lunedì 11 novembre 2019


Unai Emery resterà sulla panchina dell’Arsenal almeno fino a fine stagione, è meglio rassegnarsi.
Che si tratti di un messaggio di facciata oppure della verità, questo è quanto fatto trapelare dalla dirigenza dell’Arsenal, attraverso David Ornstein di The Athletic.

Salvo scenari catastrofici, il basco continuerà la sua turbolenta avventura a Londra e proseguirà nella missione, virtualmente impossibile, di riportarci in Champions League.

La sconfitta contro il Leicester City ci lascia a otto punti dal quarto posto, attualmente occupato dal Manchester City, con una differenza reti da inverno a Oymyakon, rendendo così decisivi i prossimi due mesi di campionato: dopo un inizio abbordabile, infatti, ospiteremo sia Manchester City e Chelsea e lì sapremo se abbiamo ancora qualche possibilità di finire tra le prime quattro.

Allo stato attuale delle cose, l’Arsenal faticherà a vincere in casa contro Southampton e Brighton, figuriamoci contro il Chelsea, la squadra più in forma del momento, e il Manchester City di Guardiola; inutile quindi fare tabelle e piani a lungo termine, meglio concentrarsi su obiettivi più vicini e soprattutto più abbordabili: come fare per tornare a vincere in Premier League?

Le ultime quattro uscite ci hanno portato due pareggi interni e due sconfitte in trasferta, un ruolino di marcia da retrocessione; in tutto abbiamo concesso agli avversari ben 61 tiri in porta, una media di 15 ogni novanta minuti, e ne abbiamo effettuati 42, cioè appena più di 10 a partita; di questi 42 solo 14 sono finiti nello specchio della porta e hanno generato la miseria di 3 gol - di cui due da calcio piazzato. Una tristezza assoluta.

Unai Emery ha cambiato quattro formazioni e utilizzato innumerevoli combinazioni di giocatori, senza mai trovare una formula vincente o per lo meno un livello di organizzazione accettabile; il fattore comune a tutti i moduli e tutte le formazioni provate da Unai Emery è una mentalità rinunciataria e passiva, oltre ogni immaginazione.
Pare che dovremo abituarci a questo modo di giocare e a questo modo di entrare in campo, quindi meglio impegnarsi per capire come tradurre il tutto in punti preziosi per la corsa alla Champions League.

Ancora una volta, Unai Emery deve compiere delle scelte e restare fedele ad esse, anziché cambiare in continuazione.
Che decida per il 4-3-3, il 4-2-3-1, il 3-4-3 o il 3-4-1-2, il basco si troverà a dover sacrificare almeno un giocatore di rilievo e assumersi in pieno la responsabilità delle conseguenze - buone o cattive.

Delle prestazioni sfornate nell’ultimo mese, la più recente è anche la meno brutta: qualche buona ripartenza, una difesa accettabilmente solida e qualche buon fraseggio con la palla - almeno nel primo tempo. Il Leicester City è stato padrone assoluto del campo e del pallone ma ciò sta diventando la normalità, quindi alla volontà di essere protagonisti ci metterei una pietra sopra.
Se Unai Emery vorrà continuare con la difesa a tre, dovrà essere pronto a reintegrare Granit Xhaka con effetto immediato: Lucas Torreira non può fare tutto da solo e l’assenza forzata dello svizzero, che in un centrocampo a due è un ottimo elemento, ci lascia con tre anarchici a contendersi un ruolo, quello di mediano, che richiede disciplina - una qualità per ora sconosciuta a Mattéo Guendouzi, Dani Ceballos e Joe Willock.
Dei tre il giovane francese sembra essere quello messo meno peggio ma il suo momento attuale di forma è semplicemente terribile, mentre lo spagnolo in prestito dal Real Madrid è infortunato.
Come già successo con Aaron Ramsey e Mesut Özil, sembra che al tecnico basco non resti che ingoiare di nuovo il proprio orgoglio e reintegrare lo svizzero, per il bene comune.

Inoltre dovrà decidere che fare con Nicolas Pépé, mister £ 72m che viene lasciato in panchina in Premier League e schierato titolare in Europa League, come un Nicklas Bendtner qualunque.
L’ivoriano è un’ala devastante, quando lasciato libero di attaccare e puntare direttamente l’uomo, ma fino a qui è stato impiegato a singhiozzo e in posizioni diverse: in un 3-4-3 potrebbe effettivamente giocare nel modo che più ne esalta le qualità ma verrebbe confinato in un ruolo più centrale nel 3-4-1-2 visto al King Power Stadium, posizione meno congeniale ai suoi punti di forza.

Stesso discorso vale per Pierre-Emerick Aubameyang e - di riflesso - per Alexandre Lacazette: in un 3-4-1-2 possono coesistere benissimo, in un 3-4-3 il gabonese finirebbe esiliato a sinistra e perderebbe tutta la sua pericolosità - come visto in svariate occasioni. Se l’idea è quella di giocare con una sola punta centrale - quale che sia lo schieramento dietro di essa, quella punta dev’essere Pierre-Emerick Aubameyang: Alexandre Lacazette è un ottimo attaccante di manovra e un elemento importante per la squadra ma la sua assenza è coincisa con il miglior momento di forma e di rendimento di Pierre-Emerick Aubameyang, inarrestabile quando può giocare in posizione più centrale, vicino ai difensori centrali.

Cosa dire di Mesut Özil? L’esiliato di lusso è improvvisamente tornato protagonista, non appena Unai Emery ha accettato l’idea di giocare con un trequartista vero: ben superiore per rendimento ai compagni di squadra a Leicester, il tedesco ha brillato anche in un più classico 4-2-3-1 e portato alla squadra la visione, il palleggio e il movimento senza palla che ci sono terribilmente mancati. Schierare Mesut Özil in una qualsiasi altra posizione che quella di numero dieci equivale a giocare con un uomo in meno, quindi per Unai Emery è tempo di decidere quanto investire sul suo miglior nemico.

Quello dei terzini o tornanti sembra essere l’unico reparto sul quale può contare Unai Emery, con Héctor Bellerín e Kieran Tierney perfettamente a proprio agio in entrambi i ruoli; altrettanto non si può dire di Ainsley Maitland-Niles e Sead Kolašinac, sempre sospetti quando si tratta di difendere. Una ragione in più per continuare con la difesa a tre? Forse, però come detto vorrebbe dire reintegrare Granit Xhaka e sacrificare due tra Nicolas Pépé, Mesut Özil e Alexandre Lacazette.

Parlando di difesa, chiudo quest’analisi con una constatazione forse semplicistica: quando non sai difendere o quando i tuoi difensori semplicemente non sono abbastanza forti, conviene puntare sui numeri.
Non è un pensiero particolarmente avanguardista ma a volte bisogna applicare il buonsenso: David Luiz, Sokratis, Rob Holding, Shkodran Mustafi, Calum Chambers e Dinos Mavropanos sono tutti difensori individualmente mediocri e nessuno di loro sembra pronto a guidare il reparto, rendendo così migliori i propri compagni, quindi conviene puntare tutto sulla quantità anziché sulla qualità.
Anche in questo caso, quindi, la difesa a tre sembra l’opzione migliore, almeno fino a quando non troveremo un difensore che sappia fare il proprio mestiere in modo decoroso.
Se così non fosse, tuttavia, allora Unai Emery dovrebbe semplicemente scegliere i propri quattro titolari e farli giocare insieme il più possibile, in modo da aiutarli a formare un’intesa quantomeno passabile: ci saranno errori, svarioni, incomprensioni e orrori di ogni genere ma almeno staremmo costruendo qualcosa, invece di cambiare per il gusto di cambiare.

Riassumendo, ho l’impressione di ripetermi fino alla nausea ma vorrei tanto che Unai Emery prendesse una decisione che sia una, faccia capire a tutti cosa intende fare e se ne assuma la piena responsabilità - una volta per tutte.

È chiedere troppo?

2 commenti:

  1. Penso che la cosa più triste è che fino a giugno perderemo solo tempo. Partite scialbe magari qualche acuto e soprattutto fuori dall'Europa che conta. Poi arriverà un nuovo tecnico, speriamo con le idee chiare, che però avrà bisogno di un po di tempo per far assimilare i propri concetti. Allora perchè perdere questo prezioso tempo che all'inizio della prossima stagione ci farebbe arrivare pronti già al via? EMERY VIA SUBITO!!

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    1. Sottoscritto in pieno, l'esonero sembra inevitabile quindi tergiversare è completamente inutile, se non dannoso

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