08 novembre 2019


Sono oramai settimane che voci sull’esonero di Emery si susseguono dopo ogni passo falso compiuto dalla formazione dei Gunners. Tra i papabili candidati alla successione, oltre all’odiato Josè Mourinho, c’è l’ex leggenda Freddie Ljungberg, membro degli Invincibles, fedelissimo di Wenger e già parte dello staff tecnico delle giovanili negli anni passati.
 
La carriera fuori dal campo non sembrava essere una priorità per l’ex numero 8, proiettato verso un ruolo mediatico e da ambasciatore del Club, chiamato a girare per il mondo a rappresentare la Premier League.
Nel 2015, come parte di una rivoluzione del comparto giovanile all’Hale End, Arsène Wenger ed Ivan Gazidis ingaggiarono l’olandese Andreas Jonker e due dei suoi collaboratori più affidabili. Per garantire una presenza identitaria, che insegnasse anche ai più piccoli i valori di una società come l’Arsenal, fu ingaggiato anche Ljungberg, messo a capo della squadra U15.
Simili opportunità vennero concesse anche a Thierry Henry e Tony Adams, senza però particolare successo.

Nel 2017, separatesi le strade tra Jonker e l’Arsenal, Freddie diventò ufficialmente l’allenatore in seconda dell’olandese ex-Ajax, approdando per il finale di campionato al Wolfsburg. Insieme salvarono i verdi da una segnata retrocessione, issandosi sino al 16esimo posto, salvo poi essere messi alla porta dopo quattro partite della stagione successiva. In quei mesi Ljungberg ha favorito l’inserimento in prima squadra di giovani come Arnold, Gerhardt, Malli, Ntep ed il nigeriano oggi star del Lille, Victor Osimhen.
Tornato libero da incarichi, e rifiutate due panchine di League One perché viste come uno step back nel processo di crescita nella sua carriera da first team coach, ha aspettato che arrivasse la chiamata giusta. Ancora una volta è stato l’Arsenal a tendergli la mano, affidandogli la guida della selezione U23 orfana di Steve Gatting.

Con i young Gunners i risultati sono arrivati subito, uniti anche ad un gioco spumeggiante che non ha lasciato affatto indifferenti i dirigenti.
Dopo una vittoria per 5-1 contro i pari età del Manchester City, davanti ai microfoni di Arsenal Media sfoggiò un sorriso a trentadue denti, fiero della prestazione dei suoi ragazzi: “E’così che si gioca a calcio. Movimenti veloci, passaggi nelle zone giuste del campo, pressing, progressione palla al piede. Quando non avevamo la palla, siamo stati bravi a chiudere gli spazi, riconquistarla e ripartire. Sono orgoglioso della squadra e di come abbiamo battuto un avversario ostico come il City”.

A supporto di queste parole, anche il centrale difensivo Ballard: “Ljungberg rende il nostro lavoro più divertente. Noi difensori siamo chiamati a giocare la palla, essere parte della costruzione del gioco. Vedere gli avversari stanchi, frutto del nostro possesso palla fitto, è una soddisfazione. Con il nuovo allenatore abbiamo imparato a difendere ed attaccare con la stessa efficacia”.

Tutte queste componenti hanno convinto Raul Sanllehi ed Edu a sollevare dall’incarico di first team coach l’ex numero due Steve Bould e promuovere in prima squadra lo svedese. Al momento a Ljungberg è affidata la transizione dei giovani giocatori dalla U23 alla prima squadra [Mavropanos, Willock, Nelson, Saka, Burton, Macey, Smith-Rowe], ma le cose presto potrebbero cambiare.

Il contingente anti-Emery e pro-Ljungberg sta accumulando sempre più membri.
I media in questi giorni hanno raccontato che, oltre ai giovani, anche molti dei senior players si rivolgono spesso a Ljungberg per un confronto diretto o sulle dinamiche di gioco.
L’ex Invincible potrebbe traghettare l’Arsenal fino a fine stagione, provando a guadagnarsi una conferma come successo a Manchester con Ole Gunnar Solskjær, oppure essere già investito della carica di capo allenatore senza avere la pressione di doversi giocare il posto.
Sono oramai tanti gli esempi di giovani allenatori che hanno fatto bene ad altissimi livelli. Nagelsmann è uno di questi, Lampard un altro lampante esempio: in piena difficoltà per via delle vicende di mercato, sia in entrata che in uscita, l’ex Derby County sta facendo nozze coi fichi secchi e scalando la classifica col suo Chelsea, squadra giovane ma che gioca un calcio moderno e bello da guardare.

Tutte componenti che mancano con Emery.

Domani però potrebbe essere il punto di non ritorno. Per Leicester passano sempre eventi importanti della storia dell’Arsenal: iconica la tripletta di Bergkamp contro le Foxes, memorabile la vittoria per 2-1 all’Emirates o il pareggio che spinse Wenger a cercare un attaccante e non proseguire la stagione con Yaya Sanogo dopo l’infortunio di Giroud, la scoperta di Rob Holding o la partita più bella dell’era Emery.

Domani è un viaggio solo andata. L’Arsenal tornerà dal King Powers’Stadium diverso.
O con Emery o senza Emery. O lanciato verso una speranza di rinascita o completamente distrutto e tagliato fuori dalla corsa Champions.

Quello che tornerà da Leicester sarà l’Arsenal di Emery o l’Arsenal di Ljungberg?

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