martedì 6 agosto 2019



“Ain't nobody, Like Koscielny,
Makes me happy,
Makes me feel this way…”

Per chi non la conoscesse o chi volesse riascoltarla, questa è la canzone dedicata al nostro ex-capitano.

Non è passato tanto tempo da quanto Laurent Koscielny era la roccia, malandata quanto volete, dietro la quale ripararsi quando gli attaccanti avversari si facevano minacciosi.
Oggi Laurent Koscielny è un giocatore del Bordeaux, dove si è accasato per una cifra più che ragionevole e dove potrà finire la carriera più vicino alla propria famiglia.

C’era davvero bisogno di fare tutta questa caciara, Lolo?
Era necessario rovinare in maniera irreversibile i nove anni passati all’Emirates Stadium?

Né Unai Emery, né tantomeno Raul Sanllehi avrebbero trattenuto controvoglia un giocatore - sciopero o non sciopero - quindi perché mettere in piedi tutto questo teatrino, anziché lavorare sottotraccia con la dirigenza per trovare un nuovo Club?

La cessione di Laurent Koscielny, ennesimo capitano che lascia il Club in malo modo, offre l’occasione di ripercorrere la carriera londinese del difensore francese e provare a riabilitarne l’immagine, per quanto possibile.

Fin dal suo arrivo da Lorient, nel 2010, Laurent Koscielny è stato “l’altro”: dapprima comprimario in una difesa che avrebbe dovuto avere in Thomas Vermaelen e Sébastien Squillaci i propri perni, poi subalterno all’algido, compassato Per Mertesacker; Laurent Koscielny però ha sempre mantenuto il suo posto in squadra, a dispetto delle attese d’inizio stagione, ed è stato l’autore dei due gol che ci hanno garantito la Champions League all’ultima giornata delle stagionI 2011/12 e 2012/13 - per non parlare del gol del pareggio nella finale di FA Cup del 2013, che ha spezzato un incantesimo durato nove anni (ah, le coincidenze...)

Nonostante tutto ciò, nonostante le prestazioni maiuscole e nonostante l’anzianità di servizio, Laurent Koscielny si è però visto scavalcare da Mikel Arteta e Per Mertesacker nelle gerarchie dello spogliatoio e ha ereditato la fascia di capitano solo l’anno scorso - giusto in tempo per protrarne la maledizione, a quanto pare. Perché?

Forse proprio perché Laurent Koscielny è l’altro per antonomasia e si è ritrovato in posizioni e situazioni troppo grandi per lui; a dispetto del suo impegno ineccepibile e delle tante volte in cui si è fisicamente immolato per il bene dell’Arsenal, Lolo era semplicemente l’altro e non il trascinatore che gli hanno chiesto di essere.
Il suo rientro in squadra dopo l’infortunio è stato una sorta di miracolo ma si è presto trasformato in un incubo, perché Unai Emery ha iniziato a contare troppo su di lui e schierarlo ogni tre giorni; ancora una volta, Laurent Koscielny ha probabilmente sentito che gli si chiedeva troppo, lui che voleva semplicemente essere l’altro - non il capitano senza macchia e senza paura.

Laurent Koscielny è sempre stato l’altro e probabilmente non ne poteva più di avere tutti gli occhi puntati addosso e tutte queste responsabilità sulle spalle; il cannone sul petto, che pure ha onorato per nove lunghi anni, pesava ogni giorno di più, fino alla rottura definitiva.

“You need big shoulders to play for the Arsenal. The Cannon is heavy” ha detto una volta Thierry Henry e direi che le spalle di Laurent Koscielny non sono mai state abbastanza larghe per sopportare il peso di quel cannone; alla lunga la struttura ha ceduto, in un modo che mai avrei voluto raccontare.

Anziché andarsene come avrebbe dovuto e meritato, Laurent Koscielny termina la sua associazione con l’Arsenal nel modo peggiore, con l’ultimo di una serie di errori che lo hanno perseguitato durante tutta la carriera; una parabola dal finale triste, terminata con una svirgolata goffa come in occasione della sconfitta in coppa di lega contro il Birmingham.

Quel gâchis, Lolo...

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