelen, Mikel Arteta, Per Mertesacker e appunto Laurent Koscielny.
Qualcuno l’ha ereditata per naturale diritto di successione, qualcuno per merito, altri semplicemente per età anagrafica ma nessuno è ancora riuscito a rendere onore ad un simbolo che ha caratterizzato intere epoche - come quella di Tony Adams o di Joe Mercer e Frank McLintock prima di lui.

Il successore designato sembra essere Granit Xhaka, una scelta logica non fosse che, improvvisamente, lo svizzero si ritrova a non essere più così inamovibile nello scacchiere di Unai Emery.
La concorrenza a centrocampo si sta facendo molto agguerrita per l’elvetico, che deve fare i conti con compagni di squadra atleticamente superiori e incredibilmente ambiziosi; ai già presenti Lucas Torreira e Mattéo Guendouzi si sono aggiunti Joe Willock - pronto per giocarsi un posto con i grandi -  e Dani Ceballos, il cui posto nello scacchiere tattico sembra già assegnato.

Se, come sembra, Unai Emery sta tornando alla difesa a quattro e ad un centrocampo ibrido - capace di passare da due a tre a seconda dell’azione - allora lo svizzero è davvero nei guai: nonostante le geometrie ed il piede sinistro favoloso, lo scarso dinamismo potrebbe fare tutta la differenza tra l’essere un titolare fisso e rientrare nei ranghi di chi non è più intoccabile.
Quest’anno gli ormai abituali errori di concentrazione di Granit Xhaka saranno più facilmente sanzionabili perché l’ex capitano del Borussia Mönchengladbach non sarà più l’unico uomo da cui passano tutti i palloni in uscita dalla difesa e non sarà piú tanto indispensabile quanto lo era un paio di stagioni fa.

Ad oggi sembra che due delle tre maglie per il centrocampo abbiano già trovato padrone, ovvero Lucas Torreira e Dani Ceballos; per la maglia restante abbiamo in ballo Mattéo Guendouzi, Joe Willock, Mohamed Elneny e Mesut Özil, quindi per Granit Xhaka i margini si stanno assottigliando.
Che la rinnovata concorrenza possa aiutarlo a compiere quell’ultimo, indispensabile eppure così complesso passo verso la categoria dei fuoriclasse? Speriamo.

Oggi Granit Xhaka è un ottimo calciatore ma non quell’elemento imprescindibile di cui questa squadra ha bisogno.

Granit Xhaka può scegliere se diventare il capitano dell’Arsenal per diritto acquisito oppure se diventarlo per merito: nel primo caso avremmo un altro capitano, l’ennesimo di una lista di elementi poco convincenti; nel secondo caso avremmo finalmente un capitano vero, un trascinatore, una figura fondamentale nello spogliatoio e un giocatore riconosciuto universalmente da compagni, arbitri e avversari.

È tempo per lo svizzero di mettersi a correre, letteralmente, perché dietro di lui è già iniziata la corsa alla successione.

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