lunedì 17 febbraio 2020


Finalmente, Gooners. Finalmente!
La vittoria per quattro a zero contro il Newcastle ha spuntato talmente tante caselline che vien da pensare che sia tutto risolto.

Nicolas Pépé decisivo; Alexandre Lacazette che torna al gol; Mesut Özil che si ricorda (e ci ricorda!) che giocatore sublime può ancora essere; la porta di Bernd Leno inviolata per la seconda partita di campionato consecutiva; Bukayo Saka che a diciotto anni sembra il figlio illegittimo di Paolo Maldini e Roberto Carlos; Dani Ceballos che prende il controllo delle operazioni a centrocampo e dimostra che, oltre a ruotare su sé stesso, può dirigere la squadra da una posizione molto più difensiva.

Nella vittoria di ieri sera c’è tutto per sedersi comodi e godersi il resto del campionato perché più nulla potrà mai fermarci.

N U L L A.

Nelle dodici partite che ci restano faremo 36 punti, la Premier League come riconoscimento al merito ce ne regalerà sei di bonus e quindi finiremo comodamente terzi, vista l’inevitabile decurtazione di dodici punti ai danni del Manchester City (cattivi, cattivi, cattivi!).
Segneremo una media di sei gol a partita e non solo non ne incasseremo più nemmeno uno ma Bernd Leno verrà dispensato dallo scendere in campo nelle ultime sei partite di campionato e denuncerà il Club e la Premier League per mobbing.
Jürgen Klopp, soggiogato dal nostro calcio spumeggiante e inarrestabile, implorerà Mikel Arteta di assumerlo come assistente e chiederà ufficialmente alla Premier League di eleggerci campioni 2019/20 honoris causa.
In tutto questo Unai Emery non mancherà di sottolineare a France Football quanto il suo lavoro per rendere l’Arsenal il migliore Club al mondo stia finalmente pagando.

Oppure, anche se lo scenario mi sembra improbabile, domenica prossima faremo ancora una fatica bestiale a creare occasioni da gol nitide e faticheremo ad avere la meglio sull’Everton di Ancelotti, due posizioni più in alto in classifica.

A meno di non archiviare questa bellissima vittoria come la giusta ricompensa dopo mesi di sfighe epocali, domenica prossima ci ritroveremo al punto di partenza o quanto meno al pomeriggio di due due settimane fa a Turf Moor, quando il Burnley e i suoi palloni lunghi ci hanno quasi stesi.
Quella di ieri sera infatti è la settima vittoria in ventisei partite di campionato, appena due in più rispetto all’Aston Villa penultimo in classifica e cinque in meno del Chelsea, attualmente quarto e con una partita ancora da giocare.

Non succederà certo così spesso di segnare quattro gol in un tempo, a prescindere dall’avversario di turno, e non succederà così spesso che tutto si allinei in maniera così perfetta - quindi non facciamoci troppo l’abitudine; ciò a cui possiamo fare l’abitudine, invece, è la forza di questo gruppo e la rabbia feroce che Mikel Arteta sembra riuscire a trasmettere ad ogni singolo giocatore - come testimoniano le prestazioni di Mesut Özil, Nicolas Pépé e Dani Ceballos, uno che sembrava finito in naftalina.

Non credo sia un caso che Mikel Arteta abbia deciso di parlare in maniera così aperta del comportamento dei singoli, a partire dallo stesso centrocampista spagnolo, Eddie Nketiah e Mattéo Guendouzi: di Dani Ceballos ha detto che “ha avuto qualche problema comportamentale in passato ma è cambiato e si è allenato come un animale”, del giovane attaccante ha sottolineato come si è “allenato in modo fenomenale”; quando interrogato sull’assenza di Mattéo Guendouzi dalla lista dei convocati, il basco non ha esitato a confermare che “altri si sono allenati e si sono comportati in maniera migliore”.

Il messaggio è limpido: senza una dedizione totale, quasi patologica, il campo resterà un miraggio.

A differenza di quanto succedeva con Unai Emery, che troppo spesso è dovuto tornare sui suoi passi, alle parole di Mikel Arteta sembrano seguire sempre i fatti.

Questo possiamo godercelo, senza controindicazioni.

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