sabato 21 dicembre 2019


Una vittoria.
Tre pareggi.
Due sconfitte.
L’avventura di Freddie Ljungberg da allenatore dell’Arsenal si chiude con il pareggio a reti inviolate di Goodison Park, il primo clean sheet delle ultime quindici partite del Club.

La vittoria in trasferta contro il West Ham resta il momento più alto del breve interim dello svedese, al quale dobbiamo tutti dire grazie: catapultato alla guida di una squadra in caduta libera, chiamato a gestire uno spogliatoio con spaccature sempre più grandi, Freddie Ljungberg ha avuto la grande intelligenza di non farne mai una questione personale. Mai, anche quando le domande dei giornalisti si sono fatte più pressanti, ha chiamato a sé la luce dei riflettori, mettendo sempre davanti a tutto l’interesse del Club e dei giocatori.

Dal primo all’ultimo giorno di lavoro, nonostante le continue speculazioni e gli insistenti spifferi provenienti dalla stampa, ha fatto tutto il possibile per restituire un’identità alla squadra, devastata dall’ultimo periodo di Unai Emery, ancora più rinunciatario e passivo del solito; nonostante il fatto che il suo ruolo fosse a tempo determinato e che la cosa fosse chiara fin da subito, lo svedese non si è accontentato di mettere in campo i giocatori e provare a racimolare qualche buon risultato: fin dalla prima partita, quella contro il Norwich, ha approfittato dell’occasione concessagli per spingere i “suoi” ragazzi dell’Under 23, far capire ad alcune primedonne che la reputazione non basta e soprattutto riportare al centro del discorso l’importanza e le responsabilità che comportano  la maglia rossa a maniche bianche e il cannone sul petto.

Basta ascoltare le sue interviste o assistere alle sue conferenze stampa pre-partita per capire che tipo di uomo è Freddie Ljungberg: mai banale, lo svedese non ha esitato a mandare messaggi, tutt’altro che velati, a questo o a quel giocatore, quando non a tutta la squadra o alla dirigenza.

Peccato non sia riuscito a raccogliere qualche punto in più, soprattutto contro Norwich e Brighton, perché per come si è comportato da allenatore ad interim lo avrebbe meritato ampiamente; anche così, con appena quattro punti raccolti in campionato, dobbiamo ringraziare Freddie Ljungberg per essere stato un allenatore impeccabile, aver restituito classe e autorità al Club e aver fatto tutto il possibile per il bene del Club, ancor prima che per la sua carriera.
Nemmeno l’arrivo di Mikel Arteta e le voci riguardanti lo staff scelto dal basco hanno perturbato lo svedese, ancora impeccabile nel dare la propria disponibilità totale per tornare tra i ranghi e dare una mano all’ex assistente di Guardiola, qualora questo lo volesse.

Grazie Freddie, un’autentica leggenda dell’Arsenal Football Club.

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