12 settembre 2019


C’è stato un periodo, durato quasi una stagione intera, in cui non si è parlato d’altro: resta, parte, gioca, non gioca, non rende perché non ha voglia, non rende perché la formazione è sbagliata eccetera, eccetera.
Da Baku in poi, il giocatore in questione è semplicemente sparito dai radar: da elemento polarizzante ma pur sempre al centro del dibattito, è scomparso dalle pagine di giornali e blog, con Unai Emery che lo nomina ogni tanto, giusto per ricordarci che è vivo e vegeto.

Sto parlando di Mesut Özil, ovviamente.

Il tedesco, un tempo fiore all’occhiello dell’Arsenal, oggi viene trattato da peso morto - anche a causa dello stipendio mastodontico che Ivan Gazidis gli ha accordato, prima di scappare a far danni a Milano.
Sebbene Mesut Özil non abbia fatto nulla per rivendicare un posto da titolare in squadra, è curioso come venga ostracizzato in maniera virtualmente globale mentre altri giocatori - i cui errori sono evidenti e ripetuti - continuano a godere della fiducia dell’allenatore e di una parte dei tifosi.

Siamo proprio sicuri che Mesut Özil non serva a questa squadra?

Ora che l’incidente riguardante l’aggressione subita mentre era in compagnia di Sead Kolašinac è alle spalle, quale sarà la ragione per una potenziale esclusione a Vicarage Road, questo weekend?
Sappiamo tutti quanti poco idilliaci siano i rapporti tra lui e Unai Emery e quanto il basco sia restio a mandare in campo Mesut Özil, soprattutto in trasferta, tuttavia le ultime partite ci hanno dimostrato che questa squadra è priva d’ispirazione e creatività, senza l’ex giocatore del Real Madrid in campo.
È un peccato avere tanto ben di Dio davanti - Alexandre Lacazette, Nicolas Pépé e Pierre-Emerick Aubameyang - senza nessuno che possa servirli con la dovuta qualità.

Tutta l’eccitazione di vedere il tridente delle meraviglie in campo contro il Tottenham è scemata quando si è capito che i tre di centrocampo, Lucas Torreira, Mattéo Guendouzi e Granit Xhaka, avrebbero avuto pochissima libertà d’azione, in fase offensiva; perché mettere in campo tre attaccanti eccezionali e non prevedere un piano per far arrivare loro il pallone? Per paura di essere troppo offensivi, direi.

Si torna quindi al grosso problema di Unai Emery, un difensivismo patologico che sembra impossibile da curare - nonostante le parole del tecnico stesso.
Anche senza scomodare Mesut Özil, colpito da influenza nei giorni precedenti al North London Derby, Unai Emery si è guardato bene dal mandare in campo Dani Ceballos, preferendo un centrocampo molto più abbottonato e confermando la sua natura di conservatore; sembra un circolo vizioso dal quale è impossibile uscire, con l’ulteriore controindicazione di creare un dualismo Ceballos-Özil che non dovrebbe esistere: lo spagnolo è il tedesco sono perfettamente compatibili, così come lo erano Mesut Özil e Santi Cazorla; anzi, se schierati assieme hanno la possibilità di esprimersi ancora meglio perché in grado di dialogare e creare gioco e spazi.

Certo, ci vorrebbe coraggio per mandare in campo Mesut Özil alle spalle di Alexandre Lacazette, con Pierre-Emerick Aubameyang e Nicolas Pépé sulle fasce; ce ne vorrebbe ancora di più a mandare in campo anche Dani Ceballos, al fianco di Lucas Torreira o Mattéo Guendouzi, e lasciare che siano gli avversari a preoccuparsi di come chiudere gli spazi e chi marcare più stretto.

Non escludo di vedere una simile formazione, magari negli scampoli finali di una partita da recuperare disperatamente o contro un avversario di basso rango, rigorosamente in casa dove Unai Emery si sente leggermente più leone e meno coniglio, ma dubito che il basco stia lavorando per far coesistere tutti i nostri migliori giocatori in maniera duratura.

Mesut Özil potrebbe servire ancora a questa squadra, ciò che certamente non serve è l’ennesima prova di pavidità di Unai Emery.

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