19 novembre 2019


Perdonate il momento di debolezza ma devo conferssarvi - e confessare a me stesso - che mi manca Arsène Wenger.

Anzi, mi manca UN Arsène Wenger.

Delle tante cose che mi mancano in questo momento, e mi riferisco ovviamente all’Arsenal, ciò che mi manca di più è senza dubbio la voglia di veder giocare la squadra; sono giunto ad un punto nel quale guardare l’Arsenal di Unai Emery è un dovere, più che un piacere - una sorta d’obbligo morale che mi spinge a continuare a guardare uno spettacolo triste.

Sarà che ormai sono parecchi anni che segui questo strano Club e che ne ho viste anche di peggiori ma mai come ora mi sento svuotato dell’entusiasmo che naturalmente dovrebbe accompagnare ogni tifoso.
Non si tratta di vincere partite, campionati, trofei - si tratta di godersi il momento: di partite brutte ne ho viste anche troppe, di giocatori al limite del presentabile me ne ricordo tanti eppure, quando arrivava il weekend o una partita infrasettimanale, ecco che tornavano le farfalle nello stomaco.

Tolto l’ultimo anno e mezzo, periodo trasformatosi in un’agonia - non mi è mai successo di contemplare l’idea di non guardare una partita, con Arsène Wenger in panchina. Pur non essendo l’unico manager che ho visto sedersi sulla nostra panchina, l’alsaziano è stato una figura di riferimento per il mio legame con il Club e il calcio proposto durante almeno quindici dei ventidue anni passati in panchina è stato semplicemente meraviglioso.
Ci sono state delusione cocenti, scelte tattiche inspiegabili, errori ripetuti all’infinito ma anche alcune certezze, ora spazzate via da Unai Emery: ci si divertiva, soprattutto quando si giocava in casa, mentre ora non ci si diverte più.
Oggi all’Emirates Stadium arrivano l’Aston Villa, il Bournemouth, il Crystal Palace, i Wolves, il Vitória e si vince soffrendo - quando si vince.

Mi manca la volontà - folle, a volte - di mettere in campo più giocatori tecnici e offensivi possibile e vedere che succede; mi manca il messaggio chiave “andate là fuori e giocate il calcio che vi piace”; mi mancano i gol corali, mi mancano le folate offensive senza guardarsi le spalle; mi manca il principio cardine di volersela giocare sempre, di essere protagonisti - per usare una parola cara a Unai Emery.

Curiosamente, sono le stesse cose che mi hanno fatto più infuriare in assoluto ma, dal momento che sembro essere obbligato a scegliere tra il pragmatismo dogmatico di Unai Emery e l’idealismo dissennato di Arsène Wenger, posso dirvi che scelgo senz’altro l’idealismo.

L’idea, quando è finita l’era di Arsène Wenger, era quella di modernizzare il Club, la squadra, i metodi di allenamento e il modo di giocare della squadra, proiettando l’Arsenal nel XXI secolo; quell’agonia di un anno e mezzo di cui ho parlato sarebbe dovuta finire, sarebbe dovuta appartenere al passato ed essere vista come un brutto capitolo di una storia altrimenti bellissima - ed invece si è prolungata ancora e ancora.
I pochi segni di rinnovamento e speranza d’inizio stagione, l’anno scorso, sono svanite presto e ora ci troviamo in un ambiente cupo e pieno d’incertezze.

Mi manca Arsène Wenger perché mi manca un calcio positivo e propositivo, al centro del quale ci sono i giocatori con i piedi buoni e la testa alta, anziché un interesse maniacale nel limitare l’avversario e provare a segnare, se capita l’occasione buona.
Sono più che disposto a sacrificare una parte di quell’ideale se serve ad avere qualche palpitazione in meno e assicurare una vita più lunga e serena alle mie coronarie, ma non sono disposto a sacrificare tutto ciò che mi ha avvicinato all’Arsenal senza avere nulla in cambio - come succede oggi.

Mi manca Arsène Wenger e vorrei tanto che il Club ne cercasse un altro, là fuori: un visionario, un esteta, un rivoluzionario come quel professore sbarcato dal Giappone nel 1996, che possa trasmettere qualcosa di forte dalla panchina - non quell’impiegato statale che siede oggi sulla nostra panchina, la cui unica rivoluzione ha riguardato i propri denti.

2 commenti:

  1. A me è mancato da subito! Gli ideali ed i principi fanno la differenza. Proporre se stessi, mai limitare gli altri! Se solo penso al gol di Wilshere contro il Norwich...In tanti si lamentavano della pochezza di ambizione (qualificazione champions league!), adesso è un sogno...un utopia centrarla a Maggio! Tenendo fede al proprio pensiero, al proprio credo e solo con le proprie forze, dal 2006 in quanti hanno costruito uno stadio, giocato un bel calcio e raggiunto l'obiettivo vendendo anche i calciatori pi forti in rosa? Se il pensiero va a prima del 2006...beh lasciamo stare! Tutti in piedi ad applaudire.

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    1. Sarebbe difficile riassumere meglio di quanto hai fatto tu!

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