29 novembre 2019


Unai Emery non è più l’allenatore dell’Arsenal.
Il verdetto è arrivato oggi, 29 novembre, 555 giorni dopo il suo insediamento come successore di Arsène Wenger.

Non posso dirmi né sorpreso, né triste ma sono decisamente sollevato: l’agonia è durata troppo, con il basco incapace di dare un’impronta alla squadra e convincere tifosi e giocatori a proposito dei propri metodi.
Peccato, perché gli inizi sono stati promettenti, ma col tempo tutte le inadeguatezze di Unai Emery sono venute alla luce ed è diventato fin troppo chiaro come il calcio passivo dell’ex allenatore di Siviglia e PSG non fosse adatto ad un Club come il nostro.

Il salto da una “buona” squadra ad un top Club è sempre il più difficile ed il basco ha pagato lo scotto delle aspettative altissime: se a Parigi aveva vinto per manifesta superiorità - non sua, ovviamente - a Londra ha trovato pressioni mai sperimentate a Siviglia, finendo col perdersi.
Il ritorno ad un Club di seconda fascia potrebbe essere il passo giusto per rilanciare la carriera, quindi buona fortuna a Unai Emery e al suo staff, qualsiasi sia la prossima avventura.

La panchina è temporaneamente affidata a Freddie Ljungberg, che sarà al timone domenica pomeriggio contro il Norwich a Carrow Road e forse anche più in là, tuttavia il Club ha già chiarito che la ricerca di un nuovo allenatore è già iniziata.
Vedremo quindi quale sarà Il Prescelto di Raúl Sanllehi, che sente sicuramente di avere tutti gli occhi addosso: dopo l’allontanamento di Sven Mislintat, l’arrivo di Edu, il veto al ritorno di David O’Leary e la difesa ad oltranza di Unai Emery, adesso è chiamato ad effettuare una scelta cruciale per il futuro del Club.

I candidati li conosciamo, o per lo meno sappiamo quali sono i nomi che circolano a mezzo stampa: Mikel Arteta, Massimiliano Allegri, Mauricio Pochettino e la new entry Nuno Espírito Santo; probabile che il prossimo allenatore sia uno di questi quattro ma non si escludono sorprese dell’ultimo minuto - come successo ad esempio con l’arrivo, in estate, di Nicolas Pépé.

Con Unai Emery fuori dall’equazione, non ci sono più alibi né posti per nascondersi per Raúl Sanllehi: tutta la fiducia guadagnata l’estate scorsa sul mercato potrebbe svanire a seconda della scelta del prossimo allenatore.

Diamo quindi inizio allo stucchevole valzer di nomi, pettegolezzi, scoop esclusivi e quote che salgono e scendono improvvisamente, Raúl Sanllehi avrà l’arduo compito di evitare che il tutto si trasformi in un teatrino triste e che si ripeta troppo spesso; non siamo mai stati un Club come gli altri e non dovremmo aspirare ad esserlo, l’esempio del Manchester United, con i vari fallimenti post-Ferguson, è lì a dimostrarci tutto ciò che non dobbiamo diventare.

Buona fortuna, Raúl. Ne avrai bisogno.

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