venerdì 21 febbraio 2020


Ci sono vittorie schiaccianti, vittorie rubate, vittorie sofferte e poi ci sono vittorie che possiamo definire professionali.
Delle prime ne abbiamo viste poche negli ultimi mesi, delle seconde altrettanto, delle terze fin troppe, mentre delle ultime - quelle che di solito sono accompagnate da commenti tipo “è così che fanno le grandi squadre” o “le squadre vincenti si vedono in occasioni come queste” - non ne ricordo alcuna, da tempo immemore.

Per questo il modo in cui abbiamo espugnato lo stadio dell’Olympiacos è stato ancora più impressionante e soddisfacente; al netto di un inizio difficile, ampiamente prevedibile visto il contesto, abbiamo tenuto in mano la partita dall’inizio alla fine e corso pochissimi pericoli su un campo molto più duro di quanto la qualità dell’avversario suggerisca: prima di noi, solo il Bayern Monaco era riuscito a vincere al Geōrgios Karaiskakīs e nessuno ne era uscito con la porta inviolata.
Non dimentichiamo che lo abbiamo fatto senza i nostri due giocatori più creativi - Mesut Özil e Nicolas Pépé - e che la formazione mandata in campo da Mikel Arteta includeva quattro giocatori U21, uno dei quali è risultato nuovamente decisivo.

C’è ancora tanto lavoro da fare a livello offensivo, con la manovra apparsa troppo macchinosa e prevedibile, ma se confrontiamo questa prestazione con una qualsiasi delle trasferte affrontate negli ultimi diciotto mesi, la differenza è abissale.
Non parlo tanto di risultati ma piuttosto di autorità e modo di stare in campo: non siamo più la squadra arrogante che prova ad imporre il proprio gioco ovunque e comunque, anche quando non ne ha le capacità, e non siamo più nemmeno il gruppo di giocatori terrorizzato e rinchiuso nella propria metà campo ad aspettare l’inevitabile, ineluttabile sconfitta.
Un anno fa, circa, abbiamo perso uno a zero a casa del BATE Borisov, squadra ferma da oltre un mese a causa della sosta invernale; oggi, abbiamo vinto in maniera cinica e matura a casa dell’Olympiacos imbattuto in campionato e più che ostico per ogni avversario arrivato ad Atene.

Torniamo dalla Grecia con un buon vantaggio in chiave qualificazione e soprattutto con il terzo clean-sheet consecutivo - il quinto nelle ultime nove uscite stagionali - e la sensazione che questa squadra non sia più tanto facile da battere, come succedeva invece fino a non troppo tempo fa.
C’è un’idea di gioco anche in fase di non possesso palla che non sia semplicemente arroccarsi sulla trequarti e sperare; c’è una volontà di applicare certi meccanismi difensivi e soprattutto la certezza della non-negoziabilità di certi valori - senza i quali non si scende in campo.

Ammetto che Mikel Arteta mi ha sorpreso per l’attenzione e la dedizione che ha messo e sta ancora mettendo per rendere la difesa più solida e più affidabile; è un percorso ancora lungo ma le prestazioni sono incoraggianti.
Non molto tempo da Gary Neville aveva sostanzialmente assolto Unai Emery perché “giocatori come David Luiz, Shkodran Mustafi e Sokratis non sono allenabili”, Mikel Arteta sta dimostrando esattamente il contrario.

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