14 settembre 2019


A poche ore dal ritorno della Premier League dopo la pausa per le nazionali, è d’obbligo chiedersi se la strada imboccata da Unai Emery non porti ad un vicolo cieco come successo l’anno scorso.
Nonostante sia vero che i nuovi acquisti debbano ancora integrarsi alla perfezione col resto del gruppo, che tre giocatori importanti hanno appena iniziato la preparazione completa da pochi giorni, quello fatto vedere dall’ Arsenal nelle prime tre giornate è ben lontano anche solo dalla sufficienza.

Le carenze difensive non inducibili solamente alla linea difensiva, ma piuttosto ad un lavoro di squadra restano il tallone d’Achille di una squadra che però sembra navigare a vista anche in attacco. Come ho detto in analisi pubblicate precedentemente, ho sempre la sensazione che i “successi” di Unai Emery siano solamente frutto della improvvisazione dei giocatori offensivi, dotati di qualità fuori dal comune.

L’anarchia tattica ci illuderà di avere i mezzi per poter alzare qualche trofeo e tornare solo grandi, ma alla lunga si rivelerà il nostro più grande difetto, come successo l’anno scorso nel finale di campionato.
Le parole chiave sono idee, organizzazione, lucidità ed equilibrio. Tutte cose che l’ Arsenal non ha.
Emery sta rincorrendo un progetto – quello di schierare la difesa a quattro – troppo ambizioso vista la fragilità di fondamenta che paiono non poter contare neanche più su Bernd Leno, parso abbastanza appannato in questo inizio di stagione.

Fossi io l’allenatore dell’Arsenal mi porrei più di un interrogativo sull’effettiva utilità dello schieramento a quattro e sulla presenza di Granit Xhaka. Lo svizzero, praticamente promosso a capitano, fa danni in campo esattamente come fuori. Le dichiarazioni rilasciate in ritiro con la sua nazionale, volte a discolparsi dell’erroraccio commesso su Son e di gettare la croce sugli attaccanti rei di non aver capitalizzato le occasioni create, sono state segno di una maturità che l’ex Gladbach non ha ancora raggiunto.

Proprio per questo, se fossi io il responsabile delle decisioni su cui mandare in campo, la testa gelatinata del numero 34 sarebbe la prima a cadere, in favore di Calum Chambers.
Il 24enne dell’ Hampshire ha mostrato qualità importanti durante il periodo passato in prestito al Fulham. Potrebbe essere lui la chiave di volta della stagione dei Gunners, aggiungendo muscoli e coperture ad una squadra votata al gioco offensivo. Della sua presenza beneficerebbe anche Lucas Torreira, costretto a trasformarsi in box to box per accontentare l’ allenatore spagnolo, lasciando a Xhaka i compiti di playmaker.
In alternativa la posizione di mediano/falso zaguero potrebbe essere ricoperta anche da David Luiz, già delocalizzato dalla difesa quando vestiva la maglia di PSG e Chelsea.

In avanti, seppur sia un peccato rompere l’idillio tra Aubameyang, Lacazette e Pépé, l’Arsenal ha bisogno di chi li inneschi. La soluzione ha un nome ed un cognome: Mesut Özil.
Già col Watford mi aspetto di vedere qualcosa di diverso. La stagione entrerà finalmente nel vivo con sette partite da giocare in tre settimane.

Ci renderemo dove questo Arsenal può arrivare, a cosa questo club può aspirare nel medio- breve termine e se la scelta di affidarsi ad Unai Emery è stata giusta.

E’ l’ora della verità.

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