lunedì 26 agosto 2019


La sconfitta di Anfield, pesante più nel modo in cui è arrivata che nel risultato finale, ha riaperto l’eterno dibattito che accompagna la presenza di Unai Emery sulla nostra panchina: il basco è troppo difensivista?

Le scelte tattiche e di formazione operate dall’ex allenatore del PSG hanno stupito tutti e deluso tanti di noi, sorpresi dall’assenza di Alexandre Lacazette dall’undici titolare e dal 4-1-2-1-2 molto stretto scelto da Unai Emery per contenere il tridente d’attacco del Liverpool.
La prima domanda, ovviamente, è stata la seguente: perché concedere tutto quello spazio a Robertson e Alexander-Arnold - ventitré assist in due la scorsa stagione?
A prima vista è sembrata una scelta scellerata, soprattutto perché a centrocampo i due che avrebbero dovuto scalare sugli esterni per contenere i due terzini erano Mattéo Guendouzi e Joe Willock - entrambi inesperti e non particolarmente difensivi nel modo di stare in campo e interpretare il ruolo.

Inoltre, il fatto che siamo ad inizio stagione non è sembrato deporre in favore della scelta di Unai Emery, data la condizione fisica non ancora ottimale e il grande sforzo che questa tattica richiede ai centrocampisti laterali.

La partita ci ha poi raccontato che il Liverpool ha sofferto la nostra tattica fino al gol del 40’, arrivato sugli sviluppi di un calcio d’angolo; fino ad allora, gli uomini di Klopp hanno avuto il totale dominio territoriale senza tuttavia trovare lo spunto per servire uno tra Mané, Salah e Firmino. Al contrario, Pierre-Emerick Aubameyang e Nicolas Pépé hanno avuto due occasioni irripetibili per portarci in vantaggio ma non le hanno concretizzate - il primo non trovando lo specchio della porta con Adrian fuori causa, il secondo tirando in maniera debole e centrale dopo una cavalcata di cinquanta metri.
La partita è poi virtualmente finita quando David Luiz ha regalato il rigore del raddoppio a Salah, che ha poi siglato il 3-0 prima del gol della consolazione, firmato da Lucas Torreira.

Questo però non vuole essere un racconto della partita ma piuttosto un discorso più ampio sui metodi e la filosofia di Unai Emery.
Capisco chi di voi è rimasto deluso dall’approccio ultra-difensivo scelto da Unai Emery ad Anfield ma la triste verità è che oggi non siamo in grado di giocarcela alla pari con i campioni d’Europa in carica, imbattuti in casa da oltre due anni; riguardando la partita ho notato che il piano iniziale di Unai Emery di lasciare libere le corsie laterali aveva una dimensione che non avevo immaginato prima, ovvero lasciare Pierre-Emerick Aubameyang e Nicolas Pépé in situazione di uno contro uno con Matip e van Dijk, una strategia che ha rischiato di essere vincente - se non fosse stato per l’imprecisione dei nostri attaccanti.
Fare le barricate ad Anfield, insomma, non mi sembra così scandaloso in questo momento - ammesso che il piano per il lungo termine sia quello di costruire una squadra più coraggiosa e ambiziosa.

Chiuso definitivamente il capitolo Liverpool, credo che Unai Emery abbia molte frecce al proprio arco - tatticamente parlando - e che questa sua flessibilità possa essere un punto di forza per noi, invece che un problema; dopotutto, anche con Arsène Wenger abbiamo visto tanti schieramenti diversi e una discreta varietà di scelte tattiche ma con la grossa differenza che l’Arsenal di Arsène Wenger ha sempre proposto un calcio puramente offensivo - con tutti i pro e i contro del caso. Le imbarcate prese ad Anfield, Old Trafford, Etihad Stadium, Allianz Arena e Stamford Bridge sono lì a testimoniare che l’ambizione può trasformarsi in arroganza e portare prestazioni e risultati terribili come quelli delle scorse stagione.

Ciò che Unai Emery deve assolutamente migliorare - e in fretta - è la qualità del calcio proposto contro le squadre di medio-bassa classifica, soprattutto in trasferta; è ora per il basco di essere spietato contro avversari tecnicamente e fisicamente inferiori, attaccarli senza remore come richiede una competizione come la Premier League e regalarci un calcio spettacolare e coraggioso, quando possibile.
Le barricate ad Anfield sono tollerabili ed accettabili come misura eccezionale, se a far da contraltare ci sono partite durante le quali possiamo sfoderare tutto il nostro potenziale offensivo, lasciando all’avversario il fardello di trovare soluzioni e contromisure.

Il grande fallimento di Unai Emery sarebbe fare le barricate anche in casa contro il Brighton, invece di farle a Liverpool, Manchester o a Stamford Bridge e perdere.

2 commenti:

  1. Io vorrei vedere un progetto, un identità e non adattarmi all'avversario di turno chiunque esso sia! Emery sembra un alunno impreparato che al momento dell'interrogazione improvvisa.
    E' vero non possiamo giocarcela ad Anfield (il gap è ampio) e saremo sconfitti. Almeno, però, cerchiamo di avere il coraggio di vedere quanta differenza c'è con il sistema di gioco adottato nella preseason e nelle prime due giornate (che in qualche modo ha portato 6 punti) e partendo da lì lavoriamo per colmarla.
    Le scelte tattiche di ieri, a mio avviso hanno mostrato, che non ha fiducia nei suoi uomini ed anche in se stesso. Si è rifugiato nella scelta più codarda che con un pò di fortuna poteva portargli anche la vittoria.
    Guardiola e Klopp, certamente con risorse diverse, sono arrivati ad un livello così alto perché giorno dopo giorno hanno lavorato e trasmesso la loro idea di calcio al City ed al Liverpool. Emery su che cosa lavora e su quale idea? Da quando è uscito il calendario sa che alla terza giornata affronterà il Liverpool! Da allora di nascosto in allenamento ha provato la soluzione adottata ieri? Oppure in una settimana ha ideato un piano per battere i campioni d'Europa? Meno male che non ci è riuscito altrimenti avrebbe creduto di essere davvero bravo!
    Se non hai il coraggio di provare ad imporre il tuo calcio, fai almeno come chi ha o ha avuto identità e principi diversi dalle grandissime (Leicester campione o Bournemouth) ottenendo addirittura risultati insperati.
    UNAI non nasconderti sempre...

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    1. Grazie per il commento. Unai Emery non è mai stato un tecnico proattivo ma piuttosto reattivo, da lui non ci si può aspettare approccio diverso. Detto questo, il Liverpool di oggi non gioca come quello di cinque anni fa ne come il primo Borussia di Klopp, quindi tutti gli allenatori adattano e cambiano. Certo, anche a me piacerebbe una proposta di calcio diversa ma non posso chiedere a Emery di essere quello che non è, soprattutto ad Anfield. Voglio solo credere con che le medie-piccole sapremo osare di più

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