29 settembre 2019


La rivalità tra Manchester United ed Arsenal non ha effetto solo in Inghilterra o in nazioni in cui c’è la concreta possibilità che tifosi delle due squadre possano vivere il quotidiano e tenere accesa una fiamma che arde e si sviluppa alta sin dagli anni Settanta: l’odio e l’elettricità che c’è tra Red Devils e Gunners non ha risparmiato neanche me.

Vivo la vigilia di questo match sempre con lo stesso sentimento di stress, la stessa frustrazione, le stesse paranoie e le stesse speranze che spesso e volentieri vengono disattese.
La prima sfida all’Old Trafford di cui ho vivida memoria è un match giocato nel 2003, visto nella sala scommesse sotto casa mia quando ancora era un posto frequentabile da gente che non aspirasse a diventare Tony Montana. L’Arsenal quel giorno indossava una maglia blu con un gioco di sfumature azzurre al centro. Quel giorno l’Arsenal vinse, ma odiai tutti i 90 minuti perché il signore occhialuto in panchina credette bene di privare i miei occhi di bambino della delizia di veder giocare Thierry Henry.

Ricordo però il sole che spaccava in due il campo, Ryan Giggs con quell’aria da psicopatico e Wiltord, una farfalla dal colore d’ebano che svolazzava per il campo come se fosse impazzita.
Nel tentativo di riavvolgere il nastro mi ricordi, mi sono accorto che c’è un vero e proprio salto temporale che esclude la “Battaglia di Old Trafford” nel 2003, l'ormai celebre scontro nel 2004 dove quello che successe in campo è passato in secondo piano con il lancio del buffet negli spogliatoi ad indirizzo di Sir Alex Ferguson e la finale di FA Cup nel 2005.
Ho davanti agli occhi Vieira che insacca il rigore decisivo, ma non chiedetemi cosa è successo durante il match perché faticherei anche a nominarvi l’ XI di partenza tanta è la confusione.

Adebayor nel 2006 mi mandò fuori di testa con quel tocco d’esterno ad eludere l’intervento di Kuszczak, bravo durante la partita a salvare un rigore mal tirato da Gilberto Silva. Tornando al togolese, personalmente fino a quando non ha alzato i toni, ho sempre visto in Adebayor il perfetto guerriero xanthi venuto da chissà quale pianeta sconosciuto per salvare le sorti dell’ Arsenal. Adoravo la sua rapidità, il suo essere boa davanti alla porta, il suo essere elegante tanto quando incisivo e pratico. Resterà per sempre quello che con un missile ha buttato giù la porta di fronte alla Park Lane di White Hart Lane, ma quel goal ad Old Trafford mi riempì di gioia ed ancora oggi, quando parlo con amici di quel match, mi piace ricordare che fu lui a mettere il punto esclamativo e caricare sul treno per Londra l’intera posta in palio che, ahimè, in campionato manca proprio da quel giorno.

Negli anni Old Trafford, soprannominato da molti il Teatro dei Sogni, per l’Arsenal ha rappresentato la Casa degli Orrori. Nel 2011, quando quelli vestiti di rosso ce ne rifilarono ben otto, non ebbi nemmeno la forza di spegnere il televisore dopo il sesto goal. Rimasi lì, impassibile, a vedere una banda di ragazzini soccombere sotto i colpi di Rooney.
Ultimamente, venuta meno la potenza dei mancuniani, i risultati e le prestazioni non hanno più toccato certi picchi. In FA Cup furono fatti fuori da Monreal e Welbeck; nel 2015 li riacciuffò Walcott, l’anno dopo una capocciata di Giroud dopo che Alex Oxlade-Chamberlain scappò via da sotto il naso di Rashford come Beep Beep con Willy il Coyote.

È però l’ anno scorso il momento in cui c’ho creduto davvero di poter vedere l’Arsenal spezzare l’incantesimo Old Trafford e tornare a vincere in territorio nemico. I Gunners di Emery arrivavano da un momento positivo lungo tredici partite mentre la panchina dello United di Josè Mourinho dava i primi segni di cedimento dopo la sconfitta nel derby di Manchester e due pareggi consecutivi con Soton e Palace.
I soliti errori difensivi, frutto anche di fragilità mentale, privarono l’ Arsenal di una vittoria strameritata.

Che domani sia la volta buona?

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