07 febbraio 2020


Il ritiro invernale a Dubai è ufficialmente iniziato.
Sebbene molti dei giocatori fossero già sul posto con rispettive famiglie e amici e sebbene alcuni, tra cui Dani Ceballos, Sead Kolašinac, Kieran Tierney e Reiss Nelson, avessero già iniziato il lavoro sul campo, la squadra nella sua interezza è stata chiamata a presentarsi ieri agli ordini di Mikel Arteta.

Quale sarà il programma durante questo intermezzo esotico? Quali sono le priorità del tecnico spagnolo?
Mi verrebbe da dire che è ora di concentrarsi sull’attacco, più che mai anemico: dopo aver sistemato la difesa - per quanto possibile, dato il materiale a disposizione - Mikel Arteta deve assolutamente trovare il modo di rendere la squadra più pericolosa in zona gol e più creativa a centrocampo, altrimenti la serie infinita di pareggi rischia di allungarsi ancora.

Nonostante la media di un gol incassato a partita da quando è arrivato l’ex assistente di Pep Guardiola (7 in 7), la sensazione di autentico terrore che mi attraversava ogni qualvolta gli avversari avevano la palla nella nostra metà campo è svanita; siamo meglio organizzati, siamo più solidi, siamo più difficili da superare di quanto non lo fossimo con Unai Emery, quando gli avversari arrivavano al tiro con un facilità disarmante e Bernd Leno era chiamato a fare i miracoli.
Lo dimostrano i due clean-sheet raccolti fino a qui (1 ogni 3,5 partite), un risultato di per sé non esaltante ma significativo se comparato ai numeri accumulati nella gestione precedente: nonostante i miracoli del portiere tedesco, infatti, abbiamo fatto registrare due clean-sheet (1 ogni 6,5 partite!) e incassato 19 gol in 13 partite (1,5 di media a partita).

La difesa c’è, insomma; con tutti i difetti del caso ma si può affermare che la fase di non possesso palla non è più così tremenda come qualche tempo fa.

Il problema più impellente, ora, è trovare il modo di fare gol - cosa che ci riesce davvero difficile.
Dietro ai 14 gol di Pierre-Emerick Aubameyang, infatti, c’è il vuoto: Alexandre Lacazette ha segnato cinque gol, Gabriel Martinelli tre come Nicolas Pépé e poi abbiamo altri quattro giocatori con uno o due gol a testa - per un totale di 32 gol stagionali - meno dei Wolves e a pari merito con l’Aston Villa.

Com’è possibile? Come si spiega che una squadra che ha in rosa Pierre-Emerick Aubameyang, Alexandre Lacazette, Nicolas Pépé, Mesut Özil, Reiss Nelson, Eddie Nketiah e Gabriel Martinelli faccia così fatica a rendersi pericolosa?
La risposta risiede nel centrocampo, troppo male assortito e povero di idee per costruire occasioni da gol, figuriamoci per finalizzarle; dopo essere stati abituati per anni agli inserimenti in area dei tanti centrocampisti offensivi a disposizione di Arsène Wenger, improvvisamente ci ritroviamo senza opzioni: se un tempo c’erano Cesc Fábregas, Samir Nasri, Tomas Rosicky, Jack Wilshere e Aaron Ramsey - per citarne solo alcuni - adesso l’unico centrocampista capace di fiutare un’occasione da gol è Joe Willock, un ragazzino.

L’unico centrocampista, formalmente riconosciuto come tale dal sito della Premier League, ad aver segnato un gol in campionato è Lucas Torreira, ad oggi il più difensivo che abbiamo in rosa: zero gol per Mesut Özil, zero gol per Dani Ceballos, zero gol per Mattéo Guendouzi, zero gol per Granit Xhaka, zero gol per Joe Willock.

Nonostante la maniera di attaccare che Mikel Arteta sta cercando di mettere in opera, ovvero un 2-3-5 con i due terzini in posizione di ala, le due ali che si accentrano e il centravanti a fare da centro di gravità permanente, il nostro gioco attorno all’area di rigore manca di incisività e impeto, diventando spesso prevedibile.
Molto di questo insuccesso dipende dalla scarsa ispirazione di due elementi che invece dovrebbero essere fondamentali, ovvero Alexandre Lacazette e Mesut Özil: il primo non segna da tempo immemore, il secondo sembra aver perso quel millisecondo nell’esecuzione dei passaggi che rende telefonata ogni sua palla filtrante.

A preoccupare in questo senso è la mancanza di alternative, con Pierre-Emerick Aubameyang, Gabriel Martinelli e Eddie Nketiah incapaci di fare il lavoro sporco che il francese riesce ad assicurare: senza il gioco spalle alla porta di Alexandre Lacazette, infatti, gli inserimenti dei compagni di reparto non potrebbero passare altrettanto inosservati e il nostro gioco, già di per sé insipido, diverrebbe del tutto innocuo.
Stesso discorso vale per il trequartista tedesco, l’unico in rosa capace di trovare spazi utili tre le linee avversarie e fare da tramite tra la linea mediana e quella d’attacco e quindi rendere appena meno prevedibile la nostra manovra.

Come avrete già capito, le premesse non sono delle migliori e il lavoro di Mikel Arteta estremamente complesso, tuttavia restano aperti diversi spiragli: con il rientro di Bukayo Saka, Sead Kolašinac e Kieran Tierney, infatti, ritroveremo quella spinta sulle fasce che è tremendamente mancata a Turf Moor, una volta che il giovane esterno inglese è dovuto uscire dal campo; sulla corsia opposta, invece, non abbiamo ancora visto all’opera tutto il potenziale di Nicolas Pépé, un giocatore in grado di spostare gli equilibri di una partita con una sola giocata: come farlo rendere al meglio? In quale posizione schierarlo? Chi mettergli accanto? La chiave per farlo esplodere sta tutta qui e se per vedere il meglio dell’ivoriano dobbiamo sacrificare qualcuno dei nostri giocatori o cambiare modulo, così sia: a nemmeno 24 anni e con un contratto pluriennale appena firmato, Nicolas Pépé è il futuro della squadra e dal suo rendimento dipenderanno i nostri successi futuri - quindi Mikel Arteta non dovrebbe esitare.

Queste due settimane serviranno a Mikel Arteta per ricaricare le batterie fisiche e mentali dei nostri giocatori, per puntare ad un’improbabile striscia di vittorie consecutive che ci proietterebbe di nuovo in piena lotta per un posto in Europa - anche quella dei grandi.
Come mi è già capitato di ripetere più volte, le squadre davanti a noi sono talmente imprevedibili e mal costruite che nulla è precluso: dieci punti di ritardo possono sembrare un’eternità ma non lo sono, quando le squadre davanti vincono rispettivamente tre (Chelsea e Wolves), quattro (Manchester United) e cinque (Spurs, Sheffield United ed Everton) delle ultime dieci partite di campionato.

Date un’occhiata ai nostri prossimi sei incontri di campionato e ditemi se non è lecito sperarci.
Forse non è salutare, forse non è consigliabile, forse non è ragionevole ma almeno è lecito.

Nessun commento:

Posta un commento

I Vostri Commenti