01 novembre 2019


“Dopo essermi preso un po’ di tempo per riflettere su quanto successo domenica pomeriggio, vorrei darvi una spiegazione piuttosto che una risposta veloce.
Ciò che è successo al momento della mia sostituzione mi ha toccato profondamente. Amo questo Club è do sempre il 100% sia in campo che fuori.
La sensazione di non essere capito dai tifosi, e i continui insulti allo stadio e sui social delle ultime settimane e negli ultimi mesi mi hanno ferito profondamente.
La gente ha detto cose come “Ti spaccheremo le gambe”, “uccideremo tua moglie” e “spero che a tua figlia venga il cancro”
Tutto ciò si è accumulato e ho raggiunto il punto di saturazione quando ho percepito una sensazione di rigetto da parte dello stadio, domenica.
In questa circostanza ho perso il controllo e ho reagito in maniera irrispettosa verso il gruppo di tifosi che supporta il nostro club, la squadra e me stesso con energia positiva. Non era mia intenzione e sono dispiaciuto se questo è ciò che la gente ha capito.
La mia speranza è che ci torni ad un rapporto di rispetto reciproco, ricordando il motivo per il quale ci siamo innamorati di questo gioco, prima di tutto.
Andiamo avanti in modo positivo insieme.”
Granit
Insomma, un po’ tiepidino come messaggio di scuse e/o spiegazioni.

Da un carattere passionale come quello di Granit Xhaka mi aspettavo qualcosa di più sanguigno e schietto, anziché l’ennesimo comunicato scialbo farcito di non-scuse (mi dispiace se avete capito male…)

C’è una cosa in particolare che mi non mi convince, nel comunicato di Granit Xhaka, ovvero l’amalgama che lo svizzero fa tra i criminali che sui che sui social scrivono orrori come quelli di cui sopra e coloro i quali, allo stadio, hanno sarcasticamente festeggiato l’apparire sul suo numero 34 sulla lavagnetta del quarto uomo.
Se cominciamo a pensare che i fenomeni da social rappresentino la realtà dei tifosi all’Emirates Stadium, allora non ci siamo: non c’è nessuna ragione che giustifichi la sua reazione in campo e mettere nello stesso pentolone gli estremisti da tastiera e il pubblico dell’Emirates Stadium significa aver perso la rotta.

Domenica all’Emirates Stadium un gruppo abbastanza ridotto di tifosi ha esultato alla sostituzione di Granit Xhaka il quale, per quanto arrabbiato, avrebbe dovuto raggiungere il bordo campo quanto prima e sedersi con i compagni, anziché camminare in maniera ostentatamente lenta e rispondere ai tifosi, attirandosi ancora più fischi.
Quando la tua squadra si è fatta recuperare due gol in casa e sta provando a tornare in vantaggio, tutto ciò che un giocatore sostituito deve fare è evitare di far perdere tempo ai propri compagni; un capitano come si deve avrebbe scattato verso la panchina e incoraggiato il compagno pronto a subentrare, anziché creare un clima di tensione e rabbia sugli spalti.

Ricordo distintamente un episodio, quando ancora abitavo a Parma e andavo allo stadio Tardini a vedere giocare il Parma: la squadra di casa stava cercando di recuperare un risultato e ad un certo punto l’allenatore di allora (Malesani? Ulivieri?) ha sostituito Luigi Sartor con un compagno e quest’ultimo, autore fino a lì di una prova incolore, ha sprintato verso la panchina, prendendosi gli applausi di tutto lo stadio.
Come Granit Xhaka e tutti i calciatori di questa Terra, qualsiasi sia il livello, Luigi Sartor era sicuramente arrabbiato per la sostituzione ma ha avuto la freddezza di pensare alla squadra, ai compagni e ai tifosi, prima che a sé stesso, e per questo si è preso l’ovazione dei suoi tifosi.

Granit Xhaka invece ha gettato a terra la fascia di capitano, provocato i tifosi, li ha mandati apertamente a quel paese ed è uscito dal campo sfilandosi la maglia, prima di andare dritto nello spogliatoio.
Un comportamento che necessita una punizione esemplare, anche perché tenuto da capitano della squadra, e che non può essere mandato in archivio con un insipido post su Instagram.

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