20 gennaio 2020


La ruota gira, dicono.
Prima o poi il vento cambia direzione, dicono.
Gli episodi contro e quelli a favore si compensano a fine stagione, dicono.

Ho voglia di crederci e ho voglia d’illudermi che ad un certo punto, tra oggi e la fine della stagione, tutto tornerà a sorriderci.
Chiaramente la nostra stagione tutta sgangherata non dipende né dalle decisioni arbitrali, né dalla sfortuna: i nostri problemi hanno radici ben più profonde e ragioni molto più terrene.

Una squadra costruita male, data in mano ad un tecnico inadeguato che la dirigenza si è ostinata a difendere nonostante fosse chiaro a tutti come, alla luce di certe prestazioni, non ci fosse ritorno possibile; anche quando è stata presa la decisione di esonerare Unai Emery, una scelta tutt’altro che impulsiva, non sembrava esserci un piano per la sua sostituzione - come provato dall’interim zoppicante assunto da Freddie Ljungberg, per il quale non era previsto nemmeno uno staff tecnico al quale potersi appoggiare.
Ora, se la soluzione fosse stata davvero temporanea e si fosse trattato di riempire alcuni tempi tecnici indispensabili alla nomina di Mikel Arteta, allora il sacrificio chiesto a Freddie Ljungberg sarebbe stato comprensibile, ma in realtà lo svedese ha diretto ben sei partite - troppe per lasciarlo tutto solo ad occuparsi di allenamenti, tattica, formazioni e conferenze stampa.

La cosa che mi fà più rabbia è che quelli davanti, e non parlo ovviamente di Liverpool e Manchester City, stanno passeggiando e insistono nel lasciar aperti spiragli per un rientro in corsa; il Chelsea ha vinto appena quattro delle ultime undici partite, perdendo a sei riprese; il Manchester United non ha mai trovato continuità e dovrà fare a meno di Rashford per un lungo periodo, così come il Tottenham ha perso Kane fino ad aprile e ha vinto una sola delle ultime sei partite disputate.

Cosa succederebbe se mettessimo assieme una bella serie di vittorie, magari come quella del Chelsea tra fine settembre e inizio novembre? I Blues di Lampard sono riusciti a vincere sei incontri di fila e si sono issati dalla settima a terza posizione - perché non potrebbe succedere anche a noi?

In tutta la stagione, cioè in ben ventitré partite, siamo stati capaci di vincere consecutivamente solo le prime due - a casa del Newcastle e all’Emirates Stadium contro il Burnley, dopodiché sono arrivate alcune sconfitte e tanti, troppi pareggi. Cosa ci serve per guarire da questa pareggite acuta, che ci sta letteralmente costando un posto nella prossima Champions League?
Il nuovo allenatore è preparato, motivato e ha saputo correggere in pochissimo tempo alcuni dei nostri problemi atavici, principalmente tattici, e ci ha resi più solidi e meglio organizzati; se la fase difensiva pare ora meno caotica e impresentabile rispetto a quanto avevamo l’abitudine di ammirare con Unai Emery in panchina, la fase offensiva resta tanto sterile quanto prima, con la squadra in grande difficoltà nel creare chiare occasioni da gol.

Servirebbero innesti di qualità e tempo, due cose di cui al momento non disponiamo, e quando è così a volte serve semplicemente un sano colpo di fortuna: una deviazione a favore, anziché sistematicamente contro, o una decisione arbitrale favorevole.

Se davvero la ruota gira, se davvero il vento prima o poi cambia direzione e se davvero le decisioni arbitrali a fine stagione si compensano, allora prima o poi arriverà il momento di riscuotere.
A seconda di quando arriverà quel momento, la nostra stagione prenderà pieghe differenti e si chiuderà in modi diametralmente opposti tra loro.

Giro la ruota, Mike.

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