mercoledì 16 ottobre 2019


26 anni, della provincia di Napoli, appassionato di calcio fin da bambino grazie ai racconti del papà, che ha avuto la fortuna di vivere in prima persona il Napoli di Maradona e l'epoca dei campionissimi come van Basten, Platini e Zico.

Per sfortuna del padre, però, il suo cuore ha preso una strada diversa, lunga duemila chilometri, oltre il canale della Manica, fino ad arrivare a Londra e più precisamente nel nord della capitale - ad Islington.

Ecco chi è Massimiliano (Massi per gli amici), che collabora a questo blog con la rubrica IN5IDER e cura le pagelle

Com’è nato il tuo legame con l’Arsenal? Qual è stato l’evento scatenante?
L’Arsenal è entrato nella mia vita in un pomeriggio d’inverno quando, tornato da scuola, passavo il tempo davanti alla TV a guardare programmi sportivi. Un giorno, sintonizzatomi su Telecapri Sport, mi sorpresi del fatto che stesse andando in onda un programma sul calcio internazionale e non sul Napoli, la Salernitana, l’ Avellino o altre squadre campane minori. Quel giorno di diciannove anni fa, più o meno, vidi per la prima volta la Premier League. Un flashback che mi riporta a quel pomeriggio fa si che mi si presenti davanti l’ immagine sbiadita di un giocatore grosso, con le mezze maniche della maglia lunghe fino ai gomiti, la chioma bionda, la barba incolta: era Emmanuel Petit. Accanto a lui, avvolto in un trench grigio o marrone, un signore distinto con gli occhiali con le mani incrociate e lo sguardo corrucciato: quel signore era Arsène Wenger. Il match sono sicuro fosse Leeds United v Arsenal.

Come ti descriveresti, se dovessi presentarti ad altri Gooners?
Non amo descrivermi, piuttosto bisogna conoscermi. Spesso non parlo di Arsenal con persone esterne proprio perché sono sicuro che certe mie affermazioni non verrebbero capite o accettate, specie in una realtà molto chiusa mentalmente/calcisticamente come quella che vivo io tutti i giorni. Credo che i Gooners riconoscano i Gooners a primo impatto, senza bisogno che si spiccichi parola.

Mi ritengo però un tifoso molto passionale. Passione viscerale e focosa che però quasi mai acceca e soffoca il mio senso critico. Il mio amore per l’Arsenal non mi impedisce di essere obiettivo verso le altre squadre o il club stesso.

Qual è stata la prima partita in assoluto che hai visto? Che ricordi hai?
La prima partita che ho visto per intero in TV credo sia stata Arsenal v Inter di Champions League, credo commentata da Bruno Longhi ed Aldo Serena, andata forse in onda su Canale 5. 
Inutile dirvi che me ne fregai altamente della sconfitta perché rimasi folgorato da Highbury.

Quando è stata la tua prima partita dal vivo? Che effetto ti ha fatto l’Emirates Stadium?
Purtroppo ho visto l’Arsenal una sola volta dal vivo. L’anno scorso, in Aprile, ho potuto esaudire questo sogno atteso davvero per quasi 20 anni. Come ho raccontato a molti, all’ uscita dei giocatori dal tunnel sono scoppiato a piangere come un bambino. Non vi nascondo che anche in questo momento, ripensandoci, mi vengono i brividi. 
Il prossimo passo sarà sicuramente quello di volare a Londra, visitare l’Emirates Stadium, i resti del vecchio Highbury e vivere l’esperienza a pieno tra i tifosi dell’Arsenal.

Qual è il giocatore che porterai sempre nel cuore? Quale invece quello che detesti o hai detestato di piú? Perché?
Come nella vita reale, la persona che ho amato di più è quella che odio di più. I sentimenti non si cancellano, e l’odio è solo conseguenza del troppo amore provato e che forse inconsciamente si prova ancora. Voi avete mai avuto un supereroe preferito da piccoli? C’è chi guardava Batman, chi ammirava Superman o Spiderman, chi ancora oggi si rivede in Goku di Dragon Ball.
Il mio eroe era Robin van Persie.

Dovessi scegliere una partita, una sola, quale sarebbe la più significativa per il tuo legame con
l’Arsenal?
Ci sono tante partite a cui sono legato, anche brutte, perché hanno rafforzato il mio legame con la squadra. Provo ancora lo stesso senso di vuoto ed angoscia ripensando ad Arsenal v Birmingham di League Cup così come c’è l’accenno di sorriso involontario ripensando ad Arsenal v Hull City che sancì la fine di un periodo nero per noi Gooners. Sagna a terra, che grida al cielo, è una delle mie immagini preferite. Se devo scegliere però un match, dico finale di FA Cup nel 2017 tra Arsenal e Chelsea. Nessuno avrebbe mai scommesso un centesimo sull’ Arsenal, eppure i ragazzi riuscirono nell’ impresa di battere i Blues e ripercorrere i gradini di Wembley da vincitori. In quel match c’è tutto: la paura che fosse l’ultima partita di Arsène Wenger, il goal di uno dei giocatori più forti passati per il Nord di Londra, la battaglia epica contro i villain di turno, il goal vittoria di Ramsey. Quel match resterà scolpito nella storia.

Facciamo qualche gioco...sei l’allenatore scelto per sostituire Unai Emery e Don Raul ti dice che puoi acquistare un giocatore a scelta, senza restrizioni di budget, chi compreresti e perché?
Resto realista e non dico Mbappé, sarebbe impossibile. Un giocatore che credo serva, oltre che mi piacerebbe vedere all’Arsenal, è Donny van de Beek.

Ora invece Don Raul va in pensione. Stan Kroenke ti promuove upstairs e ti chiede di scegliere il tuo successore: chi assumeresti per guidare l’Arsenal? Perché?
Non ci penserei due volte: nominerei allenatore dell’Arsenal l’ex capitano Mikel Arteta. 
L’attuale secondo di Guardiola, oltre ad esser stato un giocatore delizioso, è una brillante mente calcistica con spiccate qualità di leadership. L’Arsenal si ritroverebbe in casa un qualcosa di molto vicino a ciò che era Pep Guardiola quando iniziò la sua carriera da first team coach a Barcellona. Arteta poi conoscerebbe già l’ambiente, ha lavorato con grandissimi allenatori, ha dimostrato di saper lavorare e valorizzare sia i giovani calciatori che i campioni e parla cinque lingue, aspetto che nel calcio di oggi non è da sottovalutare.

Adesso torni ad essere il manager e devi mettere in campo la miglior squadra possibile, considerando tutti i giocatori che hanno vestito la nostra maglia, ognuno all’apice della propria carriera, che formazione scegli? Quali sono i tuoi undici titolari?
Sarebbe banale schierare gli XI invicibili. Resto legato all’ Arsenal che sento più mio, quello dell’ epoca Emirates. Dovessi scegliere un XI basato solamente sul talento, schiererei Leno in porta, Bacary Sagna a destra, coppia di centrali formata da Gallas e Koscielny, Clichy a sinistra, Arteta davanti alla difesa, Fàbregas nel ruolo di all-round midfielder, Sánchez a sinistra, van Persie a destra, Özil nel ruolo di numero 10 ed Aubameyang in attacco.

Nel cuore però porto anche Per Mertesacker, Hector Bellerin, Wilshere, Rosicky, Ramsey, Santi Cazorla, Diaby, Nacho Monreal, Vermaelen, anche gente come Bendtner, Denilson ed Adebayor, Eduardo, quel matto di Arshavin, Alex Song e tanti tanti altri.

In panchina, naturalmente, il mio padre calcistico. L’uomo a cui devo l’amore per il calcio, per l’estetica e la cultura: Arsène Wenger.

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