30 novembre 2019


Oggi a Carrow Road inizia ufficialmente l’era targata Freddie Ljungberg. Quanto durerà non ci è dato saperlo ma sarà comunque una bella ventata d’aria fresca dopo la lunga agonia che ha avuto come protagonista Unai Emery. Per quanto non ci si possano aspettare grosse rivoluzioni in così poco tempo, sono convinto che Freddie Ljungberg vorrà far passare in maniera chiara e veloce i suoi princìpi chiave: gioco offensivo, fraseggio palla a terra, voglia di dominare l’avversario.
Speriamo riesca nell’intento e che, così facendo, riporti sui visi dei giocatori e di noi tifosi un sorriso.

29 novembre 2019


Unai Emery non è più l’allenatore dell’Arsenal.
Il verdetto è arrivato oggi, 29 novembre, 555 giorni dopo il suo insediamento come successore di Arsène Wenger.

28 novembre 2019


Unai Emery ci sarà. Hector Bellerín, Sead Kolašinac e Dani Ceballos non ci saranno.
Granit Xhaka potrebbe esserci. I tifosi dell’Eintracht non ci saranno e probabilmente nemmeno quelli dell’Arsenal, stando alla disponibilità dei biglietti.
All’orizzonte si profila il minimo storico in termini di presenze all’Emirates Stadium, complice la disastrosa gestione della biglietteria: niente Ticket Exchange, niente accesso ai Red Members (figuriamoci ai non-membri), niente biglietti al Supporters Club ufficiale in Germania - il tutto per paura che i biglietti finiscano nelle mani dei tifosi avversari - ufficialmente banditi per questa partita.
L’ultima apparizione di Unai Emery sulla nostra panchina potrebbe passare del tutto inosservata.

27 novembre 2019


Nuno. Espírito. Santo.
Cosí, dal nulla, il nome dell’attuale allenatore dei Wolves comincia ad insinuarsi nei discorsi dei giornalisti bene informati ed ecco che i maggiori allibratori danno il portoghese come favorito nella corsa alla sostituzione di Unai Emery.

Com’è possibile?

25 novembre 2019


Altro giro, altro risultato deludente, altra ondata di rabbia e delusione.
Il gol di Alexandre Lacazette al 96esimo della partita con il Southampton ci ha salvati da una sconfitta meritata contro la penultima in classifica e la reazione ad esso, anzi la non-reazione, ha spiegato più di mille parole lo stato attuale della squadra.

Ci è mancato poco che il centravanti francese si scusasse per aver spedito il pallone in fondo al sacco, anziché prendere il pallone e correre verso il centrocampo nella tipica scena da ultimo minuto. Sembrava quasi che Alexandre Lacazette si sentisse obbligato a segnare il gol del pareggio ma avrebbe evitato volentieri di farlo, se avesse potuto.

23 novembre 2019


Passato l’ultima sosta per le Nazionali del 2019, è tempo di tornare a giocare in Premier League e  - speriamo -  a vincere. L’avversario odierno il Southampton penultimo in classifica ma “pericoloso in trasferta”, secondo Unai Emery. Come successo a Leicester, anche questa partita restituisce l’immagine dell’ultima spiaggia per il tecnico basco, perennemente sotto esame. Abituiamoci, sarà così da qui alla fine dell’anno, almeno; l’atmosfera attorno alla squadra è quella che è, toccherà a Unai Emery e ai suoi giocatori trovare, da soli, il modo di ribaltare una situazione spinosa e, speriamo, riconquistare i tifosi.

L’AVVERSARIO
Otto punti in dodici partite, sei sconfitte nelle ultime sette partite, tra le quali spicca ovviamente lo storico 1-9 rimediato dal Leicester, al St. Mary’s stadium - questo è il Southampton. Non so se le parole di Unai Emery siano vere o semplicemente di facciata ma, per quanto le sole due vittorie del Southampton siano in effetti arrivate in trasferta, l’avversario di oggi non dovrebbe rappresentare un problema per una squadra come l’Arsenal.
Il condizionale è d’obbligo, visto quanto successo contro Sheffield United, Crystal Palace e Wolves, ma non vincere in casa contro il Southampton sarebbe un ulteriore tonfo, forse l’ultimo di Unai Emery. Di certo la sosta avrà permesso ai Saints di fare il punto e magari rivedere il 5-4-1 d’ordinanza, fino a qui deludente soprattutto in zona gol; il ritorno di Djenepo offirà un bell’auto a Ings, ex-Liverpool, che spesso si è trovato solo davanti.

CASA ARSENAL
Come detto, non c’è alternativa alla vittoria per noi: un altro passo falso ci allontanerebbe ulteriormente dalla zona Champions e potrebbe voler dire la fine della corsa per Unai Emery, nonostante il supporto della dirigenza. Nelle prossime tre settimane affronteremo rispettivamente la penultima, l’ultima e l’undicesima della classe, due delle quali in casa, quindi non fare bottino pieno sarebbe imperdonabile.
Mentre a tenere banco sono principalmente le vicende extra-calcistiche di Granit Xhaka, Lucas Torreira e Pierre-Emerick Aubameyang, Hector Bellerín ha lanciato un accorato appello all’unità, nello spogliatoio come sugli spalti, per risollevare le sorti e il morale di un ambiente depresso e disilluso. Basterà? No, a meno che non si assista ad una prestazione soddisfacente e una vittoria indiscutibile.
L’avversario sembra essere quello giusto per invertire una brutta tendenza, almeno sulla carta: non mi aspetto una vittoria-record come quella del Leicester ma sarebbe bello - e rassicurante - vedere una squadra decisa a vincere in maniera larga e convincente.

LA FORMAZIONE
Dani Ceballos è ancora infortunato e ne avrà per almeno altre tre settimane, mentre Rob Holding e Sokratis hanno accusato dei leggero fastidi e non ha partecipato all’allenamento di giovedi; stessa sorte è toccata a Nicolas Pépé, non infortunato ma rientrato in ritardo dagli impegni internazionali con la Costa d’Avorio. Tutti disponibili gli altri, tra i quali potrebbe rientrare anche Granit Xhaka: lo svizzero non ha ancora voltato pagina e dichiarato apertamente di non poter ancora accettare quanto successo, mentre Unai Emery ha confermato che l’ex capitano sta meglio e potrebbe essere preso in considerazione per la partita di oggi: dove sta la verità? Impossibile dirlo. Sarà interessante vedere se Unai Emery continuerà con il 3-4-1-2 nonostante l’impegno casalingo relativamente facile: così fosse, l’unico cambio di rilievo potrebbe riguardare la corsia sinistra, dove Kieran Tierney dovrebbe sostituire Sead Kolašinac. Se invece dovessimo tornare alla difesa a quattro, forse potremmo finalmente vedere Mesut Özil, Nicolas Pépé, Alexandre Lacazette e Pierre-Emerick Aubameyang in campo contemporaneamente - ipotesi che però tenderei ad escludere. Questi gli XI che Unai Emery dovrebbe mandare in campo oggi pomeriggio: Leno, Chambers, Sokratis, David Luiz, Bellerín, Guendouzi, Torreira, Tierney, Özil, Aubameyang, Lacazette.

A disposizione: Martínez, Holding, Kolasinac, Willock, Saka, Pépé, Martinelli.

22 novembre 2019


I cugini meno fortunati hanno appena squassato il mondo del calcio europeo con la loro scelta di esonerare Mauricio Pochettino, di gran lunga il manager più influente della storia moderna del Club, e di sostituirlo con José Mourinho.

Tutti gli articoli che sono circolati circa una presunta trattativa tra il portoghese e Raúl Sanllehi hanno finalmente un senso e confermano come, in realtà, José Mourinho e Jorge Mendes erano impegnati a forzare la mano quanto più possibile al Tottenham e strappare il contratto più lucrativo possibile: dati i quindici milioni annui che intascherà l’ex allenatore di Porto, Chelsea, Inter, Real Madrid e Manchester United, direi che la missione è compiuta.

19 novembre 2019


Perdonate il momento di debolezza ma devo conferssarvi - e confessare a me stesso - che mi manca Arsène Wenger.

Anzi, mi manca UN Arsène Wenger.

18 novembre 2019


Nove vittorie in diciotto partite (50%)
37 gol fatti, 26 subiti (+11)

Numeri di per sé non terribili, se non fosse che includono Europa League e soprattutto Carabao Cup: se ci limitiamo alla Premier League, infatti, ecco che lo scenario cambia radicalmente:

Quattro vittorie in dodici partite (33%)
16 gol fatti, 17 subiti (-1)

Un ruolino di marcia da salvezza risicata, con una proiezione di poco superiore ai 40 punti stagionali,
che l’anno scorso sono valsi il quindicesimo posto al Burnley; ovviamente ne raccoglieremo un numero ben superiore ma aspettarsi di finire la stagione con i 70 punti necessari ad agguantare la Champions League è pura utopia.
Per quanto la squadra stia attraversando un momento molto delicato e per quanto le prestazioni dei singoli possano migliorare - e lo faranno, nonostante le tattiche di Unai Emery - ci vorrebbe una sorta di miracolo per rimettere in carreggiata la stagione; dopo aver viaggiato ad una media di 1.4 punti a partita, dovremmo salire almeno a 2.03 punti a partita per arrivare a 70 punti stagionali - che potrebbero però non bastare.
Per essere sicuri di finire tra le prime quattro, infatti, dovremmo mirare a 75 punti, il che vorrebbe dire vincerle praticamente tutte da qui alla fine o mantenere una media di 2.23 punti (!) a partita.

Per una squadra che ha perso contro lo Sheffield United, pareggiato in casa contro Crystal Palace e Wolves e vinto a fatica - sempre in casa - contro Bournemouth e Aston Villa, sarebbe un cambiamento davvero repentino - quasi da indagine federale.

Mentre la dirigenza continua a professare fiducia totale verso Unai Emery, sulla base di non so quali dati o indicazioni, i risultati precipitano e le possibilità di raggiungere l’obiettivo principale della stagione si fanno sempre più labili, per non dire che sono ormai tramontate.

Dal momento che la scossa non sembra dover venire dall’esterno, secondo quanto riportato dalla stampa, non resta che augurarsi che venga dall’interno e nello specifico da colui che è ritenuto - a ragione - il sospettato principale di questo fallimento: Unai Emery.
Leggendo l’autobiografia di Carlo Ancelotti ho capito come il suo Parma del 1996/97 è riuscito a rialzarsi da una serie di otto partite senza vittorie, che lo avevano relegato al 14esimo posto, e risalire la classifica fino al secondo posto finale, dietro la Juventus. Secondo quanto racconta l’attuale allenatore del Napoli, ci è voluta una riunione riservata ad allenatore e giocatori, durante la quale i giocatori hanno tirato fuori tutto il proprio malcontento e l’allenatore ha potuto vedere da che parte stava lo spogliatoio: nel caso in cui la maggioranza gli fosse stata ostile, dice Ancelotti, si sarebbe dimesso senza aspettare l’esonero, che pareva inevitabile.
Da lì, con rinnovata compattezza e spirito di squadra, sono tornati risultati e prestazioni e con essi un gran finale di stagione.

Credo che situazione in casa nostra non sia dissimile a quella vissuta da Carlo Ancelotti ma non sono così sicuro che Unai Emery sappia prendere la stessa iniziativa; i pettegolezzi che vengono fatti trapelare a mezzo stampa, i comportamenti poco ortodossi di alcuni giocatori attraverso i canali social e i vari agenti che rilasciano dichiarazioni sovversive riguardo i propri assistiti restituiscono l’immagine di uno spogliatoio avverso al tecnico, che invece professa tranquillità e serenità.

All’epoca, sempre secondo il racconto di Carlo Ancelotti, l’allora presidente del Parma gli aveva riferito il seguente messaggio: “o fate risultato a San Siro contro il Milan oppure sarà esonero”.
Un messaggio secco, molto duro, che però ha fatto da spartiacque per tutti: a San Siro è arrivata la vittoria e da lì è partita la rimonta; in casa Arsenal, per quanto ne sappiamo, la fiducia è illimitata e non c’è modo di capire da che parte stiano davvero i giocatori.
Siccome non si vince - o almeno non si vinceva, all’epoca - a casa del Milan senza una squadra caratterialmente forte e pienamente motivata, quella partita è stata la cartina di tornasole per Ancelotti, Tanzi e i giocatori stessi - c’era la volontà di remare tutti nella stessa direzione.

Quella di Leicester poteva e doveva essere la partita decisiva per tutti ma non lo è stata: le attese erano talmente basse che la sconfitta sembrava ineluttabile e una prestazione sostanzialmente brutta è stata percepita come un miglioramento, per il semplice fatto di non essere sembrati il solito circo ambulante.
Abbiamo concluso a rete otto volte, concedendo diciannove tiri ai padroni di casa (1 a 7 nello specchio!) e siamo stati dominati sotto ogni punto di vista - eppure si è parlato di segni incoraggianti: quali?

A differenza delle sensazioni e della volontà individuale di credere che le cose magicamente miglioreranno, i numeri non mentono e ci raccontano che questa stagione di Premier League è già virtualmente compromessa - oltre ad essere la peggiore della nostra storia moderna.

Il problema è che Unai Emery non sembra essere in grado di ribaltare questa situazione e nessuno, ai piani alti, sembra aver dato un’occhiata a questi maledetti numeri.