13 novembre 2019


Mikel Arteta nuovo allenatore dell’Arsenal, finora un pettegolezzo ancor prima che un’ipotesi concreta.
Un’ipotesi forse remota ma certamente affascinante, al di là di moduli, tattiche e idee di gioco.

La sensazione, malcelata, è che dopo diciotto mesi di Unai Emery la squadra e i tifosi abbiano bisogno di una scossa, di un cambiamento radicale, che rimetta a zero tutti i contatori. Un cambio di allenatore è un grosso cambiamento di per sé, ancora di più all’Arsenal, ma noi abbiamo bisogno di qualcosa di ancora più grande, più potente e di più ampia portata.

Dopo un anno e mezzo di pragmatismo, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un altro pragmatista, anche se migliore di Unai Emery, il che escluderebbe immediatamente José Mourinho e Massimiliano Allegri dalla lista dei possibili candidati. Senza dubbio avremmo per le mani due allenatori di caratura superiore e probabilmente i risultati migliorerebbero in maniera molto rapida, tuttavia continueremmo a vedere un calcio immaginato principalmente per arginare gli avversari.

Basterebbe a restituire entusiasmo e fiducia ai tifosi? Dubito.

Ciò di cui abbiamo bisogno ora è voltare pagina, in tutto e per tutto: idee diverse, approccio diverso, un diverso modo di comunicare e un’attitudine diversa, per non dire diametralmente opposta a quella di Unai Emery.
Solo così potremmo sperare di ottenere il cambiamento collettivo di cui abbiamo un disperato bisogno. Noi tifosi abbiamo bisogno di tornare a credere nella qualificazione alla prossima Champions League, tornare a credere di poter competere con i primi della classe; i giocatori hanno bisogno di tornare a credere nelle ambizioni della dirigenza e tornare ad essere convinti di essere nel Club giusto.

Mikel Arteta sembra il candidato ideale per questo ruolo, quel famoso catalyst for change di cui parlava, all’epoca, Ivan Gazidis.
Per quanto suoni assurdo, le qualità dello spagnolo come allenatore contano poco, in questo momento; ciò che importa ora è avere una persona al timone che sia ostentatamente diversa da Unai Emery e che arrivi con la ferma intenzione di giocare un calcio offensivo, che possa promettere ai tifosi che ci si divertirà di nuovo, guardando l’Arsenal, e che abbia il carisma necessario a trascinarsi dietro lo stadio e i giocatori.
L’incredibile reputazione che lo accompagna, pur non avendo ancora allenato nessuna squadra, e il legame profondo con il Club e i tifosi faranno il resto e potranno ricreare quell’atmosfera positiva, risoluta e vincente di cui abbiamo bisogno per raddrizzare quest’annata.

Un anno e mezzo fa è stata compiuta la scelta più semplice, più sicura - ora è venuto il tempo di osare.

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