30 agosto 2019


La sconfitta di sabato scorso ad Anfield contro il Liverpool, è innegabile, fa ancora male.

Per qualche giorno, pensando alla partita, mi sono perso guardando nel vuoto alla ricerca di risposte che purtroppo non ho ancora trovato. Tra le tante, una è quella che mi pongo continuamente, sia in caso di vittoria che di sconfitta.

Ma Unai Emery è veramente l’allenatore giusto per l’Arsenal? Prima di rispondere, è doverosa una (lunga) premessa.

L’allenatore basco, quando decise di firmare per i Gunners, fu chiamato all’ardua impresa di dover rimpiazzare una leggenda come Arsène Wenger e di motivare un ambiente in fase di stasi, depresso dalle critiche ricevute dall’esterno e poco motivato per i scarsi risultati ottenuti nell’ ultimo biennio.
Chi mi conosce ricorderà come io non facessi propriamente i salti di gioia nel vederlo alla guida della squadra poiché non ne sono mai stato un ammiratore, neanche quando alla guida del Sevilla si è guadagnato il soprannome di “Señor de la Copa” avendo vinto tre Europa League di fila. Nella mia ignoranza calcistica ho sempre considerato l’attuale allenatore dell’Arsenal come un “improvvisatore”, esattamente com’era diventato Arsène Wenger nei suoi due ultimi anni di carriera prima del ritiro.

Osservarlo attentamente, come accaduto da quando è in Inghilterra, non ha fatto altro che confermare che la sua idea di calcio non abbia nessuna particolarità che lo contraddistingua dalla massa, che il suo gioco sia solo l’applicazione di una concezione calcistica a lui più affine perché nato e cresciuto in un contesto come quello spagnolo dove concetti come il gioco palla a terra e l’uso di giocatori tecnici anche nel primo terzo di campo sono visti e rivisti.
In Inghilterra, dove il populismo gira spesso a braccetto con la disinformazione, ad Emery è bastato introdurre nelle sessioni di allenamento alcuni dei fondamentali del “juego de posición” per essere considerato un innovatore. Purtroppo per me chiedere al portiere di giocare coi piedi e ai difensori di iniziare l’azione non fa di un allenatore un Guardiola esattamente come chiedere di pressare a tutto campo non crea a prescindere qualcosa di simile a Jürgen Klopp.

Riconosco però che c’è stato un punto di rottura col passato.
Il comportamento che Emery tiene all’interno dell’ area tecnica è uno degli esempi. Lo spagnolo infatti vive la partita in modo molto più frenetico rispetto al suo predecessore, ma in termini di numeri e risultati raggiunti non si è ancora visto questo tanto decantato step forward.
Tatticamente invece ho visto ancora più confusione ed improvvisazione. L’Arsenal di Emery non ha un vero blueprint tattico al quale si affida, ma muta a seconda dai giocatori a disposizione e all’avversario. L’Arsenal non è più un pavone che mostra le sue colorate piume ma un camaleonte che cambia “colore” in base a chi ha di fronte, per non farsi riconoscere.
Ciò potrebbe essere un punto a favore, poiché molti imputavano alla precedente gestione tecnica di badare poco all’avversario e di fare troppo affidamento alle proprie capacità, ma a lungo andare anche questa soluzione si è rivelata un’arma a doppio taglio.

La verità è che, come ha detto anche l’attaccante olandese ex Manchester United, l’Arsenal di Emery si differenzia dall’Arsenal di Wenger perché non ha una identità, non è riconoscibile, è anonimo.
Nella stagione appena terminata l’Arsenal ha migliorato sì la posizione in classifica, ma restando comunque fuori dalle prime quattro, mancando la qualificazione alla Champions League e fallendo la vittoria dell’Europa League. In campionato la squadra ha segnato un goal in meno dell’ anno scorso ed incassato lo stesso identico numero di reti, nonostante l’ingaggio di giocatori difensivi come Sokratis Papastathopoulos, Leno e Torreira che sono risultati tra i pochi che hanno mantenuto un livello di rendimento sopra la media per tutta la stagione. In soldoni, l’Arsenal ha gli stessi problemi in difesa, stessi problemi nelle partite in trasferta, stessa mancanza di leadership all’interno della squadra e stessa mancanza di mentalità vincente evidenziati negli anni passati.
Molti giocatori sono migliorati, perché sarebbe ingiusto non menzionare la crescita di Rob Holding prima dell’infortunio, il ritorno a buonissimi livelli di Bellerín ed Iwobi, l’esplosione di Guendouzi, ma è lampante come l’Arsenal sia composto da tante diverse individualità e non da una squadra.

Lo scorso aprile, quando ho avuto l’opportunità di vedere dal vivo la partita tra i nostri Gunners ed i padroni di casa del Napoli, ho potuto confermare ciò. La squadra si difendeva strenuamente chiudendo ogni spazio, cercando di riconquistare il possesso sulle seconde palle e ripartire in contropiede sfruttando la velocità degli attaccanti.

Vi ricorda qualcosa? Esatto, Liverpool v Arsenal della settimana scorsa.

Il piano tattico di Emery per cercare di fermare la banda di Klopp era estremamente chiaro sin dall’uscita delle formazioni ufficiali: 4-4-2 a rombo a difesa degli ultimi diciotto metri, occupando i famosi “half spaces” e forzando i due terzini avversari Alexander-Arnold e Robertson a crossare il pallone in un’ area di rigore militarizzata da cinque o sei giocatori di movimento più Bernd Leno. Purtroppo il castello di carta è volato via dopo quaranta minuti con il goal di Matip, un gol che non mi ha sorpreso e anzi mi ha spinto a pormi di nuovo il quesito che mi trascino da maggio dell’anno scorso: Unai Emery è la persona giusta per l’Arsenal?
Sicuramente lo è stata in questo lasso di tempo perché ha funto da traghettatore da un’era all’altra. Tante cose sono cambiate all’interno del club ed è stato giusto che cambiasse anche la guida tecnica.

Ora però serve qualcosa di diverso.

L’Arsenal ha finalmente una rosa di qualità, una dirigenza piena di persone esperte, una proprietà interessata e lungimirante.
Forse manca un manager all’ altezza che funga da trait d’union.

Nonostante il mio giudizio non proprio positivo, ritengo che Emery meriti di restare alla guida dell’Arsenal fino alla scadenza naturale del suo contratto, augurandogli di trovare il bandolo della matassa e tramutare in risultati tutte le chiacchiere spese da maggio scorso ad oggi.

COYG

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