22 novembre 2019


I cugini meno fortunati hanno appena squassato il mondo del calcio europeo con la loro scelta di esonerare Mauricio Pochettino, di gran lunga il manager più influente della storia moderna del Club, e di sostituirlo con José Mourinho.

Tutti gli articoli che sono circolati circa una presunta trattativa tra il portoghese e Raúl Sanllehi hanno finalmente un senso e confermano come, in realtà, José Mourinho e Jorge Mendes erano impegnati a forzare la mano quanto più possibile al Tottenham e strappare il contratto più lucrativo possibile: dati i quindici milioni annui che intascherà l’ex allenatore di Porto, Chelsea, Inter, Real Madrid e Manchester United, direi che la missione è compiuta.

Ringrazio il cielo per il fatto che resterà lontano dalla nostra panchina e chiudo volentieri la parentesi su José Mourinho.

Ciò che mi interessa di più è comparare la situazione di Mauricio Pochettino con quella di Unai Emery: l’Arsenal avrebbe dovuto prendere la stessa decisione presa da Levy?

La prima risposta, quella più ovvia, è sì: l’ho già scritto, l’ha fatto anche Massimiliano e continuo a credere che il basco non stia traendo il massimo dalla rosa messagli a disposizione.
La seconda risposta, quella più articolata, riguarda anche la scelta fatta dal Tottenham per rimpiazzare Pochettino - ovvero assumere José Mourinho: se la strategia è affidarsi ad un manager in declino, che ha tendenza a spendere centinaia di milioni e lasciare il Club in uno stato pietoso, allora preferisco l’onesta incapacità di Unai Emery, almeno per il momento.

Come ho scritto di recente, questo Club ha bisogno di un segnale di rottura netto, di un cambio di direzione radicale e non semplicemente di una nuova faccia. La grossa sfida per Raúl Sanllehi e il resto dei dirigenti sarà muoversi rapidamente e concretamente una volta che si aprirà lo spiraglio giusto: con Mauricio Pochettino sul mercato, alcuni scenari che sembravano già confermati verranno sconvolti e quindi nuove opportunità appariranno - toccherà a loro saperle cogliere.

L’estate prossima si annuncia molto calda sul fronte degli allenatori disponibili a cambiare Club, con alcuni nomi di primissimo piano come quello di Massimiliano Allegri, dello stesso Mauricio Pochettino e addirittura - si mormora - quello di Pep Guardiola e di conseguenza molto movimento anche tra i più giovani, che attendono l’opportunità della vita come Erik ten Hag, Marcelo Gallardo o Mikel Arteta.

È un dilemma, perché non cambiare subito potrebbe anche voler dire essere una piazza meno appetibile l’estate prossima ma, allo stesso tempo, cambiare subito potrebbe portare un allenatore buono quando, aspettando, avremmo potuto averne uno eccezionale.

Le recenti dichiarazioni di Rob Holding, Sokratis, Alexandre Lacazette e Héctor Bellerín mi hanno convinto che lo spogliatoio non è cosí spaccato come temessi e che ci sia ancora speranza di raddrizzare la stagione, quindi per ora dovremmo puntare ancora ai pesci grossi, per l’anno prossimo; è un giochino pericoloso, lo so, ma la ricompensa potrebbe essere eccezionale.

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