martedì 5 novembre 2019


Il 30 giugno 2020 rischia di essere una data storica per noi, un nuovo anno zero appena due anni dopo l’addio di Arsène Wenger e la prima rivoluzione attuata dalla KSE.

Oltre ad essere la data alla quale Unai Emery cesserà di essere l’allenatore dell’Arsenal, a patto che ci arrivi, il giorno della chiusura ufficiale della stagione 2019/20 segna anche l’entrata in essere dell’ultimo anno di contratto di cinque giocatori di primo livello, tra cui l’attaccante più decisivo dai tempi di Robin van Persie, ovvero Pierre-Emerick Aubameyang.
Oltre al gabonese, anche i contratti di Mesut Özil, Sokratis, David Luiz e Shkodran Mustafi scadranno esattamente un anno dopo la data fatidica, il che significa che l’estate prossima sarà quella decisiva per questi cinque giocatori - e quindi anche per noi.

Per chi non ricordi, Raul Sanllehi ha dichiarato che l’Arsenal non permetterà più ad un giocatore di entrare nell’ultimo anno di contratto, il che significa obbligatoriamente rinnovo o cessione.
Allo stato attuale, ci sono altissime possibilità che tutti e cinque vengano ceduti e che almeno due partano a prezzo di saldo, Mesut Özil e Shkodran Mustafi; il primo perché si porta dietro uno stipendio esagerato, il secondo semplicemente perché non genera nessun tipo d’interesse.

Prospettiva deprimente, soprattutto per quanto riguarda Pierre-Emerick Aubameyang, e che può essere scongiurata solo con un deciso cambio di rotta e la squadra saldamente in posizione favorevole per centrare il tanto sospirato ritorno in Champions League, dopo tre anni di castigo in Europa League.
Senza l’immediato ritorno nell’Europa dei grandi, infatti, per noi si prospetta un’estate di serio ridimensionamento: oltre ai cinque giocatori già citati, infatti, bisognerebbe convincere Alexandre Lacazette a restare (in scadenza nel 2022) e provare ad allontanare le sirene che inevitabilmente comincerebbero a circolare attorno a Mattéo Guendouzi e Lucas Torreira.

Nella peggiore delle ipotesi, l’Arsenal di domani sarebbe una squadra con pochi fondi, un allenatore in cerca di consacrazione e un gruppo di giovani talenti sui quali scommettere - una sorta di Chelsea in rosso e bianco, insomma.
Guidati da Bernd Leno, Héctor Bellerín e Nicolas Pépé, i vari Joe Willock, Ainsley Maitland-Niles, William Saliba, Emile Smith-Rowe, Gabriel Martinelli, Bukayo Saka e Reiss Nelson passerebbero dal ruolo di promesse a quello di titolari, con tutti i rischi che ne derivano: cali di concentrazione, rendimento altalenante e infortuni dovuti all’eccessivo minutaggio.
A quelli che sognano una riedizione della famosa Class of ‘92 del Manchester United, pensate a che campionato è oggi la Premier League rispetto ad allora, in termini di competitività, e ricordatevi quante partite si giocano oggi tra campionato e coppe, rispetto ad allora.

Se invece dovessimo finalmente tornare in Champions League e recuperare tutto il nostro splendore, le prospettive sarebbero completamente diverse: si potrebbe immaginare un rinnovo del contratto di Pierre-Emerick Aubameyang e assicurarsi altri trenta gol stagionali, si potrebbe immaginare l’arrivo di un centrale di primissimo livello per solidificare il reparto e accompagnare lo sviluppo di William Saliba; si potrebbe immaginare l’innesto di un centrocampista di qualità per sopperire alle partenze di Mesut Özil e Dani Ceballos, che pare destinato a rientrare a Madrid.
Con la qualificazione alla Champions League in tasca e gli introiti che ne derivano, Raul Sanllehi e il Club potrebbero regalarci un’altra estate da sogno, dopo quella passata, e farci credere che l’Arsenal Football Club solido, forte e ambizioso che vediamo dietro le quinte sarà trasferito anche in campo, con giocatori degni della maglia che indossano e un allenatore ambizioso a guidarli.

Il 30 giugno 2020 scatta l’anno zero in casa Arsenal, il conto alla rovescia è già cominciato.
Tic, toc, tic, toc, tic, toc...

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